Home FixingFixing Diario della crisi del 27 luglio 2012

Diario della crisi del 27 luglio 2012

da Redazione

Nel terreo volto della Regina Elisabetta e del premier Cameron, di Carlo e Camilla, l’Inghilterra tutta, petto in fuori, pancia in dentro ormai vuota anche di birra, urla il suo dolor: peggiore duplice recessione negli ultimi cinquant’anni.

di Saverio Mercadante

 

Nel terreo volto della Regina Elisabetta e del premier Cameron, di Carlo e Camilla, l’Inghilterra tutta, petto in fuori, pancia in dentro ormai vuota anche di birra, urla il suo dolor: peggiore duplice recessione negli ultimi cinquant’anni.
Nel secondo trimestre l’economia britannica  si dibatte ancora nelle sabbie mobili, riportando una contrazione dello 0,2% e confermando che il paese attraversa il periodo più buio degli ultimi 50 anni.
E’ la terza flessione trimestrale consecutiva, che ufficializza il fatto che Londra sia entrata in una seconda fase di recessione, che insieme alla prima rende il momento più prolungato di crescita sotto zero dal 1955, quando i dati sono stati raccolti per la prima volta.
Probabilmente è la crisi economica più grave dal Dopoguerra. In Italia invece sono ritornati a prima della seconda guerra mondiale, addirittura al ventennio fascista per quanto riguarda i valori della borsa. Il rapporto tra prezzo di borsa e stime sugli utili societari dei gruppi quotati a Piazza Affari è ritornato sugli stessi livelli visti ai tempi del ventennio di Mussolini. Lo rivelano i dati raccolti da Blackrock, secondo cui molti investitori non hanno mai visto in vita loro prezzi così economici.
E secondo Morgan Stanley gli operatori farebbero bene a non snobbare la borsa italiana. Il team di analisti dell’istituto di credito afferma perentoria: che se da un lato Grecia e Spagna occupano il ruolo di attori principali di quella che sembra una crisi del debito senza via d’uscita in Europa, l’Italia viene spesso citata come la prossima nella lista. Italia e Spagna si collocano nel quadrante dei listini low cost ma meno richiesti. Se si guarda ai parametri dei prezzi per il 2012, si scopre che rispetto al resto d’Europa, a questi valori l’azionario italiano è sottovalutato. Al contrario Germania, Olanda, Belgio, Danimarca e Irlanda occupano la categoria “Cari e molto richiesti”.

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