Home FixingFixing 2050, l’odissea dei mercati I venti asiatici soffiano decisi

2050, l’odissea dei mercati I venti asiatici soffiano decisi

da Redazione

Cina

 

Secondo i dati che The European House-Ambrosetti ha elaborato dal rapporto “Outlook for the World Economy – Exciting, with risks!”, la forbice tra i Paesi avanzati e quelli emergenti si sta riducendo sensibilmente.

Cina

 

Una fotografia grandangolata, scattata da una posizione sopraelevata, in grado in inserire, nel campo visivo, tutto il globo. ripresa da un punto di vista. O meglio: una raffica di immagini, che partono dal nuovo anno zero della cosiddetta “era 2.0”: il 2008. La crisi degli anni 2008-2011 ha accentuato il processo di spostamento del baricentro dell’economia mondiale. Secondo i dati che The European House-Ambrosetti ha elaborato dal rapporto “Outlook for the World Economy – Exciting, with risks!”, la forbice tra i Paesi avanzati e quelli emergenti si sta riducendo sensibilmente. La mappa del mondo, tra circa 40 anni, avrà colori e connotazioni piuttosto differenti da quelle di oggi: secondo le previsioni del Pil al 2050, la Cina diventerà la principale economia mondiale (70.000 mld di dollari), seguita dagli USA (40.000 mld di dollari) e dall’India (circa 35.000 mld di dollari). A questo proposito, è indicativo il sorpasso che la Cina ha effettuato a discapito degli Stati Uniti in merito alla vendita di nuove automobili, e avvenuto tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009. In prospettiva 2050, l’Italia occuperà la 16esima posizione, dietro a Paesi come il Brasile, la Russia, l’Indonesia, il Messico, la Nigeria e le Filippine. Una difficoltà, quella di Roma, che parte da lontano. Ambrosetti, su dati OECD, “Produttività del Lavoro per input di unità lavorative” dell’aprile 2011, chiarisce che dal 1991 al 2009 è aumentato il divario tra il Belpaese, Francia e Germania. Se Berlino e Parigi hanno visto una crescita pressoché costante nel tempo per poi comprimersi nel 2008, Roma ha iniziato la parabola discendente nel 2003. Il rapporto tra il valore aggiunto e il totale dell’occupazione, a fine 2009, premia la Germania (120,2) e la Francia (120), che staccano lo Stivale di oltre 10 punti (107,9). Nei prossimi 8 lustri, emergeranno le economie dei Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), incalzati da una sigla che si sta affacciando con prepotenza: Next-11, che raggruppa il Bangladesh, l’Egitto, l’Indonesia, l’Iran, il Messico, la Nigeria, il Pakistan, le Filippine, la Corea del Sud, la Turchia e il Vietnam. All’interno di questo corposo paniere, sono stati individuati un poker di Paesi che, più degli altri, avranno un potenziale di sviluppo più accelerato degli altri e che sono stati inseriti dietro a una sigla (MIKT), ovvero Messico, Indonesia, Corea del Sud e Turchia. Interessanti i dati che si riferiscono al peso (in percentuale) sul Pil in dollari: se nel 1995 il gap tra i paesi avanzati e quelli in via di sviluppo era molto larga (79% contro il 21%), nel 2014 la forbice vedrà un 69% dei primi contro un 31% dei secondi. Distanza che nel 2030 – in base alla rielaborazione che The European House-Ambrosetti ha effettuato su “Le sfide di competitività del nostro paese” (Gianpaolo Galli, 2010) – si ridurrà a un 58% (Paesi avanzati) contro un 42% della Nazioni emergenti. Insomma, i Paesi emergenti sono quelli che stanno reagendo meglio alla crisi, e che si stanno proiettando con capacità e forza verso il futuro. Un trend che emerge dal filtraggio che The European House-Ambrosetti ha realizzato sui dati IMF e che riguarda la crescita del Pil a livello globale dal 2000 al 2011. Le percentuali che ‘escono’ sono piuttosto esemplificative, e pongono l’attenzione sui Paesi sviluppati, sui BRICS e sui Next-11. Nel 2000 la crescita dei primi era del 4,1%, la crescita dei secondi del 7,1% e quella dei Next-11 del 5,7%, nell’anno post “botta-Lehman Brothers” (2009) la linea ha fatto registrare un segno negativo per i Paesi sviluppati (-3,2%), lì dove, seppure in un clima di grande contrazione, BRICS e Netx-11 sono riusciti a rimanere sopra lo zero (1% per Next-11 e 1,6% per BRICS).

La crescita dell’economia mondiale continua ad essere trainata prevalentemente dal sud est asiatico, anche se a tassi inferiori rispetto al passato.

 

Occupazione

Sempre secondo la rielaborazione TEH-Ambrosetti su dati Eurostat e Bloomberg del maggio 2011, il tasso di disoccupazione (Zona Euro ed UE 17) è in diminuzione. Forse è ancora presto per porre la parola “fine” alla crisi, però il futuro appare un po’ meno nebuloso.

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