Home FixingFixing Tutto il Giappone vacilla sotto la sindrome Hiroshima

Tutto il Giappone vacilla sotto la sindrome Hiroshima

da Redazione

Quindici minuti ancora e poi tutti a casa . Gli analisti valutano nel breve periodo una perdita di almeno 55 miliardi di dollari. Ma la terza potenza economica del mondo ha un solido sistema di ammortizzatori anti catastrofe.

di Saverio Marcadante

 

Quindici minuti ancora e poi tutti a casa. La Borsa di Tokio si avviava freneticamente come sempre a chiudere la sessione di venerdì quando il violentissimo terremoto di magnitudo 9.0 della scala Richter si è abbattuto al largo delle acque della prefettura di Ibaraki. Lunedì mattina un’altra onda violentissima si è abbattuta sulla Borsa di Tokyo: ha chiuso in calo di oltre il 6%, l’indice è sceso a 9.600 punti, dopo l’esplosione del terzo reattore di Fuskushima la Tokyo electric power, il gestore dell’impianto nucleare, ha perso il 24%. In calo netto anche i titoli automobilistici. Martedì la Borsa di Tokyo era in picchiata già nella mattinata: -14,4% risalita a -10% dopo l’intervento della Banca Centrale nipponica. La Banca Centrale giapponese è corsa subito ai ripari: aveva dapprima previsto di sostenere i mercati in due trance, una prima lunedì mattina e una seconda mercoledì, ha anticipato invece la seconda iniezione di liquidità immettendo nel mercato altri 7 mila miliardi di yen. E ha mantenuto i tassi attuali tra lo zero e lo 0,1% per facilitare i finanziamenti. Gli analisti valutano che il terremoto e lo tsunami potrebbero aver divorato nel breve periodo almeno un punto percentuale del Pil , circa 55 miliardi di dollari. Altre valutazioni andranno fatte sui costi della ricostruzione degli enormi danni infrastrutturali nella regione nordorientale del Giappone. Ma l’economia giapponese dovrebbe essere in grado di reggere un colpo di inaudita violenza come questo. Tokyo ha un solido sistema di ammortizzatori anti-catastrofe: assicurazioni private e ricchi fondi pubblici pronti a fare fronte alle emergenze. Dovrebbe essere quindi difficile che il debito sia declassato. L’altra grande emergenza sono le centrali nucleari. Torna l’incubo di Chernobyl. Mentre andiamo in stampa le agenzie battono un’esplosione nel reattore 2 della centrale nucleare di Fukushima, e un incendio nel n. 4, che è stato però spento. La nube radioattiva potrebbe arrivare a Tokyo. Il premier Naoto Kan, alla televisione ha affermato che tutti coloro che vivono a un raggio di 20 km dal primo reattore devono lasciare immediatamente l’area. Incredibilmente le centrali nucleari giapponesi non erano collegate al sistema di allarme rapido installate nel 2007 che pone il Giappone all’avanguardia nel mondo. Vengono ritenute talmente importanti si stava approntando una rete dedicata: era ancora in fase di test quando venerdì il terremoto ha colpito il Giappone. L’altro paradosso: il terremoto è stato talmente potente che il sistema di “early warning” ha comunicato attraverso sms sui cellulari l’allarme solo tra gli 8 e i 60 secondi prima della scossa. Tv e radio hanno interrotto i programmi per trasmettere l’allarme. I treni ad alta velocità, su input informatico hanno rallentato e si sono fermati per evitare il deragliamento. Ma non è bastato. Anche contro la velocità spaventosa dello tsunami, può raggiungere velocità di mille km l’ora, il sistema ha potuto fare ben poco. Troppo violento il terremoto e troppo vicino alla costa. Sulle spiagge più vicine all’epicentro il segnale di pericolo è arrivato con 5-10 secondi di anticipo. Procedendo verso ovest e nord-ovest i margini sono leggermente migliorati: 25, 30, fino a 40 secondi prima dell’arrivo dell’onda stragista. In tutto il mondo si è scatenata la discussione sulla sicurezza del nucleare dopo la tragedia nel Pacifico. Angela Merkel ha deciso di chiudere due centrali nucleari e la Svizzera ha bloccato la procedura per tre altre nuove centrali. I 16 reattori tedeschi ancora attivi sono circondati dai 59 impianti francesi e da altri presenti nella repubblica ceca, in quella slovacca, in Svizzera, in Svezia. L´Austria ha rivolto l’invito ai ministri dell´Ambiente Ue di avviare stress test obbligatori. Per non parlare degli Stati Uniti che hanno quattro centrali nucleari in Califormia in prossimità della Faglia di Sant’Andrea. Lì il Big One lo aspettano da sempre. Negli USA già sono attivi 104 reattori in 31 stati. E in costruzione 3 dei 65 nuovi reattori che stanno sorgendo in tutto il mondo coperto già da 440 impianti. Un terzo degli impianti Usa ha gli stessi parametri della centrale giapponese di Fukushima. Che infatti aveva affrontato stress test per una scossa che non superasse i 7,9 gradi Richter. Non quel 9.0 che ha devastato il Sol Levante. L’Italia, paese ad eterno rischio sismico come il Giappone dopo il referendum del 1987 e l’abbandono dell’atomo, ora sta tentando di rilanciare un piano per la costruzione di quattro impianti. Il progetto Enel si basa sulla tecnologia francese Epr di terza generazione e dovrebbe costare complessivamente 18 miliardi di euro. La prima centrale da 5 miliardi potrebbe essere attiva a partire dal 2020. Ma Berlusconi è per ora in tutte altre faccende affaccendato. Mancano i soldi e i ritardi sono già pesanti rispetto alle iniziali tabelle di marcia del governo.

Forse potrebbe interessarti anche:

Lascia un commento