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Felici e Merlini: Referendum per un contratto ‘di sistema’ che difende l’occupazione

da Redazione

Via al ciclo di assemblee indette dal sindacato per l’illustrazione e l’eventuale approvazione del contratto industria. Oltre 6 mila lavoratori dovranno decidere il proprio futuro. Intervista doppia di Fixing a Enzo Merlini e Giorgio Felici, Segretari della FLI-CSU. Che si tolgono qualche sassolino dalle scarpe…

di Loris Pironi

 

SAN MARINO – È cominciato il ciclo di assemblee indette dal sindacato per l’illustrazione e l’eventuale approvazione del contratto industria. Sarà un vero e proprio tour de force, con oltre 120 assemblee. Poi, una volta consumato il rito del referendum tra i lavoratori indetto dalla Centrale Sindacale Unitaria. il documento (frutto di una contrattazione serrata e di un lavoro a dir poco lunghissimo che ha coinvolto la CSU e ANIS) ovviamente a fronte di un voto favorevole, diventerà vigente a tutti gli effetti.

Intanto, sul fronte sindacale, due passaggi importanti sono stati completati: il via libera da parte del Direttivo della CSU prima e poi anche il voto favorevole dei Delegati della Federazione Industria, che hanno detto sì con il 61% dei voti al contratto.

“Poiché sono cadute le famose peculiarità di San Marino, segreto bancario, società anonime eccetera, non possiamo che fare sistema”, afferma a Fixing Giorgio Felici, Segretario confederale per l’industria della Cdls. “E questo è proprio un contratto ‘di sistema’, che vuole mettere a disposizione delle imprese gli indispensabili strumenti per rispondere alle esigenze dei mercati e offre ai lavoratori e ai delegati sindacali la possibilità di una maggiore partecipazione ai processi di cambiamento che le imprese devono affrontare. A nostro avviso, il coraggio che dobbiamo dimostrare fino in fondo in questa fase, e che per inciso la politica non riesce a tirar fuori, sta nel fatto che dentro i luoghi di lavoro le cose cambiano e rispetto a questi cambiamenti si cerca di dare risposte. Per le quali servono strumenti, e tra questi c’è anche il contratto industria che abbiamo sottoscritto lo scorso 27 luglio. Il contratto serve a difendere l’occupazione e ad aprire la strada a nuovi investimenti e a nuovi processi produttivi, di cui il Paese ha assolutamente bisogno”.

Enzo Merlini, Segretario della Fuli, la Federazione Industria della Csdl, rilancia: “Si tratta di un accordo che, di fatto, fotografa fedelmente la realtà esistente a San Marino. Parliamoci chiaro: quando oggi ai lavoratori viene chiesto di fare straordinari, o di adeguarsi a esigenze di flessibilità, come possono rifiutarsi? Fino ad oggi a questa disponibilità non veniva ricambiata sul piano economico, basti pensare che il contratto è scaduto nel 2008, con il contratto invece ogni richiesta porta a contropartite economiche”.

Dicevamo che il contratto industria ha passato lo scoglio della votazione dei delegati della FLI-CSU. I detrattori, che peraltro non si sono mai seduti al tavolo della trattativa, sostengono che si tratta di una vittoria ‘risicata’ (il 61% dei sì).

“Per forza c’è più dibattito – sbotta Merlini – questa volta si vota un rinnovo che apporta diverse novità e non solo aumenti contrattuali, dunque è normale una dialettica interna”. “I delegati – aggiunge Felici – hanno votato in questo modo sia relativamente ai lavoratori che rappresentano per i singoli settori, sia per la propria posizione personale. Si tratta di una procedura consolidata e assolutamente democratica, sfido chiunque a dire il contrario”.

E a proposito, c’è qualche altro sassolino che Enzo Merlini si vuole togliere. Il primo riguarda la rappresentatività.

“Negli ultimi anni abbiamo avuto diversi incontri istituzionali in merito alla questione della rappresentatività. Tutte le parti sociali, associazioni, sindacati, hanno sostenuto il principio che i contratti vanno sottoscritti da associazioni rappresentative. Oggi CSU e ANIS hanno messo nero su bianco una possibile soluzione (in allegato al contratto, potete leggere l’approfondimento CLICCANDO QUI, ndr) di cui il legislatore può tenere conto: si tratta di un accordo bilaterale su un tema estremamente attuale su cui c’è convergenza. Fondamentalmente diciamo che tutte le associazioni hanno il diritto di partecipare agli accordi. Se tutti quanti dicono il vero sui propri numeri (ogni riferimento a Osla e Usl è puramente voluto, ndr) non ci dovrebbe essere problema per nessuno…”.

Con parole diverse, Merlini e Felici evidenziano poi l’importanza di non aver abbandonato la retta via del contratto unico anziché perdersi nel dedalo dei contratti aziendali: “È un valore essenziale”, dicono entrambi.

Il secondo sassolino è una risposta a chi da settimane cerca di delegittimare il lavoro portato a termine.

“Non mi presto alle polemiche, dico solo che sono tre anni che ciclicamente provavamo a riallacciare un rapporto con ANIS per giungere alla firma del contratto. In tutto questo tempo dove erano quelli che oggi criticano l’accordo? Oggi le affermazioni dei vari detrattori, peraltro mai argomentate, sono incomprensibili e dimostrano che o non hanno letto il contratto, oppure non lo hanno capito. E se lo hanno letto e capito allora significa che l’unico loro interesse è delegittimare il lavoro degli altri”.

Orari e flessibilità: sono questi i punti che verranno maggiormente dibattuti nelle assemblee.

“Intanto diciamo che le famose 39 ore – spiega Giorgio Felici – sono un’opzione, non la norma, e per tutti gli altri, la maggior parte, non cambierà nulla. Si tratta di un’opzione che verrà remunerata in maniera significativa (il 4% in più in busta paga, che si aggiunge agli altri aumenti stabiliti, ndr). Peraltro è legato in maniera inscindibile alla parte economica, a garanzia degli stipendi dei lavoratori. Fermo restando che non ci aspettiamo una fuga verso questa soluzione, il concetto a cui ci siamo ispirati è che più produttività deve equivalere a stipendi più alti. Che è una regola globalmente accettata”.

Per quello che riguarda la flessibilità, Enzo Merlini conclude: “Non ha senso fare periodi di straordinario e poi altri periodi di cassa integrazione- Peraltro il fondo CIG è stato messo in grande difficoltà da questa crisi prolungata, e la flessibilità serve proprio a limitare il ricorso alla cassa integrazione e dunque a dare aria al fondo. Anche perché se va in sofferenza sono le imprese e i lavoratori che devono intervenire”.

 

 

FOCUS: IL NUOVO CONTRATTO INDUSTRIA

 

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