Home FixingFixing San Marino, e-commerce: è facile cadere nella Rete

San Marino, e-commerce: è facile cadere nella Rete

da Redazione

Le potenzialità, i rischi e gli ostacoli delle vendite online. Carte di credito: il Titano non ha un circuito prioritario. E Paypal…

 

di Alessandro Carli

 

Al passo con i tempi (della crisi). Come già lanciato sulle pagine di San Marino Fixing, la Repubblica di San Marino sta normando il commercio elettronico: la “Legge sull’uso delle comunicazioni elettroniche e dell’e-commerce”, ha infatti ricevuto il via libera dal Congresso di Stato ed è stata approvata in prima lettura dal Consiglio Grande e Generale. Una normativa (scaricabile sul sito internet www.sanmarinofixing.com) che rappresenta un nuovo orizzonte per il commercio del Titano. E che, come vedremo, non risolve del tutto i problemi atavici di chi vende e acquista online. Chiaramente, l’adozione di una legge ad hoc è un fattore strategico per un micro-Stato come San Marino: le aziende del territorio – specie quelle di nicchia – che hanno deciso di aprirsi all’e-commerce stanno registrando ottimi risultati. Eppure, come detto, ci sono zone d’ombra e potenziali leve non ancora azionate.

Ieri come oggi infatti – nonostante siano cambiati i canali scelti dai clienti per accedere a un prodotto (sino a una manciata di anni fa nove ricerche su dieci avvenivamo attraverso google, oggi invece si passa anche attraverso i social media) – i veri problemi sono principalmente due: uno di carattere tecnico, e che si estende anche oltre i confini dello Stato e che riguarda il continuo aggiornamento delle vetrine, e il secondo che riguarda le modalità dei pagamenti.

Sul primo punto, rimandiamo al box a pagina 11, con l’intervista a Marco Baroni, direttore dei servizi web di Titanka. Sul secondo e più stringente punto, entriamo nei dettagli.

Proponendo qualche esempio concreto. Il commercio tra l’Italia e San Marino, sia in entrata che in uscita, non evidenzia particolari problemi. Esiste una tariffa unica per l’Italia e, qualche volta, lievemente più alta per le isole. In questo senso, è in vigore una tabella ben specifica, che fa luce sui prezzi per i singoli Stati europei. I quesiti nascono quando si ha a che fare con gli Stati Uniti d’America: oltre al trasporto, vengono aggiunti i costi di sdoganamento dei prodotti. Che spesso hanno prezzi elevatissimi. Proprio nel caso specifico degli USA, la Repubblica di San Marino, essendo uno Stato extra-Ue, deve affrontare una serie di spese doganali aggiuntive rispetto all’Italia. Altro ostacolo per chi fa commercio online a San Marino è il pagamento. Sul Titano – anche dopo la legge sull’e-commerce – esiste il limite per le transizioni legate alle carte di credito: il Monte infatti non ha un circuito di pagamento online prioritario. In soldoni, le banche sammarinesi devono appoggiarsi ad alcuni circuiti italiani. Chiaramente, con un intermediario, i costi vengono maggiorati del 2-2,5%. Sulla carta, quindi, per un negozio online sammarinese sarebbe economicamente più vantaggioso aprire un conto presso una banca italiana (che applica una percentuale che oscilla tra lo 0,8% e l’1%). Nella realtà dei fatti, molti negozi che fanno e-commerce preferiscono lavorare con gli istituti bancari del territorio. Se il contrassegno non convince molto (si paga il corriere), oggi, in tutto il mondo, il sistema più utilizzato per la transizioni online è Paypal: un metodo sicuro (si accede attraverso username e password, a differenza della carta di credito, che invece richiede i numeri seriali e tutte le informazioni del proprietario) e garantito. Che però richiede il 4% di commissioni. E che non riconosce la Repubblica di San Marino: Paypal infatti considera il Titano come “regione” italiana.

Un’alternativa potrebbe essere rappresentata da Google check out, che richiede “solo” il 2,9% di commissioni. Attualmente lavora solamente negli Stati Uniti: entro fine anno dovrebbe essere operativa anche in Europa.

Infine, la forbice tra l’Iva italiana (21%) e la monofase sammarinese (17%). In questo caso, accogliamo le parole di Marco Baroni di Titanka. “Sui prodotti di medio-basso costo, il differenziale di 4 punti incide assai poco. Con i prodotti che superano i 500-1.000 euro, il gap di quattro punti si fa sentire”.

“Se l’acquisto viene fatto da un privato italiano, non ci sono problemi. Se invece viene effettuato da un’azienda italiana, San Marino deve rilasciare una fattura” sottolinea. L’operatore sammarinese emette una fattura e la presenta all’Ufficio Tributario di San Marino; versa l’imposta relativa e trasmette un esemplare originale della fattura vistata dal predetto ufficio all’acquirente italiano. L’Ufficio di San Marino trasmette i documenti all’Agenzia delle entrate, Ufficio di Pesaro che liquida l’imposta. L’acquirente italiano annota la fattura ricevuta nel registro degli acquisti operando la detrazione dell’imposta. Nella Repubblica di San Marino, le imprese che fanno commercio sul web e hanno anche un negozio al dettaglio, c’è un altro ostacolo, che la nuova legge sull’e-commerce non ha superato.

“Per le vendite che superano i 26 mila euro all’anno – conclude Marco Baroni -, l’impresa sammarinese deve aprire una partita Iva e avere un rappresentante fiscale”.

Forse potrebbe interessarti anche:

Lascia un commento