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San Marino, esultate! Si firma il contratto industria. Tra aumenti e flessibilità

da Redazione

Aumenti che aiutino i lavoratori a difendere le proprie retribuzioni dall’inflazione, flessibilità e una doppia opzione per gli orari di lavoro. E poi una prova di maturità importante, da entrambe le parti, ANIS e CSU, per quello che riguarda relazioni industriali. Ecco l’estrema sintesi del contratto industria, che verrà firmato oggi alle 12.30 presso la sede dell’ANIS.

 

di Loris Pironi

 

SAN MARINO – Aumenti che aiutino i lavoratori a difendere le proprie retribuzioni dall’inflazione, flessibilità e una doppia opzione per gli orari di lavoro. E poi una prova di maturità importante, da entrambe le parti, ANIS e CSU, per quello che riguarda relazioni industriali. Oltre all’orario di 37,5 ore settimanali, per le aziende che per tempo ne faranno richiesta, è prevista una seconda opzione, 39 ore, con l’ora e mezza aggiuntiva retribuita. L’accordo prevede una flessibilità massima di 140 ore annuali, mentre il capitolo delle retribuzioni prevede, oltre agli aumenti già erogati e consolidati a tutto il 2011, un aumento del 3% per il 2012, e un anticipo del 2% per il 2013 e dell’1,50% per il 2014. Il contratto resterà in vigore sino al 31 dicembre 2014.

Ecco i punti salienti dell’accordo.

Premesse

Tra le premesse – e come sarebbe potuto essere diversamente – le parti ricordano “l’emergenza economica interna”, che si colloca “in uno scenario internazionale caratterizzato da una crisi che si prospetta lunga e difficile” e gli effetti del ritardo “nella ratifica degli accordi con la vicina Italia e dell’aggravamento del deficit del bilancio statale”. Per questo motivo viene ritenuta “indispensabile” una azione di rilancio del Paese e viene concordata la necessità di realizzare un progetto economico che consenta di delineare una prospettiva positiva alle imprese ed ai lavoratori. “Un progetto che punti con determinazione ad un economia basata sul lavoro e sulla produzione di beni e servizi”. ANIS e CSU ricordano inoltre quali sono le riforme “importanti e non più rinviabili” e rimarcano la necessità di affrontarle con senso di responsabilità. E sono la rappresentatività (non a caso indicata per prima, verrebbe da pensare), quella del mercato del lavoro, la riforma fiscale e gli interventi necessari per porre in sicurezza il bilancio dello Stato e per rendere più efficienti i servizi pubblici.

La premessa si conclude con un impegno di rilevanza importante: “Le Parti ritengono essenziale fornire alle imprese nuovi strumenti di flessibilità utili a migliorarne la capacità produttiva e la competitività nel mercato globale, così come mantenere il potere di acquisto delle retribuzioni”.


Durata

Questo accordo chiude finalmente una fase contrattuale molto difficile, iniziata nel 2009 e che considerando il futuro così incerto dà una prospettiva che arriva al 2014 senza più dubbi, salvo poi eventuali revisioni in cui dovesse mutare lo scenario di riferimento. Data di decorrenza è stata convenuta il 1 gennaio 2009, il contratto sarà in vigore sino al 31 dicembre 2014.

Orario di lavoro

L’orario di lavoro contrattuale è di 37 ore e 30 minuti settimanali, normalmente distribuito dal lunedì al venerdì. Il computo dell’orario settimanale si riferisce anche come durata media a un periodo non superiore a 12 mesi, la prestazione lavorativa non potrà essere superiore, per le aziende con orario spezzato a 42,5 ore settimanali (1 ora oltre l’ordinario orario giornaliero), per i lavoratori turnisti l’orario non potrà essere superiore a 45 minuti oltre l’ordinario orario giornaliero. Il limite minimo della prestazione settimanale non può essere inferiore alle 30 ore.

A partire dal 1 gennaio 2013 le aziende sammarinesi potranno adottare un orario di lavoro settimanale di 39 ore, previa comunicazione alle SSA (Struttura Sindacale Aziendale) e ai lavoratori entro il 30 novembre dell’anno precedente. La scelta è stata quella di non far adottare tale orario di lavoro in corso d’anno ma dal 1 gennaio dell’anno successivo alla data di comunicazione. Attraverso la stessa procedura, tale scelta è comunque reversibile.

