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Elezioni a San Marino: ecco cosa prevede la legge elettorale

da Redazione

La legge elettorale sammarinese prevede un sistema elettorale proporzionale a collegio unico. Si tratta di un meccanismo anomalo e per certi versi complesso. Ecco come funziona, tra sbarramento e premio di stabilità. Stavolta ci sarà il secondo turno?

SAN MARINO – La legge elettorale sammarinese prevede un sistema elettorale proporzionale a collegio unico, ovvero a ciascuna lista viene assegnato un numero di seggi corrispondente in proporzione ai voti ottenuti dalla lista stessa. Per fare fronte al problema che ha attanagliato la politica sammarinese nel decennio precedente – una crisi di governo l’anno, in media, scusate se è poco – diversi correttivi sono stati introdotti con la legge qualificata del 2007 e con la successiva legge qualificata di modifica e integrazione dell’anno successivo.
Innanzitutto le forze politiche sono chiamate a dichiarare, prima del voto, il proprio programma e con quali alleati si propongono di governare. La legge offre comunque la possibilità alle liste di non coalizzarsi, ma la formazione di coalizioni è favorita dalla legge. Va da se che una lista che corre “da sola”, a meno che non raggiunga la maggioranza assoluta dei voti – inverosimile – sarà all’opposizione.
La riforma prevede inoltre l’assegnazione alla lista o coalizione proclamata vincente un “premio di stabilità”, ovvero assegna ai vincitori della tornata elettorale un numero di seggi aggiuntivi fino ad arrivare al totale di 35 consiglieri (su 60), come viene specificato dall’art. 7 della legge elettorale del 2008. Non tutti sanno che la legge elettorale sammarinese prevede un doppio turno. Si va al ballottaggio qualora non ci sia una lista o coalizione in grado di raggiungere, da sola, il numero minimo di voti validi per assicurarsi almeno trenta dei sessanta consiglieri. Nelle ultime elezioni le coalizioni in campo erano solamente due, dunque non c’è stato bisogno di andare al secondo turno. L’ipotesi ballottaggio è invece molto più probabile per le elezioni di novembre. Con il primo turno viene stabilito quali partiti hanno ottenuto preferenze sufficienti per entrare in Consiglio e la consistenza dei partiti all’interno del Consiglio stesso, oltre alla già citata eventuale vittoria diretta da parte di una lista o coalizione. Il ballottaggio vede invece contrapposte solo le due formazioni che hanno raccolto il maggior numero di voti al primo turno, per stabilire chi costituirà la maggioranza di governo chiamata  a guidare il Paese per i prossimi 5 anni.

 

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Sbarramento
Non tutti possono entrare in Consiglio Grande e Generale. Contro la frammentazione politica, per tradizione l’altro grande problema istituzionale del Titano, è stato istituito uno sbarramento che può arrivare sino al 3,5% dei voti di lista, a seconda del numero di liste scese in campo. Ciascuna lista è ammessa alla distribuzione dei seggi se ottiene una cifra elettorale di lista pari o superiore allo 0,4% moltiplicato per il numero di liste partecipanti del numero totale dei voti validi. Il che non è una sciocchezza: alle elezioni del 2008 con uno sbarramento non altissimo (il 2,8%) per entrare in Consiglio servì totalizzare quasi 600 voti.


Presentazione liste
Anche qui non è tutto scontato. Non bastano i classici quattro amici al bar per presentarsi alle elezioni. L’art. 6 della Legge Qualificata 11 maggio 2007 n. 1 specifica che le liste dei candidati devono essere presentate da almeno 90 elettori-presentatori con firma autenticata. Ciascun elettore non può sottoscrivere più di una lista di candidati e i candidati stessi non possono essere anche sottoscrittori. Ciascuna lista deve infine avere un numero minimo di 12 e massimo di 60 candidati, con un terzo dei posti riservato alle quote rosa (o alle quota azzurre, in caso di predominanza femminile, ma la specifica qui è quasi superflua).


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