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Referendum, Simona Michelotti: Le imprese non possono aspettare

da Redazione

Sul referendum di domenica Fixing abbiamo voluto sentire il parere di alcuni imprenditori. Questo perché sono i primi ad essere interessati da un voto che vuole tornare indietro ad un anno fa, a prima dell’approvazione della Legge n.82/2010. Ecco il parere di Simona Michelotti, Amministratore Unico del Gruppo SIT e Presidente della Camera di Commercio.

SAN MARINO – Sul referendum di domenica Fixing abbiamo voluto sentire il parere di alcuni imprenditori. Questo perché sono i primi ad essere interessati da un voto che vuole tornare indietro ad un anno fa, a prima dell’approvazione della Legge n.82/2010 che prevede per la cessione da parte dello Stato dei terreni ad esclusivo uso industriale e artigianale il sì del Consiglio Grande e Generale con la maggioranza assoluta (30 consiglieri) e non più la maggioranza qualificata (i 2/3 dell’Assemblea).
I discorsi fatti in questi giorni dal comitato per il no (e dai partiti di opposizione) mettono da una parte la Legge n.82/2010, dall’altra la salvaguardia del territorio.
Ma qual è la posizione degli imprenditori?
Simona Michelotti, Presidente della Camera di Commercio nonché amministratore unico del Gruppo SIT difende lo spirito del provvedimento ma nel contempo solleva una perplessità.
“La gestione delle aziende impone tempi rapidi, un imprenditore che ha bisogno di sviluppare la propria attività non può restarsene con le mani in mano guardando i politici di turno che si fanno i dispetti l’un l’altro gravando sulle spalle di chi cerca di fare economia a San Marino. Perché questo è ciò che è successo negli ultimi anni: tempi lunghissimi per l’individuazione di un’area nel PRG e poi si bloccava tutto quanto in fase di approvazione da parte del Consiglio Grande e Generale. Ecco perché dico che la legge n.82 va nella direzione delle imprese, parlo delle imprese sane quelle che producono e che necessitano di spazio per farlo. Purtroppo però devo anche aggiungere che nel corso degli anni mi sono tristemente resa conto che dietro a tutti i provvedimenti che nascono anche con logiche pulite e di valore, si cela lo speculatore, il furbo di turno, l’individuo senza scrupoli. Che riesce a piegare la legge per le sue convenienze personali. Ecco, è questo che mi fa spaventa. D’altro canto non è giusto votare per l’abrogazione di una legge che ha un senso per paura dell’eventualità che qualcuno possa sporcarla”.
Quindi la sua posizione è sì contraria al quesito referendario ma sul chi va là, contro le eventuali strumentalizzazioni.
“E’ così. Le imprese non possono venire danneggiate dai tempi biblici della nostra politica, ma nel contempo non possiamo rischiare di veder rovinato il nostro bel territorio. Dirò di più: un altro pericolo è quello che sulle aree industriali si faccia speculazione. E allora la politica tutta, maggioranza e opposizione, devono stare ben attenti e vigilare su chi le compra: devono essere imprenditori con piani industriali ben precisi, non si possono cedere terreni agli speculatori che poi le rivendono a prezzi esorbitanti. Si deve prevedere un meccanismo per cui se uno compra un terreno e non impianta in tempi ragionevoli un’attività questo terreno torni allo Stato”.

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