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Gli USA inventano il microcredito online

da Redazione

Kickstarter ha raccolto finanziamenti per svariati milioni di dollari. Il caso Verkami, la indovinata risposta spagnola del crowdfunding.

 

di Saverio Mercadante

 

Tim Schafer è un autore di video giochi statunitense piuttosto famoso. Aveva un bel progetto in testa e ha deciso di iscriversi su Kickstarter, la più famosa piattaforma di crowdfunding. Ha creato la pagina dedicata alla sua idea presentando il progetto agli utenti della community e cercando di coinvolgerli per ottenere il finanziamento necessario. Ebbene, in sette ore ha raggiunto il suo obiettivo: quattrocentomila dollari. Dopo ventiquattro ore aveva raccolto un milione di dollari, e ha superato i due milioni di dollari, versati da più di sessantamila persone. Una delle caratteristiche di Kickstarter è quella di praticare, per quanto riguarda le donazioni, il sistema del “full or nothing“. L’utente può decidere la durata della campagna di finanziamento e l’importo totale delle singole donazioni ricevute sarà erogato solo se il budget fissato verrà raggiunto. Una sorta di tutela nei confronti dei donatori. Il micro finanziamento collettivo è la realtà emergente della Rete negli Stati Uniti, nonostante la crisi spaventosa in atto. Il fenomeno del crowdfunding, diretta evoluzione del crowdsourcing, è in crescita verticale: nascono come funghi numerose piattaforme dissimili tra loro solo come varianti sul tema. Kickstarter è dedicata principalmente ad artisti, musicisti, giornalisti.

Consente di investire in un ventaglio di progetti come film indipendenti, siti di giornalismo, ma anche impianti di energia solare, costruzione edilizia.

L’altro caso di gigantesco micro finanziamento: OUYA, un’ambiziosa piattaforma “libera” basata su Android e giunta su Kickstarter per sbarellare le multinazionali del settore e rivoluzionare l’industria dei videogiochi: cinque milioni di dollari di investimenti. In febbraio, Kickstarter è diventata la casa editrice numero due negli USA per numero di vendite.

Nei tre mesi da febbraio ad aprile il programma per la raccolta di fondi per la produzione di idee in grado di generare profitti, ha visto un singolo fumetto incassare più di un milione di ricavi; altri sette progetti simili superare i quarantamila dollari e venticinque su centoquindici pubblicazioni guadagnare somme a cinque cifre.

I ricavi sono stati calcolati moltiplicando il prezzo di vendita del manga per gli ordini ricevuti. Il fatturato di Kickstarter è stato misurato in base ai progetti che in un determinato mese si sono conclusi con successo. Su base mensile è emerso che Kickstarter è risultato in febbraio il secondo editore di fumetti al mondo per fatturato.

Molti film o cortometraggi presentati al festival cinematografico Sundance e lo spettacolo teatrale “Godspell” sono stati finanziati grazie a Kickstarter, ma anche il social network Diaspora, ambizioso rivale di Facebook, ha raccolto più di duecentomila dollari per dare inizio al progetto.

Dopo gli americani di Kickstarter e Indiegogo, è nato l’inglese Crowdcube. Grazie al sito britannico lo scorso novembre l’ideatore di Rushmore Club ha raccolto un milione di sterline da investire nell’espansione del gruppo londinese della ristorazione.

In Italia iniziative che si muovono in questa direzione sono SiamoSoci, Produzionidal basso, Eppela, Kapipal e Starteed.

Claudio Bedino all’inizio di quest’anno ha fondato Starteed. È una piattaforma di crowdfunding che introduce un elemento innovativo nel panorama del finanziamento dal basso: offre un ritorno economico a chi supporta le idee e contribuisce alla loro realizzazione. Il tutto senza distribuire capitale azionario, bensì condividendo le revenue delle vendite con la community in base all’influenza che ogni utente ha avuto sul singolo progetto. In maggio la statunitense Massolution ha rilasciato un report globale sull’andamento dell’industria del crowdfunding che ha evidenziato numeri importanti: un milione di progetti finanziati con un totale di 1,4 miliardi di dollari nel 2011 e, secondo le stime, destinati a raddoppiare nel 2012 con un aumento del 91% rispetto alle cifre di poco più di due anni fa. Nella stessa settimana, Kickstarter, ha superava la soglia dei dieci milioni di dollari raccolti per consentire la produzione dell’ormai celebre Pebble, l’orologio che visualizza tutte le informazioni chiave del proprio smartphone.

 

Il caso Verkami

 

Dalla Spagna, travolta dalla crisi arriva la risposta europea del fund raising per artisti.

Padre e due figli, un biologo, un fisico e uno storico dell’arte hanno deciso di creare Verkami. Funziona come Kickstarter e ora si affaccia anche in Italia. Il sito è disponibile in sei lingue: spagnolo e inglese, catalano, basco, galiziano e italiano.

L’idea è sempre quella del mecenatismo diffuso. Il pubblico finanzia in anticipo i progetti culturali, scegliendo tra diversi livelli di contributi finanziari e a seconda dei quali, una volta terminata l’opera, si ricevono le ricompense scelte dall’autore: cd, libri, dvd, download, proiezioni domestiche, stampe limitate. E se allo scadere della deadline l’obiettivo non è stato raggiunto le offerte sono annullate, in caso positivo invece vengono scalate dalle carte dei donatori e portate su quella del progettista. Verkami, significa “amore per la creatività” in esperanto sta cercando di ospitare tra le sue pagine solo iniziative che garantiscano un certo livello di serietà e qualità. Gli artisti devono essere in grado di portare a termine il loro progetto, di seguire bene la campagna, di consegnare ai sostenitori le ricompense previste. E nonostante la crisi che investe il Paese il successo dei progetti si attesta intorno al 75 per cento. Kickstarter è intorno al quaranta per cento.

“Non tutti usano Verkami perché sono entusiasti del nuovo modello di finanziamento o curiosi di provarlo: semplicemente, non vedono alternative. Perché come ben sappiamo i fondi pubblici stanno morendo. I progetti che vanno per la maggiore e con la più alta percentuale di riuscita? Quelli legati alla musica. Forse perché un dowload o un cd sono beni più “consumabili”, afferma la famiglia in una intervista alla Stampa di Torino.

Qualche numero. Verkami. nei primi venti mesi di vita, ha raccolto dal pubblico finanziamenti per 2 milioni di euro. Dopo una partenza lenta (500 euro raccolti nel primo mese, dicembre 2010), la crescita è regolare. Oltre 50,000 sostenitori hanno finanziato un progetto. Il 40% circa ne ha finanziati almeno due.

L’obiettivo medio scelto dagli artisti è ancora relativamente basso: 3.000 euro.

Il guadagno di Verkami anche qui consiste in una commissione (5%) applicata sui soldi raccolti dai progetti che hanno successo. “I tuoi amici sono il tuo capitale” recita il primo punto del manifesto del sito italiano Kapipal.

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