Home FixingFixing Riflessioni di un frontaliere: non riuscirete a dividerci

Riflessioni di un frontaliere: non riuscirete a dividerci

da Redazione

La lettera, riflessioni di un frontaliere: Oggi stiamo diventando i lavoratori di nessuno. Ma ai nostri governi, italiano e sammarinese, dico che non riusciranno a dividerci, il nostro destino è legato. Dal numero 12 del nostro settimanale San Marino Fixing, oggi in edicola.

SAN MARINO – Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di una lavoratrice frontaliera. Da Fixing in edicola questa settimana.

Mi sveglio alle cinque del mattino, e dopo aver ringraziato Dio per avermi fatto iniziare un nuovo giorno e aver dato un bacio sulla guancia a mio figlio che ancora dorme, mi metto in auto e mi reco a lavorare. Nei 14 km circa di strada che mi separano da casa mia al posto di lavoro inizio a pensare…
Abito in Italia, lavoro a San Marino da 12 anni e sono nata in un grosso centro urbano del sud dove ho vissuto la mia vita fino a vent’anni. Quando mi presento a qualcuno dico: “Piacere sono un’italiana frontaliera ma anche un po’ terrona”. Insomma, ho circa 40 anni ma credo oramai di fare confusione anche io a capire cosa sono diventata o meglio cosa mi stanno facendo diventare il paese dove sono nata (l’Italia) e quello dove lavoro (San Marino). Com’è la vita di una frontaliere? Fino a circa 10 anni fa era bella, se dicevi a qualcuno che lavoravi a San Marino era quasi un privilegio non da pochi, un lusso. Fino a 5 anni fa invece mi sembrava di stare in una trasmissione meteo: splendeva ancora il sereno sulle ditte ma con nubi di crisi che partivano dall’America, che presto si sarebbero addensate in Italia provocando però su San Marino violente tempeste”. E la vita di un frontaliere oggi com’è diventata? Mille sono i termini che mi passano nella mente quelli peggiori è meglio non dirli ma potrei definirla “un inferno”, “un incubo”, uno schifo, nel mio caso poi mi vien da maledire quel giorno che ho lasciato la mia terra (il sud) per venire quassù a costruire un futuro migliore. Ma quale futuro? Che futuro possiamo avere mai se i nostri cari governi pensano solo ai loro interessi? Siamo rappresentati da politici che sono buoni solo a vantarsi delle loro promesse e a sfoggiare le loro ricchezze ma ancora non hanno capito che l’albero bello si fa dal seme e quel seme siamo noi. E’ dalla classe operaia che va avanti anche un’azienda poiché, se un imprenditore mette i soldi e le idee, le braccia per lavorare poi di chi sono? E nel periodo in cui il lavoro si poteva scegliere, le braccia per tirare su molte aziende le abbiamo messe anche noi italiani, ma di questo penso molti politici sammarinesi se ne siano dimenticati. Quando si vuole investire che ben venga! Anche Gheddafi o il peggiore dei terroristi ha un tappeto rosso sotto i piedi, quando invece cerchi di tirare avanti per pagare un mutuo o tiri a campare mi sembra di aver capito, che se scivoli da quel famoso tappeto rosso e crepi, al tuo governo gli fai quasi un piacere. Ebbene questa è la vita di un frontaliere oggi, stiamo diventando i “lavoratori” di nessuno: ci vedono solo come un salvadanaio da svuotare poiché dopo averli sperperati i soldi pubblici adesso vengono a rivalersi sui nostri stipendi. Ma la cosa che più mi irrita è il clima di razzismo, l’aria così tesa che si sta venendo a creare fra italiani e sammarinesi. Forse ancora non ci si sta rendendo conto ma in giro si sentono dire le cose più strane che forse a volte si dicono anche con un po’ di spontaneità e allora questo non mi sta più bene. I nostri governi che tanto si proclamano solidali che si danno tanto da fare per aiutare i bambini dell’Africa, stanno cercando di dividere due popoli che geograficamente sono uniti ma ancora oggi più che mai siamo uniti dallo stesso destino, se la crisi c’è per l’Italia c’è anche per San Marino. Adesso più che mai dobbiamo unire le nostre forze e non dobbiamo lasciarci avvilire dai guai che stanno combinando i nostri governi: dobbiamo dimostrargli che italiani e sammarinesi possono essere uniti anche in un momento così difficile e che se tanto proclamiamo la pace nel mondo, prima dobbiamo rafforzarla proprio tra di noi e forse solo così potremo dare una lezione a chi ci comanda. La mia casa è confinante con quella di un sammarinese cosa dovrei fare forse tagliarla in due? Il mio prete è sammarinese: cosa dovrei fare? L’offerta durante la messa decurtata dalla supertassa? E in un clima cosi impetuoso avete avuto anche il coraggio di invitare il Papa. Vorrei vedere come ci sistemerete nello stadio durante l’omelia di Sua Santità, autorità del governo sotto il palco e noi frontalieri a fare da scudo umano nell’eventualità di un attacco terroristico? Dopo 20 minuti circa sono arrivata al lavoro e ringrazio di nuovo Dio di averlo ancora un lavoro! Fino a quando, non si sa! E il mio pensiero va subito a chi non ce l’ha, a chi l’ha perso, tutto per merito dei nostri cari governi. Certo con questa mia lettera mi piacerebbe scuotere le loro coscienze. Ma guai ad averla una coscienza, visti i tempi: se mai ce l’hai, ti tassano pure quella…
Italia, San Marino, frontalieri o sammarinesi, nordisti o meridionali, cerchiamo di non dividerci e di creare insieme un futuro migliore ma soprattutto di pace.
Fausta
(Lettera firmata)

 

Forse potrebbe interessarti anche:

Lascia un commento