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San Marino, contro la finanziaria sciopero generale natalizio

da Redazione

Il quadro della CSU ha deciso di indire uno sciopero generale. Contro la Finanziaria. Sotto Natale. I lavoratori (sì ma quanti?) incroceranno le braccia in un giorno ancora imprecisato tra il 13 e il 23 dicembre.

L’economia è in sofferenza, le imprese sono già provate dalla crisi (CIG saldamente attorno quota 1.000 lavoratori ogni mese), il Governo è costretto a fare i salti mortali per raffazzonare una Finanziaria che parte da un deficit di 70 milioni? In questo contesto il sindacato ha deciso di mettere, sotto l’albero, uno sciopero generale, contro la Finanziaria. Uno sciopero che quindi dovrebbe essere la panacea per tutti i mali, ma anche un’occasione per ribadire che la trattativa per il rinnovo dei contratti – praticamente tutti in scadenza a fine anno – non potrà transigere sul mantenimento del potere d’acquisto dei salari.

Comunque sia lo sciopero generale si farà, in un periodo tra il 13 e il 23 dicembre, a meno che il Governo non stravolga la linea della Finanziaria così com’è stata impostata, recependo le proposte che la CSU ha inviato al Congresso di Stato.
La decisione è stata presa ieri mattina dall’Attivo Generale dei quadri CSU, a Valdragone, che ha approvato all’unanimità il documento comune per i rinnovi contrattuali di tutte le categorie. Intanto già domani parte il ciclo di assemblee zonali intercategoriali, che chiameranno a raccolta i lavoratori di tutti i settori e i pensionati, per parlare di finanziaria, rinnovi contrattuali e sviluppo della mobilitazione.

L’Attivo ha confermato il pesante giudizio sulla finanziaria, esprimendo condivisione per le proposte di integrazione e modifica della CSU. È una finanziaria ispirata dai potentati economici, perché colpisce unicamente i lavoratori dipendenti e i pensionati e lascia intatte le altre categorie; non fa nessuna scelta di equità fiscale per allargare la base imponibile, e non tassa gli appartamenti sfitti, le concentrazioni immobiliari e le abitazioni di lusso; non tutela l’economia sana, colpita dalla crisi, e non imposta nessun nuovo modello di sviluppo; al grave disavanzo dei conti pubblici risponde solo con la creazione di debito, creando una spirale debitoria molto pericolosa; interviene su materie, come le pensioni, la riforma della Pubblica Amministrazione, che in nessun caso è possibile eludere il confronto con il sindacato. Si riportano, di seguito, le richieste di modifica e integrazione della CSU.

OSSERVAZIONI SPECIFICHE ALL’ARTICOLATO

Art. 41 (Mutuo a pareggio)
Riguardo all’accensione di un mutuo di oltre 39 milioni di euro, si osserva che l’impegno finanziario dello Stato sta diventando particolarmente pesante, soprattutto se sommato ai circa 71,5 milioni di euro della variazione di bilancio 2010 ed ai circa 43 milioni di euro di debito residuo per prestiti a lunga scadenza, nonché in considerazione delle fidejussioni concesse a Banca Centrale finalizzate a garantire la necessaria liquidità alle banche sammarinesi. Di fatto San Marino sta ipotecando in termini economici le risorse per il futuro, sottovalutando colpevolmente.

Art. 44 (Finanziamento Camera di commercio)
Si rileva che il contributo alla gestione della Camera di commercio andrebbe riproporzionato alla partecipazione degli azionisti in base alle quote .

Art. 45 (Prestiti obbligazionari dello Stato finalizzati ad investimenti ed al consolidamento del debito pubblico)
Questa scelta, allo stato delle cose, appare pericolosa proprio perché concepita in assenza di un progetto di sviluppo e di specifici interventi di investimento. Pertanto in assenza di una finalizzazione precisa e realmente efficace dell’impiego delle risorse, il rischio che il prestito obbligazionario venga utilizzato per coprire il deficit, si ritiene non sostenibile.

Art. 49 (Imposta complementare sui servizi)
Come tutte le imposte indirette finirà per colpire indistintamente l’utente finale, il quale sarà il vero soggetto destinatario dell’imposta. Pertanto la misura dovrà contestualmente contenere efficaci meccanismi che impediscano rincari sui costi dei servizi.

Art. 50 (Addizionale straordinaria IGR)
Per la CSU non è accettabile il prelievo sull’IGR così come indicato perché mette sullo stesso piano i lavoratori dipendenti e i soggetti economici, quando permangono sostanziali differenze sull’accertamento dei redditi e sui benefit legati allo status di lavoratore autonomo. Inoltre il mondo del lavoro dipendente è significativamente provato dagli effetti della crisi economica in termini di riduzione del reddito, perdita di posti di lavoro, mancati rinnovi contrattuali, aumento delle imposte indirette e da un’inflazione che è in costante crescita.

Art. 51 (Imposta straordinaria sui redditi da pensione)
Il prelievo indicato appare improprio dal momento che la legge 8.11.2005 n. 157 prevede all’art. 12 “l’istituzione di un contributo improntato all’equità tra i pensionati e gli assicurati”; operazione questa, mai realizzata per responsabilità di governo.

