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Emergenza catastrofi La nuova arca di Noah

da Redazione

E’ un’enorme futuristica costruzione alta 350 metri, larga 600 e con una superficie calpestabile di oltre 9 milioni di metri quadri. Al suo interno 20.000 appartamenti, tre alberghi, scuole, ospedali e l’immancabile, molto stelle e strisce, casinò. Ma vi trovano posto anche speciali ascensori per il “pendolarismo verticale” e tapis roulant per i pedoni.

di Saverio Marcadante

 

La natura si rivolta contro l’uomo iperteconologico del terzo millennio e lo spazza via. Ha distrutto un pezzo di Giappone, ha devastato New Orleans nel 2005 dopo il passaggio di Katrina, l’uragano killer. Si abbatté sulle coste statunitensi affacciate sul Golfo del Messico con venti a 205 km/h. Mise in ginocchio la Louisiana e allagò quasi completamente la città portando morte e distruzione. Quasi in tutti gli argini dell’area metropolitana di New Orleans si aprirono delle brecce quando l’uragano passò a est della città. L’ottanta per cento dell’area metropolitana e molte zone vicine furono sommerse dall’acqua. E proprio sulla scia di quella strage di immane proporzioni un team di architetti e designer americani, guidati da E. Kevin Schopfer ha reinterpretato l’idea biblica di Arca di Noè. Ha messo a punto un’enorme città galleggiante ecologica, autosufficiente, dotata di tutti i confort necessari sulla quale si potranno mettere in salvo sino a 40.000 persone in caso di uragani o altre devastazioni provocate dalla natura. Il suo nome è New Orleans Arcology Habitat (Noah). E’ un’enorme futuristica costruzione alta 350 metri, larga 600 e con una superficie calpestabile di oltre 9 milioni di metri quadri. Al suo interno 20.000 appartamenti, tre alberghi, scuole, ospedali e l’immancabile, molto stelle e strisce, casinò. Ma vi trovano posto anche speciali ascensori per il “pendolarismo verticale” e tapis roulant per i pedoni. Il vero valore aggiunto del progetto risiede nella sua forma triangolare e al fatto di essere costruita con speciali pannelli anti-uragano. In questo modo la struttura della città galleggiante sarebbe in grado di lasciarsi attraversare dai fortissimi venti delle tempeste, limitandone gli effetti distruttivi e proteggendo la popolazione. La struttura è costituita da tre torri che convergono alla sommità dando vita a un gigantesco tetraedro vuoto all’interno: la scelta di questa forma non è stata dettata solo da motivi di design ma da precise esigenze costruttive. Il triangolo è una delle forme più rigide utilizzabili nella progettazione mentre lo spazio aperto al centro consente a NOAH di resistere senza problemi a venti da oltre 200 km/h come quelli che nel 2005 hanno spazzato la città. Non solo: l’utilizzo dell’acqua al posto delle fondazioni tradizionali mette al riparo NOAH e i suoi abitanti dal rischio di inondazioni e allagamenti. Secondo il capo-progetto Kevin Schopfer “la prima sfida è quella di superare i danni psicologici e fisici causati dagli eventi naturali. La necessità di fornire un ambiente sicuro e stabile è fondamentale per garantire un recupero a lungo termine e per il benessere economico della città intera. Il secondo punto da affrontare è che New Orleans è stata in gran parte edificata a livello del mare, quando non al di sotto, condizione che la rende particolarmente incline a subire inondazioni e onde di tempesta. Il terzo problema infine è rappresentato dal terreno sul quale poggiano le fondamenta gli edifici cittadini: un suolo morbido costituito da argilla e sabbia che ostacola la costruzione di grandi strutture”. Noah sarà anche un città dallo stile super ecologico: turbine eoliche e idriche per la produzione di energia, sistemi di recupero e storaggio dell’acqua potabile, dispositivi di riscaldamento e di condizionamento eco-compatibili e depurazione delle acque nere. La città inoltre è progettata per galleggiare in una posizione fissa all’interno di un bacino largo 365 metri e profondo quasi ottanta. Nell’idea di Schopfer e dei suoi colleghi NOAH dovrebbe essere costruita nei pressi di New Orleans, lungo le sponde del Mississipi, con l’obiettivo di offrire agli abitanti della città la sicurezza fisica e psicologica necessarie alla rinascita post catastrofe. Interessante anche l’origine del nome. Noah è il nome che gli anglosassoni danno a Noè, il patriarca biblico che salvò tutte le specie animali dal diluvio universale. Ma Noah è anche un neologismo (creato negli anni Sessanta dall’architetto italiano Paolo Soleri) composto dalle parole architettura ed ecologia. Il suo significato si riferisce dunque al concetto di un enorme edificio in grado di mantenere un’ecologia interna a fronte di una densità abitativa estremamente alta.

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