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San Marino, amianto: provvedimenti tecnici e sanitari

da Redazione

Sul Titano è in vigore la Legge 94/2005, che prevede anche le disposizioni in materia di bonifica e smaltimento e individua i soggetti come i proprietari di immobili.

 

di Riccardo Guerra

 

L’amianto o asbesto è un minerale con struttura fibrosa potenzialmente pericoloso per la salute non solo dei lavoratori ma anche della popolazione generale, visto e considerato che per le sue caratteristiche come la resistenza al calore ed il basso costo di lavorazione, è stato impiegato in numerosi campi sia in forma compatta che friabile, in particolar modo nell’industria e nell’edilizia. L’uso più massiccio dell’amianto in forma compatta è avvenuto in edilizia, soprattutto a partire dai primi anni 60 come cemento-amianto altrimenti noto come eternit. Nella Repubblica di San Marino è in vigore la Legge 28 giugno 2005 numero 94 “Norme relative alla utilizzazione, bonifica e smaltimento dell’amianto”, la quale vieta la commercializzazione, la produzione e l’utilizzazione di amianto e materiale contenente amianto; prevede le disposizioni in materia di bonifica e smaltimento; individua i soggetti come i proprietari di immobili; le ditte incaricate alla bonifica con i rispettivi obblighi, per alcuni dei quali il mancato adempimento comporta provvedimenti sanzionatori. La legge pur vietando l’utilizzo di materiale contenente amianto, come l’eternit, per la costruzione di nuove strutture non impone l’obbligo di rimozione per le strutture già esistenti prima dell’entrata in vigore della Legge numero 94 del 2005 se non in particolari condizioni.

Sono previsti altresì alcuni obblighi: la segnalazione di materiale contenente amianto entro i 180 giorni dall’entrata in vigore della legge e l’invio del piano di controllo e manutenzione entro i 30 giorni successivi alla Commissione Tutela Ambientale da parte dei proprietari degli immobili con destinazione collettiva; l’obbligo per i proprietari di immobili ad uso privato di segnalare alla stessa Commissione i dati relativi alla presenza di materiale contenente amianto e le misure di controllo che intendono adottare entro i 240 giorni dall’entrata in vigore della legge.

La presenza di manufatti in cemento-amianto non costituisce di per sé rischio per la salute dei lavoratori e dei cittadini, in quanto il rischio dipende dalla probabilità di una dispersione di fibre di amianto nell’ambiente.

La probabilità della cessione di fibre è a sua volta connessa alla perdita di compattezza del manufatto che si realizza per una lunga esposizione agli agenti atmosferici e/o per danneggiamento ad opera dell’uomo. Se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso, è improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre. Nel caso in cui sussista il rischio di dispersione di fibre di amianto nell’ambiente, il proprietario deve porre in atto misure di bonifica. Le ditte incaricate a svolgere tali operazioni devono essere iscritte nell’apposito Albo, previa autorizzazione della Commissione Tutela Ambientale.

Per bonifica si intende non solo la rimozione, ma anche l’incapsulamento ed il confinamento. La rimozione consiste nella eliminazione del materiale contenente amianto e sostituzione dello stesso con nuovo materiale. L’incapsulamento consiste nel trattamento dell’amianto con prodotti tali da costituire una pellicola di protezione sulla superficie esposta.

Per confinamento si intende l’installazione di una barriera a tenuta che separi l’amianto dall’ambiente circostante.

Per la realizzazione di operazioni di bonifica è d’obbligo rivolgersi alle ditte specializzate ed è vietato eseguire bonifiche “fai da te”.

 

N.B. In seguito alle abbondanti nevicate verificatesi nel mese di febbraio, numerosi tetti con coperture in cemento-amianto sono crollati, determinando uno stato di emergenza nella gestione della tutela della salute della popolazione e la richiesta dei interventi di bonifica. Vista la particolarità dell’evento in un prossimo numero sarà approfondito l’argomento.

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