Art. 63 (Pensionamento del personale alle dipendenze dello Stato)
La trattazione di tale materia, nel merito e nel contesto della legge finanziaria, risulta del tutto inappropriata. La maturazione dei requisiti per il pensionamento, infatti, non costituisce giusta causa di licenziamento come sancito nella legge del 1983. Inoltre contraddice la filosofia della più recente riforma del 2005, laddove persegue l’obiettivo della permanenza il più a lungo possibile degli assicurati nell’ambito del sistema, a beneficio del Fondo Pensioni.

Ma ciò che emerge con grande evidenza è la dicotomia tra l’obiettivo che evidentemente il Governo voleva ottenere con tale provvedimento, e il risultato ottenibile sulla base delle norme. Infatti i dipendenti pubblici, nel periodo intercorrente tra i 56 e i 60 anni, ricevono la prestazione pensionistica dallo Stato e non dal Fondo Pensioni ISS, pertanto nello stesso periodo il Bilancio dello Stato si troverà a dover sopportare sia l’erogazione delle prestazioni previdenziali, sia – seppure in numero ridotto – quella degli stipendi dei dipendenti che l’Esecutivo vorrà incaricare nei posti vacanti

Artt. 64 – 65 – 66 – 69 (Turnover) (Riserva) (Disposizioni diverse sul personale alle dipendenze dello Stato) (Produttività ed organizzazione)
Si chiede il ritiro di tali articoli in quanto rappresentano contenuti di natura prettamente contrattuale. L’operazione che verrebbe messa in atto con questi provvedimenti andrebbe a vanificare e snaturare gli obiettivi e le linee di riforma della Pubblica Amministrazione approvati dal Consiglio Grande e Generale a partire dalla relazione del Segretario di Stato per gli Affari Interni, l’ordine del giorno fino alla legge quadro. Pertanto si chiede di riportare tali temi al tavolo di confronto tra Governo e CSU per affrontarli in forma organica attraverso il metodo del confronto costruttivo. Circa la prevista “riduzione della spesa complessiva per gli oneri retributivi pari ad almeno il 2%” quale risultato di situazioni tra loro contrapposte, chiediamo di conoscere la quantificazione della spesa prevista per esternalizzazioni e in quali ambiti si intende intervenire; valutazioni queste che sicuramente sono state compiute per poter dimostrare la bontà della scelta.

Ciò detto, rileviamo come questi provvedimenti siano la rappresentazione del fallimento del processo di Riforma della Pubblica Amministrazione fin qui realizzato, poiché vanno in segno diametralmente opposto agli obiettivi di efficienza, autonomia, valorizzazione delle professionalità, delle competenze e dei titoli di studio. I contenuti presenti sono del tutto inaccettabili in quanto riporterebbero il potere politico a gestire direttamente le assunzioni nella Pubblica Amministrazione, mentre invece l’accesso al settore pubblico deve essere un’opportunità riconosciuta e garantita a tutti i cittadini attraverso lo strumento del concorso pubblico.

Art. 68 (Adeguamento disposizioni legge n.71/1991 e decreto n. 37/2006)
Circa la percentuale del 10% indicata quale tetto massimo di personale con invalidità da assumersi nella Pubblica Amministrazione, si rende necessario precisare come viene determinata la base di calcolo. Inoltre, considerato lo sbarramento agli accessi nella P.A., è indispensabile stabilire e rendere pienamente applicativa la disposizione per cui l’assunzione nelle imprese private avviene in maniera effettivamente obbligatoria, così come previsto dalle norme.

Art. 74 (Piani di investimento)
Nell’ottica di reperire nuove risorse per il Bilancio dello Stato non si può prescindere dal seguire procedure all’insegna della trasparenza e delle pari opportunità per tutti i cittadini nella vendita di proprietà pubbliche.

Art. 77 (Modificazioni al Decreto 20 gennaio 2000 n. 10)
Rispetto a questa forma di rapporto fra lo Stato e i privati in materia di opere pubbliche, si esprimono forti perplessità in quanto non si ravvisa nel nostro sistema la necessaria efficienza dei meccanismi di controllo tali da impedirne distorsioni nella applicazione. Pertanto si chiede di cassare la proposta di modifica dell’art. 14 Decreto 20.01.2010 n. 10.

LE PROPOSTE CSU

Art. 46 (Progetto San Marino Card)
Si richiede di consolidare e potenziare lo strumento della Smac-card, promuovendone la diffusione ed incentivando la convenienza all’utilizzo. Nello specifico si chiede di riconvertire il provvedimento di riduzione della monofase del 2%, estendendola alle aliquote inferiori, accreditando l’importo equivalente direttamente sulla Smac-card dell’utente. In tal modo si avrebbe un effettivo beneficio per il consumatore e al tempo stesso un aumento dei consumi interni a tutto vantaggio delle categorie economiche. Chiediamo inoltre di rendere la Smac-card obbligatoria per gli esercenti di settori merceologici fondamentali quali: alimentari, elettronica ed elettrici, abbigliamento, libri, carburanti e servizi.

