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Francesco Mussoni: Legge sul mercato del lavoro, bozza in 2-3 mesi

da Redazione

Il Consiglio di marzo ha portato con sé un cambiamento importante all’interno dell’esecutivo sammarinese, la nomina di Francesco Mussoni, Pdcs, a Segretario di Stato al Lavoro, al posto di Gianmarco Marcucci. Fixing in edicola questa settimana ha intervistato il nuovo Segretario di Stato.


di Loris Pironi

SAN MARINO – Il Consiglio Grande e Generale di marzo ha portato con sé un cambiamento importante all’interno dell’esecutivo sammarinese, la nomina di Francesco Mussoni, Pdcs, a Segretario di Stato al Lavoro, al posto di Gianmarco Marcucci, membro dei disciolti EPS. Il nuovo Segretario non ha ancora individuato il proprio staff all’interno della Segreteria, eppure è già al lavoro, alacremente, perché le incombenze che gravano sul suo dicastero sono tante e tutte estremamente importanti. C’è una crisi di mezzo, e le relazioni con l’Italia peggiorano la situazione.
Del suo predecessore, con meritoria eleganza, Francesco Mussoni si limita ad un ringraziamento per essersi assunto, in questi ultimi due anni e mezzo, un così importante incarico per il Paese. Ma le stagioni si alternano, e adesso su quella poltrona c’è lui. E a Fixing, il neo Segretario Francesco Mussoni anticipa le linee guida del suo mandato: l’interpretazione della Segreteria al Lavoro come una Segreteria economica, al pari di Finanze e Industria, il dialogo con le parti sociali, l’impegno per una comunicazione verso l’esterno (leggasi Italia), un’attenzione particolare verso i frontalieri. E la riforma del lavoro come priorità assoluta.
Si è già reso conto, Segretario, che la sua è la poltrona più scomoda di tutto il Congresso di Stato? Molte grane (la crisi, la black list, le difficoltà legate all’occupazione, il caso frontalieri…) e poca visibilità. Almeno i suoi colleghi alle Finanze e agli Esteri hanno una vetrina importante…
“Sono perfettamente consapevole della situazione, e infatti ho riflettuto a lungo prima di accettare l’incarico. Ma ritengo che San Marino si trova di fronte ad un punto di non ritorno, così, mettendo da parte i calcoli politici e personali, che sarebbero più che legittimi in questi casi, ho ritenuto, da cittadino sammarinese e da politico responsabile, che la possibilità di dare un contributo in questa fase così difficile fosse troppo importante. È per questo che ho deciso di dire sì. Ad essere sincero, così d’istinto non avrei accettato la Segreteria al Lavoro, ma in certi momenti è necessaria un’assunzione di responsabilità e alla fine ho accettato ciò che il mio partito mi ha chiesto. Tutto ciò naturalmente non muta la mia analisi politica e le mie perplessità in questa situazione: ritengo infatti che si possano assumere ruoli di governo anche senza abbandonare le proprie idee politiche e personali”.
Idee che sono piuttosto critiche, come abbiamo potuto appurare nelle ultime settimane.
“Personalmente ritenevo che servisse un approccio più coraggioso, da parte della maggioranza, per programmare il rilancio dell’azione di governo. Non nascondo che avrei preferito un rimpasto più articolato: lo imporrebbe la situazione, con l’uscita di un partito dalla coalizione di maggioranza, con l’addio di un Segretario di Stato e alla luce anche di una certa immobilità del Governo, soprattutto su alcuni temi cruciali. Lo ritenevo necessario non per meri giochi di bottega, ma per una più che giustificata analisi politica, perché ritengo necessario un cambio di passo”.
In effetti c’era chi caldeggiava un suo ingresso nell’esecutivo come Segretario agli Esteri, al posto di Antonella Mularoni.
“Non mi permetto giudizi personali su un collega di Governo, tuttavia sarei un ipocrita se dicessi che, a livello di risultati, possiamo essere soddisfatti della politica estera di San Marino. I problemi restano irrisolti, lo sblocco delle relazioni resta la priorità assoluta. Diciamo però che, come membro del Governo, pur senza sovrappormi ai colleghi, oggi ho un ruolo istituzionale che mi permette di adoperarmi per cercare di sbloccare questa soluzione ai vari livelli che mi è possibile raggiungere”.
Tornando alla realtà specifica della Segreteria al Lavoro, per il futuro del Paese, al di là della scomodità del ruolo rappresenta un dicastero chiave. Una bella responsabilità, dunque.
