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San Marino, lo scampo di Giuseppe Garibaldi? Visioni diverse

da Redazione

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In Repubblica, il 21 e 22 ottobre si è tenuta un secondo convegno di studi, curato da Maurizio Ridolfi e imperniato su “Il Risorgimento. Mito e storiografia tra Italia e San Marino”. Le parole dello studioso Davide Bagnaresi.

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di Alessandro Carli

 

Un recente convegno su Aldo Garosci e sul suo classico volume dedicato al mito politico della Repubblica di San Marino, ha ridestato una nuova attenzione non solamente verso la sua fortuna come modello di piccolo Stato e di Repubblica, ma anche nei confronti della stretta correlazione tra le vicende del Titano e la storia italiana risorgimentale e post-unitaria. Nei 150 anni dall’unificazione italiana, è opportuno rileggere ed approfondire questa correlazione, in una prospettiva anche più ampia dell’orizzonte europeo, cercando di far dialogare la storia della storiografia con le rappresentazioni sociali e culturali del mito del Risorgimento. A un mese di distanza dal simposio su “Sfollati d’Italia a San Marino durante la Seconda Guerra mondiale: i luoghi e le persone”, il 21 e 22 ottobre si è tenuta un secondo convegno di studi, curato da Maurizio Ridolfi e imperniato su “Il Risorgimento. Mito e storiografia tra Italia e San Marino”. Un evento di assoluto spessore non solamente per i contenuti emersi, ma anche per il coinvolgimento di docenti di riconosciuta competenza: sul Titano infatti sono intervenuti, tra gli altri, anche Mario Isnenghi (Università di Venezia), Lucy Riall (Università di Londra) e Jordi Canal (EHESS Parigi). Due gli aspetti-chiave emersi dal convegno: lo studio del Risorgimento visto da angolazioni inedite e il coinvolgimento di San Marino nello “Scampo di Garibaldi” attraverso le parole degli studiosi locali, Verter Casali e Valentina Rossi. Durante lo svolgimento delle due giornate di studi, Davide Bagnaresi (Università di Bologna) ha trattato “Il racconto sammarinese del Risorgimento tra Otto e Novecento”.

 

Nel 150esimo dell’unità d’Italia, qual è il ruolo che Roma ha riconosciuto al Titano?

 

“Nelle cerimonie ufficiali per il 150esimo, la Repubblica di San Marino non è stata ricordata. Eppure Giuseppe Garibaldi, nel suo ‘scampo’, è passato per il Titano. Attraverso le fonti del tempo, mi sono chiesto: ‘Che cosa sapeva l’opinione pubblica del Regno del contributo di San Marino al Risorgimento italiano’? Ho cercato di mettere a confronto le narrazioni italiane con quelle sammarinesi. In Italia, nelle pagine dei libri di storia, raramente si parla di San Marino, quando accade, si incontrano interventi di una o due righe: si dice che Giuseppe Garibaldi arrivò in Repubblica il 31 luglio del 1849, accerchiato dalle truppe austriache. Sulla Rupe, sciolse le truppe. Poco di più emerge dalle numerose biografie di Garibaldi, la cui documentazione appare non di rado anche confusa. Eppure, qualcuno, sul Titano, lo ha accolto. Dalla sponda sammarinese invece emergono le testimonianze dei protagonisti. Lo scampo è stato raccontato: pagine preziose, escluse dalla narrazione di matrice italiana”.

 

Come è stato raccontato Garibaldi dai sammarinesi?

 

“La narrazione sammarinese è, in un primo momento, legata alle testimonianze orali degli esclusi dalla narrativa italiana. I primi documenti risalgono al 1850. A fine secolo disponiamo poi delle parole di chi ha ospitato Ugo Bassi, e i ricordi di chi ha fatto uscire Garibaldi, di notte, alla volta di Cesenatico. Dalla narrazione sammarinese ‘esce’ un sentimento di orgoglio: orgoglio di chi ha aiutato Garibaldi. Il racconto visto dalla sponda del Titano, nel tempo, è stato impreziosito da importanti tasselli. L’attenzione, in questo senso, si dedica non solo a ciò che accadde in quel 31 luglio del 1849, ma nelle paure delle conseguenze di quell’episodio. A raccontarlo sono da un lato i testimoni oculari e storici locali, dall’altro italiani, consoli e cittadini onorari, amici del Monte”.

 

Ci può raccontare qualche testimonianza locale?

 

“Tra i fatti di maggior spicco, uno legato a Ugo Bassi. Dal 1894 abbiamo la testimonianza diretta di chi lo incontrò. Un incontro prezioso: il sammarinese, all’interno della sua caffetteria, diede da mangiare e da bere a Bassi, ma non solo. All’assistito venne anche procurato un messo che portò a mano un messaggio a Garibaldi: una missione tutt’altro che semplice visto l’accerchiamento delle truppe austriache. Nello stesso testo abbiamo anche i ricordi di Gino Zani, colui che accompagnò Garibaldi fuori dai confini della Repubblica, in direzione Cesenatico. I sammarinesi sono comunque consapevoli dell’eccezionalità e dell’importanza del gesto. E’ chiaro come queste memorie vadano analizzate con grande precisione e senso di criticità: una cosa è la memoria, altra la storia Tuttavia la raccolta di queste testimonianze e il concreto svolgimento degli eventi (che permisero la rocambolesca fuga) ci confermano che, con grandi probabilità, quantomeno Ugo Bassi e Giuseppe Garibaldi trovarono alle pendici del monte Titano un clima di accoglienza e aiuto. Diverso il rapporto con i restanti 1.500 Garibaldini rimasti per diverso tempo in Repubblica. Insomma, l’immagine che la retorica italiana ci dà – Garibaldi che fuggì di notte con 150 fedelissimi, in barba ai nemici – nelle memorie e nei racconti sammarinesi assume un significato piuttosto diverso”.

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