Cosa cambia per i lavoratori e per le imprese? A fronte del maggior numero di ore lavorate, le aziende corrisponderanno la relativa differenza aggiuntiva di retribuzione (pari al 4%), identificata con la voce “indennità 39 ore”. Detta voce verrà indicata separatamente nelle tabelle retributive.

Con lungimiranza, è stata anche prevista la possibilità per l’azienda di tornare al regime 37,5 ore, nel malaugurato caso in cui dovessero sopraggiungere difficoltà. Questo per cercare di salvaguardare il livello occupazionale, riducendo in proporzione la retribuzione e il salario differito.

Sia per quanto riguarda le questioni specifiche dell’orario di lavoro, sia per la questione degli straordinari il testo del contratto è naturalmente più articolato; rimandiamo pertanto al nostro approfondimento sul sito www.sanmarinofixing.com.

Flessibilità

L’obiettivo dell’articolo 4 del contratto, quello che riguarda appunto la “flessibilità”, è quello di fornire alle aziende “uno strumento normativo certo, snello ed effettivamente esigibile per ottimizzare i processi produttivi legati alla stagionalità e/o anche per contenere al massimo il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni; far fronte con tempestività alla domanda di prodotti e servizi nel corso dell’anno, ovvero per esigenze tecnico-organizzative”. Oltre al fatto che le ore flessibili sono molte più rispetto al passato, l’aspetto principale riguarda l’automatismo del meccanismo, che – nel rispetto dei criteri stabiliti – non prevede accordi né aziendali né interconfederali.

Anche in questo caso rimandiamo all’approfondimento web, intanto però indichiamo le questioni principali. Dal momento dell’entrata in vigore del nuovo contratto, la direzione aziendale può applicare l’orario flessibile comunicando anticipatamente (10 giorni di calendario per esigenze legate alla stagionalità o al contenimento della CIG, di 5 giorni per esigenze di mercato oppure tecnico-organizzative) alla SSA o alle organizzazioni sindacali le motivazioni per il ricorso all’orario flessibile e le modalità, per poi informare i lavoratori interessati della nuova organizzazione temporanea, formalizzando il calendario operativo.

L’azienda indicherà i periodi di maggiore e minore lavoro e le ore saranno retribuite come ordinarie quando effettivamente prestate, quindi senza nessuna maggiorazione. Se invece l’impresa sceglie di mantenere la retribuzione media settimanale, per le ore di lavoro effettivamente prestate sarà corrisposta la maggiorazione del 15%.

Le aziende potranno applicare un orario flessibile massimo di 140 ore annuali che si aggiungono al normale orario di lavoro (per l’intero organico o per singoli settori). Le aziende possono recuperare integralmente le 140 ore. Se però dovesse subentrare la necessità di lavorare di più, queste, fino ad un massimo di 100 ore, potranno essere pagate come straordinario obbligatorio. Salvo diversi accordi le restanti 40 ore verranno invece recuperate su richiesta del dipendente compatibilmente con le esigenze aziendali.

Retribuzioni

Dal 1 gennaio 2009 al 1 gennaio 2011 sono già stati erogati aumenti annuali rispettivamente dello 0,765%, 1% e 0,90%. Dal 1 gennaio 2012 verrà erogato un aumento del 3% per l’anno in corso, già consolidato, mentre verrà anticipato un 2% dal 1 gennaio 2013 e l’1,50% dal 1 gennaio 2014. A gennaio 2015 le parti procederanno alla rilevazione dell’eventuale scostamento rispetto all’inflazione 2013 e 2014, con l’obiettivo del raggiungimento della copertura delle retribuzioni rispetto all’inflazione calcolata, tenendo comunque conto il riferimento dell’andamento complessivo dell’economia sammarinese. Va sottolineata la volontà delle parti di gestire l’imprevedibilità dell’inflazione nei prossimi anni. Così si è raggiunto un compromesso più che accettabile: in caso di aumenti eccessivi, l’eventuale conguaglio non potrà superare il 3% annuo comprensivo dell’aumento già erogato, mentre a compensazione del “rischio” nel caso l’inflazione sia più bassa, la percentuale erogata non verrà comunque ritoccata.

