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Regioni davvero a pezzi in Italia e in Spagna

da Redazione

Lo Stato federale iberico rischia di cedere di schianto dopo i 40 anni di dittatura franchista. Decine di città della Penisola sull’orlo del fallimento: Napoli, Palermo, Reggio Calabria.

 

di Saverio Mercadante

 

Sempre più gemelle maledette. Spagna e Italia incarnano più di tutte le altre nazioni il sud del mondo che ha fallito. Ascesa e caduta di due stelle di prima grandezza. L’agonia dell’Italia ha una coda lunga almeno trent’anni. Per la Spagna, che solo fino a qualche anno fa si vantava di essere lì, lì, per superare l’Italia nel PIL, il tonfo è stato ancora più clamoroso. E’ l’idea stessa di Stato federale che cede di schianto dopo i quarant’anni di dittatura franchista, e riporta a Madrid con l’avvento dei conservatori di Rajoy l’imperativo di una Stato forte e centralista.

Attraverso la decentralizzazione le regioni hanno ottenuto l’istruzione pubblica, la sanità, e in alcuni casi le forze di sicurezza. A soffrire è una delle storiche regioni autonome insieme alla Galizia e ai Paesi baschi, l’orgogliosa Catalogna, attraversata da una crisi senza pari la ricca regione di Barcellona. Deve ripianare un debito di cinque miliardi e 755 milioni di debito in scadenza nel 2012. Ma a Barcellona affermano, numeri alla mano che versano molte più tasse al governo centrale di quanto vedono tornare indietro sul territorio. Sono dunque sei le regioni spagnole che busseranno alle casse del governo centrale per evitare il fallimento. Per prima ha chiesto immediato aiuto la Comunità di Valencia. I dirigenti valenciani hanno subito dichiarato il mal comune mezzo gaudio: “Siamo soli i primi, ma non gli unici” a chiedere di aderire ai finanziamenti messi a disposizione per le comunità autonome. In Spagna gli analisti equiparano la Comunità valenciana alla Grecia corrotta e spendacciona. Il simbolo: l’aeroporto di Castellon: trecentomila euro al mese di spese, nessun aereo. Un fantasma di aeroporto aperto da due anni. La scorsa settimana si è inaugurata una statua proprio di uno dei corrotti: un “simbolo della rovina”, l’ha definita il New York Times.

 

Il declassamento delle regioni italiane

 

Le regioni spagnole spingono le regioni italiane. Moody’s ha dato l’ennesima mazzata al sistema Italia dopo il declassamento del debito sovrano. Voto superiore a quello generale dato all’Italia (A3) solo alla Toscana e alle Marche. Benino la Lombardia: voto Baa1, qualcosa in meno rispetto al precedente A2. Tanta magnanimità deriva dal controllo del sistema entrate/uscite sotto controllo e alla produzione lombarda del venti per cento del PIL nazionale. In mezzo, voto Baa2, c’è il numero maggiore regioni italiane: dalla Basilicata alla Sardegna, dal Veneto (declassato) alla Puglia. Sorpresa anche la Sicilia, anche se il debito cresce, non preoccupa più di tanto l’agenzia di rating. Eppure in Sicilia, i costi della politica, l’acquisto di beni e servizi sono doppi rispetto a quelli medi di tutte le regioni italiane. Più che tripli se si fa riferimento solo al personale. Giù all’inferno del Baa3 di Moody’s Calabria, Campania e Molise. Anche il centro si distingue per mala gestione Abruzzo, e Lazio, declassato dal precedente Baa2.

Il presidente Cota, governatore del Piemonte, si dispera. La sua regione, vaga nel Baa3, a causa del rapporto debito/Pil: è cresciuto molto negli ultimi anni e le entrate sono in calo. L’Emilia Romagna da quest’anno non si fa più certificare il rating. Auguri, in tanta solitudine.

 

Le città italiane a rischio default

 

Come negli Stati Uniti iniziano a fallire anche le città italiane e rischiano di fallire con la nuova spending review almeno dieci grandi città italiane.

In base ai dati a disposizione del ministerro degli interni il fenomeno dei Comuni che hanno dichiarato il dissesto (scioglimento della consiglio, entrata in campo della Corte dei Conti e commissario prefettizio) negli ultimi due anni è un fuoco che non riesce ad essere spento: da uno, due casi all’anno si è passati a circa venticinque. Anche al nord e nel centro nord divampa l’incendio. Ha fatto una certa impressione il caso di Alessandria: il sindaco poche settimane fa, si è dimesso sotto il peso di 100 milioni di euro di debiti. Stessa sorte in precedenza era toccata a Comuni più piccoli come Riomaggiore (Sp), Castiglion Fiorentino e Barni in provincia di Como.

Ci sono in ogni caso dieci grandi città italiane con più di cinquantamila abitanti che sono ad un passo dal fallimento. Napoli e Palermo, Reggio Calabria, finita in rosso già nel 2007-2008 E poi tante altre amministrazioni, grandi e meno grandi (come Milazzo).

Il problema nasce dai criteri della spending review: la svalutazione del 25% dei cosiddetti residui attivi accumulati sino ad oggi. Entrate contabilizzate ma non ancora incassate: le multe e le tasse sui rifiuti. Che i comuni spesso gonfiano per chiudere il bilancio anche non incassano tutte le cifre messe a bilancio. E Se alcuni comuni rinunceranno al patto di stabilità basterà questo a mandare in tilt i conti dell’intero Stato italiano. Vietato barare, possibile fallire.

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