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San Marino, Referendum abroga la legge 82/2010

da Redazione

La legge 82 del 5 maggio 2010 è stata abrogata. Così ha deciso la volontà popolare. È questo l’esito del Referendum di domenica 27 maggio: per l’alienazione dei terreni di proprietà dello Stato ad uso industriale e artigianale si ritorna quindi al passato.

SAN MARINO – La legge 82 del 5 maggio 2010 è stata abrogata. Così ha deciso la volontà popolare. È questo l’esito del Referendum di domenica 27 maggio: per l’alienazione dei terreni di proprietà dello Stato ad uso industriale e artigianale si ritorna quindi al passato, servirà il parere favorevole da parte del Consiglio Grande e Generale con maggioranza qualificata (i due terzi dell’assemblea) e non più quella assoluta (il 50% più uno dei votanti).
Poiché la vittoria dei Sì era annunciata, il vero dato da tenere d’occhio, ora dopo ora, era quello dell’affluenza alle urne. Quota fatidica per il quorum era 10.552 votanti, si è arrivati a superare quota 13 mila. Lo spoglio delle schede è stato quindi piuttosto agevole, i Sì sono stati complessivamente 12.166, il 92,37% del totale. Quasi un plebiscito dunque.

CONSIDERAZIONI A CALDO
L’esito di questo Referendum è un passo avanti, uno indietro? Lasciamo alle singole parti in causa la sentenza.
Di fatto, per quello che riguarda la società civile, le categorie economiche, solo ANIS si era pronunciata, una posizione forte e decisa, in controtendenza perché bocciava l’abrogazione della norma, in quanto non solo non serve a tutelare il territorio ma favorisce il ritorno ad una politica di veti incrociati sulla pelle degli imprenditori (e a cascata dei lavoratori) che vogliono fare impresa e chiedono di ampliare i propri capannoni in aree che già la politica ha destinato ad uso industriale e artigianale. Tutti gli altri, categorie, sindacati, sono rimasti bassi e coperti.
La politica, invece, si è divisa in due schieramenti. Da una parte la maggioranza, il Patto per San Marino, unita a coorte in difesa del provvedimento, dall’altra l’opposizione, altrettanto compatta più che mai, in favore dell’abrogazione. Maggioranza contro opposizione, vittoria netta dell’opposizione: la lettura può essere quella di un esito politico del voto? Anche in questo caso la lettura la lasciamo alle singole parti.

COSA CAMBIERA’ ADESSO
La legge n.82 del 2010 era stata impostata per superare i vincoli dettati dalla bagarre politica in Consiglio Grande e Generale in fase di approvazione dei progetti industriali di ampliamento o di avvio di attività industriali o artigianali sul territorio sammarinese. Quando in fase di PRG si adibiva un’area a questi specifici usi (per tutte le altre destinazioni restava in vigore la maggioranza qualificata), per l’approvazione il Consiglio doveva pronunciarsi con maggioranza assoluta (50% più 1 dei voti), quindi bastava una maggioranza coesa per dare il via libera alla cessione d’impresa. Oggi invece si torna indietro a prima dell’approvazione della legge, quindi a un anno fa, e per l’approvazione non basteranno più 30 voti in Consiglio ma almeno 40. Ovverosia le aziende prima di poter vedere esaudire le proprie legittime richieste dovranno sperare che maggioranza e opposizione si trovino d’accordo e votino a favore del provvedimento, lasciando da parte rancori, dispetti personali e veti incrociati in giochi politici. In passato le cose non funzionavano così, le imprese (e i lavoratori) attendevano anni per ricevere il via libera da una politica tutt’altro che lungimirante. Poi c’era chi se ne andava, chi chiudeva i battenti per sempre, perché l’impresa non sempre può sopravvivere aggrappata ai tempi biblici della politica. Adesso cambierà qualcosa?

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