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Il Maestro… e il Maestro. Intervista doppia a Ludovico Einaudi e Paolo Fresu

da Redazione

einaudi-fresu 2Sorridenti, con quel sorriso di chi sa di aver donato un sogno. Si presentano così, Ludovico Einaudi e Paolo Fresu, intervistati da San Marino Fixing. Aspettando il nuovo lavoro in studio di Einaudi, previsto per il 2013.

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di Alessandro Carli

 

RIMINI – Sorridenti, con quel sorriso di chi sa di aver donato un sogno. Si presentano così, Ludovico Einaudi e Paolo Fresu, con le mani che ancora fanno musica, e negli occhi lo splendore del panorama che si vede dal palco del Verucchio festival. Si presentano così, Ludovico Einaudi e Paolo Fresu. E la Rocca romagnola è pronta ad accogliere le loro parole. “Sto lavorando a un nuovo cd, che uscirà all’inizio del 2013 – ha raccontato Ludovico Einaudi -. Dopo il lancio, inizierà il tour. Ho già prenotato Federico Mecozzi (il giovane violinista verucchiese che ha suonato assieme al maestro alla Royal Albert Hall di Londra nel marzo del 2010, ndr). Il lavoro sulle nuove tracce è in progress, e non posso anticipare niente. Le idee saranno più chiare e limpide a settembre”. Per Paolo Fresu, che si era già esibito a Verucchio cinque anni fa, “i luoghi sono l’alter ego della musica. Se il luogo è bello, la musica diventa più bella e il musicista sta bene. La magia dei paesaggi entra nelle esecuzioni”.

 

LUDOVICO EINAUDI

Einaudi, nel cartellone del Verucchio festival 2012, anche uno spettacolo di teatro.
“Era un po’ di tempo che pensavo a qualche nuovo innesto, a qualche spettacolo diverso dalla musica. A me interessano i linguaggi con cui l’arte si compie, parla. Si racconta. Ed emoziona. La scelta di Marco Paolini e del suo ‘Uomini e cani’ si inserisce in questo percorso (lo spettacolo, tratto da Jack London, è accompagnato dalla chitarra di Lorenzo Monguzzi, ndr). Non credo ci sia una netta separazione tra il teatro e la musica: il teatro, nel suo essere rappresentazione, possiede con grande frequenza alcune parti musicali. Per definire la programmazione del Verucchio festival 2012 ho cercato di scegliere la qualità secondo il mio gusto personale e la mia visione”.
Il concerto che ha eseguito assieme a Paolo Fresu in chiusura della rassegna diventerà un cd?
“Stiamo registrando alcuni concerti. Serata dopo serata, l’esecuzione cresce, matura. La musica, secondo me, non ha confini. A fine concerto restano un po’ di interrogativi: cosa abbiamo fatto? Cosa non abbiamo fatto completamente? Non ne parliamo mai”.
Sta pensando a un nuovo album da studio?
“Sto lavorando a un nuovo cd, che uscirà all’inizio del 2013. Dopo il lancio, inizierà il tour. Ho già prenotato Federico Mecozzi (il giovane violinista verucchiese che ha suonato assieme al maestro alla Royal Albert Hall di Londra nel marzo del 2010, ndr). Il lavoro sulle nuove tracce è in progress, e non posso anticipare niente. Le idee saranno più chiare e limpide a settembre”.
Nell’album “I giorni” c’è un brano semplicemente meraviglioso, intitolato “I due fiumi”. Si incontrano o vivono separati per sempre?
“Musicalmente, i due fiumi si sfiorano, si toccano in alcuni punti, poi si allontanano per incontrarsi di nuovo”.
Cosa vede quando sale sul palco di Verucchio?
“Verucchio è uno dei luoghi del cuore. Dal palco scorgo la chiesa, che annuncia la melodia. Vedo le luci lontane, il paesaggio incantevole, la natura. Le suggestioni si moltiplicano”.
Qual è la sua idea di festival?
“Ho molta stima per la rassegna che Paolo Fresu cura da tempo in Sardegna: dentro al suo lavoro, vedo un disegno ricco e completo. Il festival di Verucchio sta crescendo. In futuro, vorrei valorizzare maggiormente la Rocca, uno spazio particolare forse un po’ trascurato in passato. Un luogo dove possono essere presentate proposte nuove, particolari, originali, non necessariamente conosciute. Vorrei intensificare le attività con molte più idee. Vorrei anche scrivere e disegnare di più il Festival, cercare artisti e musicisti in giro per il mondo, di nicchia, che sanno creare un dialogo importante”.
L’album “Le onde” è ispirato a Virginia Woolf. Che rapporto ha con la letteratura?
“In qualche modo cerco sempre un’ispirazione che poi si rifletta nella mia musica. Mi piacciono i romanzi un po’ filosofici. ‘Le onde’ di Virginia Woolf è un romanzo molto sui generis che mi intrigava perché ha dei corsivi che raccontano la veduta di un paesaggio marino dall’inizio della giornata con il sole del mattino e poi ogni volta, ritornando, con una luce diversa. C’è un’evoluzione del tempo, del giorno, e il romanzo finisce con questa stessa visione nel buio della notte. Mi piacciono i romanzi che mi fanno pensare, che mi lasciano qualche cosa dentro che in qualche modo sedimenta, qualche cosa di creativo”.
Lei spesso firma le colonne sonore dei film.
“Se il progetto mi piace, lavoro sulla musica. In questo periodo, anche per l’impegno che sto dedicando al nuovo album, sto chiudendo parte dei progetti meno interessanti. Preferisco fare qualche scelta”.    


PAOLO FRESU
Sul palco assieme a Ludovico Einaudi, per il concerto di chiusura del Verucchio festival 2012, Paolo Fresu.
Dove nasce questo vostro dialogo?
“Abbiamo ripreso un progetto del 2006, che ci ha visti salire sul palco insieme. Eravamo a Roma. Poi, tre anni fa, abbiamo fatto una piccola tournée: date sporadiche, a Bologna, in Sardegna, eccetera. Nel 2012 abbiamo preventivato un tour a spot: otto concerti in un mese. Abbiamo scelto luoghi molto preziosi, rari”.
Ogni esibizione si differenzia da quella precedente, e da quella successiva.
“Certamente. Alcune sere sono scandite dal silenzio, da un lavoro di ascolto. Dalla concezione del condivisione del suono: ogni nota suggerisce all’altro un percorso, un sussurro. Il ricordo che ho di Verucchio è delicato, molto bello. Mi ero esibito al Festival cinque anni fa”.
Che rapporto vive tra la musica e il luogo che la ospita?
“I luoghi sono l’alter ego della musica. Se il luogo è bello, la musica diventa più bella e il musicista sta bene. La magia dei paesaggi entra nelle esecuzioni”.
Cos’è, secondo lei, un Festival? Lei è il fondatore di “Time in Jazz”, che si tiene ogni anno a Berchidda, in Sardegna.
“E’ una cosa serissima. Molti festival non sono festival. E’ un evento che possiede diverse sfaccettature, che accoglie accadimenti differenti. Un festival scaturisce e traccia un percorso, che il pubblico segue e percorre. Quando giri il mondo, ti rendi conto che alcune rassegne sono di altissimo livello. Un festival, secondo me, deve avere un’anima, altrimenti diventa una semplice e mera vetrina. A Verucchio, quest’anima, si respira”.

 

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