Uno dei nodi più difficili da sciogliere dell’intera trattativa era legato ad un aumento ulteriore dello 0,50%, chiesto con insistenza dal sindacato. Anche in questo caso si è trovato un compromesso e lo 0,50% è stato fatto ricadere all’interno del premio di produttività, che altro non è che un premio sulla presenza in azienda. Al tasso di assenteismo si somma infatti la cassa integrazione guadagni: la ratio della norma è quella di non far pagare di più alle imprese che già sono in difficoltà.

 

TAB-contratto-retribuzioni

 

Periodo di prova

Per andare incontro all’esigenza delle aziende di valutare in maniera più approfondita i propri nuovi collaboratori, è stata elevata in maniera ragguardevole la durata dei periodi di prova. Questi sono i periodi di prova con il nuovo contratto (i giorni si intendono lavorati): 35 giorni per la 1a categoria, 60 giorni per la 2a e la 3a, 80 per la 4a e la 5a, 130 per la 6a, 180 per la 7a e l’8a, infine 60 giorni per gli apprendisti. Per comprendere meglio il cambiamento, prima erano previsti 25 giorni per la 1a, 2a e 3a categoria (oggi sono rispettivamente 35, 60 e 60), per la 4a categoria si è passati da 35 a 80, per la 5a da 50 a 80, per la 6a da 70 a 130, per la 7a da 130 a 180 e per l’8a è il periodo di prova è rimasto di 180 giorni lavorati.


Fondo Servizi Sociali

Stante questo periodo di crisi economica così profonda, CSU e ANIS hanno concordato un intervento che in qualche maniera affianca quelli previsti per legge che vanno sotto il nome di ammortizzatori sociali. Il contratto prevede di destinare nel periodo di vigenza dell’accordo stesso uno stanziamento annuale di 100 mila euro. Per evitare distorsioni o abusi viene specificato un limite per l’anticipo concesso al lavoratore dal Fondo Servizi Sociali sui crediti vantati presso l’azienda in liquidazione, fino a un massimo di 6 mensilità e per un importo non superiore a 10 mila euro.

Viene specificato inoltre l’impegno delle parti a elaborare proposte volte a sostenere il reddito dei lavoratori disoccupati e l’occupazione in questi anni particolarmente difficili: è ipotizzabile la messa in campo di iniziative volte a favorire il rientro nel mondo del lavoro anche tramite la formazione e l’aumento della professionalità dei lavoratori. È previsto uno stanziamento di 500.000 euro all’anno per gli anni 2012, 2013 e 2014.


Diritto allo studio

Il capitolo relativo al diritto allo studio è rimasto praticamente invariato (www.sanmarinofixing.com), l’unica novità di rilievo riguarda una restrizione del campo di applicazione. Viene specificato che dai corsi di carattere monografico destinati a ricadere nell’ambito delle facilitazioni per i lavoratori vengono esclusi quelli “volti a conseguire abilitazioni sportive e nell’ambito delle attività per il tempo libero”.


Relazioni industriali

In merito alle relazioni industriali, ANIS e CSU hanno posto nero su bianco il proprio impegno a sviluppare il protocollo, che già esiste, per adeguarlo al nuovo contesto in cui sono sorti nuove tematiche sulle quali confrontarsi. Si parla di un principio generale, ma di fatto queste poche righe potrebbero rappresentare una vera e propria svolta. ANIS e CSU sono impegnate anche a redigere un Testo Unico per mettere ordine all’intero complesso impianto contrattuale.


Competitività del sistema

Nel contratto viene specificata l’importanza di “aprire un tavolo di confronto”. Tale tavolo comprende tutti i temi che riguardano la competitività delle imprese e, più in generale, dell’intera economia sammarinese. Anche in questo caso viene data una scadenza precisa: entro il 30 giugno 2013 dovrà essere sottoscritto un accordo complessivo che dovrà poi rappresentare, “per quanto di competenza”, uno stimolo per la politica.


Allegati

A margine del contratto, ANIS, CSdL e CDLS hanno approntato due allegati, che approfondiamo specificamente a pagina 8. Si tratta di allegati che richiedono un impegno della politica e che a loro volta vogliono impegnare la politica ad andare a regolare le materie in questione. Il primo riguarda lo spostamento alla domenica di tre festività, il secondo invece è un vero e proprio “accordo sulla rappresentatività”, volto a superare una volta per tutte il problema legato al vetusto principio dell’erga omnes.

 

 

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