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Blackout sul Gange. E l’India rallenta

da Redazione

Infrastrutture allo sbando nell’intero subcontinente. BRIC: ultima nazione per investimenti diretti esteri.

 

di Saverio Mercadante

 

All’inizio della scorsa settimana mezza Delhi era rimasta senza luce. Qualche maligno giornalista del quotidiano Hindu aveva scritto che forse era stato un gatto bagnato a provocare l’incidente. Era stato ritrovato morto per elettroshock dentro gli impianti. Nella notte tra sabato e domenica nemmeno ventiquattromila gatti bagnati in fila per sei con resto di uno avrebbero potuto provocare il più gigantesco blackout della storia recente dell’India. Senza elettricità 360 milioni di persone: l’intera capitale New Delhi, l’Uttar Pradesh, il Rajasthan, il Punjab, il Kashimir. Una popolazione grande come l’intera Unione Europea. La rete elettrica del nord, la Northern Grid, morta. Devastato il sistema dei trasporti del Nord dell’India: più di duecento i treni fermi, a Delhi traffico impazzito, semafori spenti, metropolitana bloccata. Anche le abitazioni private, gli uffici e i servizi pubblici sono stati colpiti da un blackout totale: niente aria condizionata, niente luce, niente telefoni. Mentre andiamo in stampa, altro blackout che ha coinvolto 600 milioni di persone e 22 Stati. Sembra, questa tempesta perfetta, vissuta dagli stessi indiani come un fatto ineluttabile, il segno della grande contraddizione indiana. I blackout, anche se non in queste dimensioni, sono molto frequenti in India. Lo sviluppo delle grandi infrastrutture, frenate dalla dannata e corrotta burocrazia indiana, la peggiore del miracolo economico orientale, sono il macigno che più pesa sul futuro dell’India. Il progetto governativo di immettere 3 trilioni di dollari USA per modernizzare le infrastrutture nel corso dei prossimi cinque anni è stato abbandonato. L’India ha rallentato molto la sua crescita tumultuosa: Nel primo trimestre del 2011 cresceva al + 9,2% ora nel primo trimestre del 2012 è ferma al + 5,2%. Sarebbero numeri enormi per la disastrata economia europea, sono un segnale di sventura per il subcontinente indiano.

Secondo il FMI, l’India dovrebbe crescere nel 2012 del 6,9 per cento, una cifra molto inferiore alle stime precedenti che parlavano di otto per cento. L’inflazione in questo giugno del 2012 è al +7,25% contro il 5% programmata dalla Banca Centrale.

La svalutazione della rupia è del 20% nei confronti del dollaro. Sottola soglia della povertà, 1,25 dollari al giorno, ci sono il 32,7% degli indiani. Il deficit commerciale è di 10,9 miliardi di euro. Tra le cause del blackout ci sarebbe l’assenza di piogge monsoniche che alimentano le dighe idroelettriche. I contadini hanno pompato più acqua del solito utilizzando elettricità e il caldo feroce avrebbe causato un utilizzo più frequente di aria condizionata in tutte le zone urbane. Sta di fatto che il rischio siccità è enormemente aumentato. Il 63% del territorio indiano ha registrato precipitazioni inferiori alla media nel 2012. Il calo della produzione agricola, impegna la metà della forza lavoro indiana, è dovuto a infrastrutture e trasporti inefficienti ma anche all’ostilità del mercato indiano agli investimenti stranieri. A soffrire del calo della produzione agricola sarebbero soprattutto i più poveri, se consideriamo che circa la metà dei bambini indiani sotto i 5 anni soffre di malnutrizione. Nella classifica degli investimenti diretti stranieri nel 2011 l’India è ultima tra i paesi del BRIC: 101 miliardi di dollari la Cina, 55 miliardi di dollari il Brasile, 43 miliardi di dollari la Russia e solo 26,1 miliardi di dollari l’India. L’India negli ultimi tempi ha bloccato o comunque scoraggiato diversi investimenti stranieri, sono recenti le resistenze contro Wal-Mart per l’ingresso nel commercio al dettaglio indiano. Il governo vorrebbe porre una tassazione retroattiva alle imprese straniere a seconda dei loro guadagni. Lo Stato controlla in maniera inefficiente il business del carbone e i suoi prezzi. Insomma, secondo un’analisi del New York Times, che ha affermato che la crisi indiana sarebbe molto più preoccupante di quella europea, il mercato indiano avrebbe bisogno di più liberalizzazioni. Ma permane lo scoglio enorme dell’opposizione popolare. L’India, in soprappiù, ha una delle legislazioni più inefficienti al mondo, come dimostrano anche alcuni dati della Banca Mondiale.

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