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Contrapposizione tra lavoratori sammarinesi e frontalieri? No a strumentalizzazioni politiche

da Redazione

Non serve alimentare contrapposizioni tra sammarinesi e frontalieri

SAN MARINO – Ci risiamo: il vecchio ritornello ascoltato mille volte, “via i frontalieri per lasciare posto ai sammarinesi”, è tornato ad essere uno dei cavalli di battaglia di questa tornata elettorale. A riproporlo per l’ennesima volta ci ha pensato il movimento 3.0, che non ha mancato di tornare ad agitare la paura che i frontalieri possano togliere lavoro ai sammarinesi.

Ma questa è una mistificazione della realtà: i lavoratori frontalieri sono venuti a San Marino perché sono stati chiamati dalle aziende, a ricoprire ruoli essenziali per la nostra economia. Hanno portato ricchezza al nostro paese contribuendo alla crescita economica di San Marino e dei territori dove vivono.

I canali privilegiati per dare prioritariamente occupazione ai cittadini sammarinesi e residenti, esistono già da molti anni: sono sanciti dalle leggi e dai contratti. Se poi queste norme non vengono rispettate, sia in entrata che in uscita, è per responsabilità soprattutto delle aziende, che spesso tendono ad assumere o mantenere nel posto di lavoro chi non ha diritto.

Nella pratica, i frontalieri sono spesso preferiti dalle imprese perché meno protetti sul piano dei diritti e più facilmente ricattabili, tant’è vero che da alcuni anni si è concluso il percorso di stabilizzazione e quindi sono tornati a lavorare in condizioni di precarietà, con il contratto a tempo determinato rinnovato anno per anno. Per non parlare dei balzelli che il Governo ha imposto loro da due anni con la vergognosa tassa etnica, che non ha precedenti in nessuna parte del mondo civile.

Superare queste inaccettabili discriminazioni di cui sono vittime i frontalieri, significa riportare un quadro di diritto e legalità nel mondo del lavoro, ridando dignità ai frontalieri, e facendo in modo che non debbano essere proprio le loro condizioni di minore tutela a rappresentare un incentivo ad assumerli, in barba alle leggi, a discapito dei sammarinesi.

Per rimettere in moto l’economia non serve alimentare sentimenti di contrapposizione tra sammarinesi e frontalieri. Occorre fare piena pulizia nell’economia allontanando e perseguendo coloro che si sono collusi con la criminalità organizzata, e tornare ad investire nell’economia reale, quella basata sul lavoro e sulla produzione, e non certo percorrendo scorciatoie finalizzate al guadagno facile, come le case da gioco, le coltivazioni di droghe leggere e le case chiuse, attraverso lo sfruttamento della prostituzione.

Occorre un progetto di sviluppo per favorire l’economia reale e la produzione di beni e servizi di qualità, che sappia occupare i nostri giovani che hanno raggiunto elevate scolarizzazioni o che hanno maturato importanti esperienze professionali in varie parti del mondo.

Pur nella differenza di opinioni su quelle che possono essere le soluzioni alla nostra economia sofferente, chiediamo a tutte le forze politiche, compreso il movimento 3.0, uno sforzo di serietà; quello che si dice deve essere credibile, e va sempre messa al centro la dignità delle persone.

Dignità di cui non vediamo traccia in proposte come, ad esempio, lo sfruttamento della persona attraverso la promozione di attività di prostituzione. Non sono certo queste le scelte che possono far evolvere sul piano della dignità, della civiltà e della cultura un popolo; rappresentano invece l’ennesima via per cercare il guadagno facile e le posizioni di rendita. Un vizio che per troppo tempo ha contraddistinto il nostro paese, e che ha portato peraltro la criminalità organizzata ad infiltrarsi profondamente nel nostro tessuto economico, conducendolo ad un declino che al momento appare inarrestabile.

CSdL

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