Art. 50 (Addizionale straordinaria IGR)
Non è più rinviabile, neppure con i tempi della riforma tributaria, un intervento “riequlibratore” sui redditi da lavoro autonomo. Pertanto chiediamo di fissare una base minima di reddito da lavoro autonomo non inferiore a 25 mila euro, su cui calcolare l’imposta IGR e la eventuale relativa addizionale straordinaria. Per le molteplici considerazioni esposte nel presente documento, si respinge l’introduzione di tale prelievo sui redditi dei lavoratori dipendenti.

Art. 53 (Rendite catastali)
Si chiede di esentare la prima casa e altri fabbricati e terreni fino a una rendita catastale di Euro 1.500. Inoltre per la CSU è giunta l’ora di introdurre una patrimoniale per gli appartamenti sfitti e le concentrazioni immobiliari. Attribuire alle società di leasing lo status di sostituto di imposta.

Art. 58 (Strumenti di protezione sociale)
L’importo stanziato di 700.000 € è del tutto inadeguato rispetto al momento di grave crisi economica che stiamo attraversando. Il ricorso crescente a questo strumento sociale testimonia la sofferenza economica in cui sempre più famiglie e persone vengono a trovarsi. Si chiede pertanto di aumentare sensibilmente l’importo stanziato, portandolo ad almeno un milione di euro, affinché possa essere fornito un sostegno economico ad un numero superiore di persone. Si chiede di congelare i mutui dello Stato e i prestiti prima casa per quelle persone collocate in cassa integrazione e/o mobilità, rinegoziando con gli interessati condizioni per loro sostenibili.

Art. 62 (Programmazione socio-educativa)
Si chiede che il contributo statale venga erogato a tutti gli utenti che accedono ai servizi erogati da strutture accreditate.

Art. 70 (Promozioni ed incentivazioni nel settore energetico)
A conti fatti, lo stanziamento per promuovere una legge innovativa e foriera di concrete opportunità di sviluppo economico, risulta scarsamente attrattivo. Si chiede di investire maggiormente nelle possibilità offerte dal perseguimento dell’obiettivo di risparmio energetico, destinando maggiori risorse a tale scopo.

Interventi a favore delle famiglie. Ampliamento ed aumento delle passività deducibili.
In sede di riforma del sistema fiscale le politiche per la famiglia dovranno essere centrali, tenendo conto della composizione dei nuclei familiari e dei redditi complessivi.

Beni strumentali
Ad oggi, in considerazione del numero particolarmente rilevante di operatori economici in Repubblica, si registra un utilizzo particolarmente diffuso di tassazione vantaggiosa per i beni strumentali. È altresì diffusa la pratica di utilizzare tali condizioni di vantaggio per beni ad uso familiare, deformando in tal modo le finalità delle norme e generando ulteriori elementi di privilegio nella società. S’impone a tal proposito un intervento che ridefinisca i contorni di tale normativa e ne limiti l’applicazione unicamente agli scopi legati all’attività economica.

Innovazione e ammodernamento
Non abbiamo riscontrato nel documento interventi di innovazione, ammodernamento e informatizzazione della macchina dello Stato. Questo costituisce un grave limite per il raggiungimento di livelli di piena efficienza e funzionalità della Pubblica Amministrazione, per accrescere il suo ruolo di supporto attivo delle attività economiche e sociali del paese.

Fondi Pensioni
Si ritiene intanto indispensabile trasferire le risorse del Fondo di accantonamento dalla forma tecnica dei CD (certificati di deposito) a quella dei PCT (pronti contro temine), fermo restando per questi ultimi il requisito di elevato rating previsto dal regolamento. Questa indispensabile diversificazione della tipologia di investimento è un presupposto necessario per garantire una maggiore sicurezza e garanzia rispetto ad un’unica forma tecnica. I rilevanti rendimenti proposti nelle ultime aste relativamente ai CD, riteniamo che non possano e non debbano essere l’unico elemento di valutazione; siamo convinti che la diversificazione è la maggiore garanzia derivante da operazioni di PC/T con titoli sottostanti ad elevato rating possa ampiamente controbilanciare un eventuale rendimento più contenuto.

Sempre nell’obiettivo primario di dare la massima tutela e garanzia ai Fondi Pensione, riteniamo inoltre necessario un graduale riposizionamento degli investimenti dei Fondi di riserva, oggi concentrati sui maggiori istituti di credito, spostandoli verso altri, i quali però dovranno fornire più adeguate garanzie di solidità finanziaria e patrimoniale, non escludendo nel prossimo futuro anche la possibilità di affidarsi ad investimenti esterni. Una maggiore apertura verso primarie istituzioni finanziarie internazionali servirebbe anche ad impedire la possibilità di concretizzare eventuali accordi di “cartello” tra gli istituti di credito sammarinesi.

In ogni caso si rende necessario che le stesse garanzie assicurate dallo Stato sammarinese al sistema bancario, vengano estese anche agli investimenti legati ai fondi pensioni.
 

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