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Arzilli: Referendum troppa disinformazione

da Redazione

Appuntamento referendario importante il 27 marzo. I cittadini sono chiamati a rispondere sull’abrogazione della Legge del 5 maggio del 2010 numero 82. Per Marco Arzilli "occorre dare risposte alle imprese serie che fanno crescere l’occupazione". Un no deciso, dunque, al quesito referendario in questione.

di Saverio Mercadante

SAN MARINO – Appuntamento referendario importante il 27 marzo. I cittadini sono chiamati a rispondere sull’abrogazione della Legge del 5 maggio del 2010 numero 82. Il Consiglio Grande e Generale nei giorni scorsi ha respinto l’ordine del giorno proposto da Sinistra Unita che mirava all’accoglimento del quesito referendario sull’inalienabilità dei terreni pubblici per evitare la consultazione.
“Noi vogliamo che il Paese cresca e contemporaneamente dare risposte alle imprese serie che fanno crescere l’occupazione. Quindi bisogna offrire una concreta opportunità di espansione”. Sono le parole del Segretario di Stato per l’Industria Marco Arzilli a pochi giorni dalla celebrazione del quesito referendario.
“E a volte – continua il titolare del dicastero – questo succede sui terreni dello Stato. Ora per evitare speculazioni e cambi d’uso si è scelto di privilegiare i beni dello stato superando però quel vincolo dei due terzi della maggioranza in Consiglio solo ed esclusivamente per le aree industriali. E su questo c’è molta disinformazione e credo che sia grave per lo svolgimento del referendum. Lo ripeto, solo per queste aree si è scelto di usare la maggioranza assoluta e non quella relativa sui presenti, trenta consiglieri su cinquantotto, per poter assegnare un terreno per un progetto di sviluppo economico”.
“Questo servirebbe per accelerare le risposte dello Stato. In passato si è visto – sottolinea con forza Arzilli – che con l’altro tipo di maggioranza si è creato di fatto un perdurante immobilismo e si sono perse grandissime occasioni di sviluppo”.
“E’ ovvio che la maggioranza si assume la responsabilità di quello che fa. Ma questa scelta è importante perché spazziamo via la possibilità della speculazione politica dalle scelte di sviluppo industriale. L’unico obiettivo che vogliamo raggiungere è sapere se San Marino è un paese che fa impresa, oppure no. Siamo d’accordo che il territorio è di tutti e quindi le nostre decisioni saranno estremamente ponderate. E il fatto che le due Segreterie di Stato debbano presentare comunque progetti di sviluppo, non semplici domande, in Consiglio, testimonia in questo senso”.
“Adesso aspettiamo l’esito del referendum. Abbiamo considerato – commenta ancora il Segretario di Stato – inopportuna l’ipotesi di evitarlo. E’ giusto che i cittadini si esprimano. Vorremmo solo che ci sia più informazione e meno polemica. Purtroppo, mi sembra che sia stato trasformato in un referendum politico”.
“Certo se fossi stato presente nel mio ruolo qualche decina di anni fa avrei perorato una scelta di tipo lussemburghese: terreni dello stato in uso, piuttosto che cederli in via definitiva. Scelta forse più lungimirante che avrebbe evitato molte polemiche e avrebbe consentito di dare risposte più celeri. Se non è stato fatto tutto questo le responsabilità sono certamente diffuse”.
“Se vinceranno i ‘sì’ torneremo alla vecchia situazione. Abbiamo tenuto – conclude Arzilli – giustamente ferme le richieste in attesa della celebrazione del referendum e se non passeranno ognuno si prenderà le sue responsabilità. Se succederà il contrario, vorrà dire che la politica avrà fatto un salto in avanti. E giusto in ogni caso che i cittadini si esprimano. Noi abbiamo mandato una cartolina informativa alle famiglie per chiarire nel modo corretto i termini del quesito referendario. Intanto continuiamo il nostro lavoro di assegnazione per quei progetti che riteniamo importanti e che comunque sono stati molto ridimensionati a causa della crisi”.
Nella cartolina inviata alle famiglie si chiarisce che la legge del 5 maggio 2010 numero 82 prevede che esclusivamente i trasferimenti di proprietà di terreni pubblici ad uso industriale e artigianale, sono autorizzati dal Consiglio Grande e Generale con la maggioranza assoluta dei suoi componenti (30 su 58). Non è, quindi, sufficiente la maggioranza semplice dei consiglieri, prevista per l’approvazione di qualsiasi legge ordinaria dello Stato (metà + 1 dei presenti alla seduta).
Pertanto il trasferimento di proprietà di qualsiasi altro bene immobile dello Stato è autorizzato con la maggioranza qualificata dei 2/3 dei componenti del Consiglio Grande e Generale, come previsto dalla Legge 5 novembre 2004 numero 154 “Trasferimenti di proprietà di beni immobili dell’Ecc.ma Camera”.
Le ragioni della legge risiedono in questo: consentire nuovi insediamenti e/o l’ampliamento di imprese industriali ed artigianali che presentino progetti di sviluppo con positive ricadute economiche e occupazionali sull’intero sistema; dare risposta concreta alle richieste avanzate da tempo dalle associazioni di categoria del settore imprenditoriale; consentire alla maggioranza, presente e futura, di attuare una politica economica volta a promuovere il progresso del Paese, evitando che la strumentalizzazione propria della contrapposizione politica possa ritardare od ostacolare la realizzazione di valide iniziative imprenditoriali.

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