“La Segreteria al Lavoro deve essere rivista e reinterpretata in modo molto diverso da come è stato finora. Non deve limitarsi a gestire il collocamento ma, assieme alle parti sociali ed economiche, deve ridisegnare il funzionamento del mercato del lavoro e rivedere le regole fondamentali con cui si confrontano quotidianamente le imprese. Il mercato del lavoro è rimasto fermo agli anni Ottanta, certe regole vanno riscritte aggiornandole all’evoluzione del sistema economico e anche sociale del nostro Paese. Occorre pensare infatti che la società moderna è in continua evoluzione e richiede una certa flessibilità. E’ per questo che dico che la Segreteria al Lavoro va rivista secondo una logica evolutiva”.
Quali sono le linee guida che intende seguire in questa nuova avventura politica?
“Il vero punto cruciale è riuscire a creare nuovi fattori competitivi per un sistema che sta vivendo un momento di profonda crisi. In questa fase è indispensabile una risposta di sistema, che veda la Segreteria di Stato al Lavoro fare delle proposte e stimolare il confronto tra le associazioni di categoria e il sindacato. Le nuove regole non si possono imporre, sarebbe sbagliato, ma serve la buona volontà da parte di tutti. E tutti devono fare un passo avanti e assumersi le proprie responsabilità di fronte al Paese. Non ci possiamo più permettere di affidarci a logiche che sono palesemente sorpassate dalla realtà”.
Questo discorso vale per i contratti di lavoro già scaduti e per la riforma del mercato del lavoro, è così?
“Sì, per assicurare un futuro all’economia di San Marino è fondamentale studiare meccanismi di garanzia e di flessibilità che vanno introdotti a tutti i costi. Dobbiamo metterci in testa che va fatto tutto il possibile affinché le nostre aziende non lascino San Marino, non chiudano i battenti. Occorre mettersi attorno a un tavolo e ragionare in prospettiva, superando i limiti che ciascuna delle parti finora ha, più o meno giustificatamente, espresso. Mi spiego meglio: ci sono stati periodi in cui c’era il margine affinché il sindacato o le categorie potessero legittimamente fare il proprio gioco. Oggi le cose sono diverse”.
Sembra di sentir parlare Marchionne.
“Guardi, se noi non ci mettiamo a riscrivere le nostre regole alla luce delle logiche di mercato rischiamo di non risollevarci più. Le aziende devono trovare qui a San Marino un contesto favorevole. Paradossalmente lo possiamo fare anche ora che siamo in black list, se siamo bravi a colmare questo svantaggio e se riusciamo ad essere competitivi malgrado tutto. Io sono già al lavoro, conto nel giro di un paio di mesi, forse tre, di presentare già una bozza della riforma del mercato del lavoro su cui aprire un confronto”.
Sarebbe una svolta epocale.
“Non è un processo facile, ma io credo molto nella responsabilità delle parti sociali. Io personalmente offro la mia disponibilità a lavorare per il futuro, per questo futuro”.
Poi c’è la questione frontalieri, ancora aperta. A San Marino i lavoratori italiani si sentono discriminati, in Italia vedono la franchigia perennemente appesa ad un filo.
“I lavoratori frontalieri hanno ragione, sono un patrimonio per il nostro Paese e si sentono comprensibilmente maltrattati da una parte e dall’altra. Io personalmente mi adopererò per una soluzione unica ai due problemi (la cosiddetta “supertassa” e la franchigia sempre in bilico, ndr), soluzione che a rigor di logica rientrerebbe nell’accordo contro le doppie imposizioni ma che pragmaticamente potrebbe essere stralciata e inserita in un provvedimento ad hoc. Penso al modello svizzero, per esempio. Diciamo che se il blocco permane questa potrebbe essere una strada da seguire. E le questioni dei frontalieri, che sono italiani ma che ritengo lavoratori sammarinesi perché contribuiscono alla crescita del sistema sammarinese, è una delle mie personali priorità assolute”.
Abbiamo parlato di Italia, chiudiamo col nodo italiano. La recente risposta del Sottosegretario Sonia Viale è stata piuttosto cruda.
“Innanzitutto io ritengo che a volte le letture possono anche essere arbitrarie, ma questa è la politica e dobbiamo accettarlo. Diciamo che il nostro Governo ha lavorato, ma su alcune delle osservazioni arrivate da Roma si può fare ancora molto. Sono dell’idea che risolvere lo stallo con l’Italia sia la priorità assoluta, non credo in letture alternative che non passino dalla soluzione di questo nodo. E allora per far fronte a questa chiusura, per superare le criticità, dobbiamo mettere in campo progetti affidabili, persone affidabili e politiche affidabili. Solo così, lavorando duro in questa direzione, riusciremo a dimostrare all’Italia che siamo un partner su cui poter contare. Perché non possiamo aspettare di arrivare a fornire le prove definitive che questo cambiamento è stato compiuto. Servirebbe troppo tempo e il tempo noi non ce l’abbiamo. Se non si risolve la questione Italia entro pochi mesi allora il problema sarà davvero molto grave”.

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