Home FixingFixing L’Emilia-Romagna? E’ solo Cosa Nostra

L’Emilia-Romagna? E’ solo Cosa Nostra

da Redazione

L’imprenditore calabrese Gaetano Saffioti, da anni testimone di giustizia, ha vissuto a lungo a Bologna, conosce nomi e cognomi di imprenditori collusi, afferma un paradosso agghiacciante. “L’Emilia Romagna non ha infiltrazioni, ma è del tutto impregnata di mafia”.

di Saverio Mercadante

 

Il suo cadavere fu ritrovato seduto sull’erba con le spalle appoggiate ad un terrapieno: un foro in fronte, precisamente tra l’occhio e il naso. Così è morto nel maggio del 2004 Antonio Dragone. L’ex bidello di Cutro era arrivato a Reggio Emilia negli anni ’80 in soggiorno obbligato. Riesce subito a creare una struttura famigliare molto robusta occupandosi all’inizio del traffico di sostanze stupefacenti e di estorsioni nei confronti di persone di origine cutrese: a migliaia sono emigrate in tutti questi anni a Reggio. Dragone utilizza l’Emilia soprattutto per reinvestire e riciclare i profitti illeciti. Il mattone, come sempre è uno dei mezzi migliori per impiegare denaro di cui si vuole nascondere l’origine. Cutrello, crasi di Cutro e Brescello, il paese di Don Camillo e Peppone, è il nome dei quartieri degli immigrati calabresi. Si sono costruiti un quartiere di ville praticamente da soli. A Reggio esiste una parte di città chiamata “Cutro town”. Questa dei cutresi di Reggio Emilia, è forse la storia più esemplare dell’assalto della criminalità organizzata in Emilia Romagna. Addirittura già nel 1995 la Dia e il ministero degli Interni avevano rivelato la presenza di 32 clan attivi in Emilia Romagna, con un numero superiore a 2300 affiliati nella Regione. E a conferma di come la regione possa essere un posto sicuro per i criminali, a Bologna, il 20 novembre scorso è stato arrestato Nicola Acri, uno dei killer più pericolosi della ‘ndrangheta: tre ergastoli, latitante dal 2007, aveva il suo covo nel ferrarese, nei pressi di Comacchio. L’imprenditore calabrese Gaetano Saffioti, da anni testimone di giustizia, ha vissuto a lungo a Bologna, conosce nomi e cognomi di imprenditori collusi, afferma un paradosso agghiacciante. “L’Emilia Romagna non ha infiltrazioni, ma è del tutto impregnata di mafia”. Ma già negli anni Novanta i boss Spatola e Contorno dicevano che Bologna era in mano ai Corleonesi. Riina e Provenzano. Anche Hera è stata toccata da sospetti inquietanti. La società ha nel suo gruppo una controllata, Hera Comm Mediterranea, partecipata solo al 50% da Hera. Il restante è della Società Commercio e Rappresentanza srl, attiva nel business dell’energia per gli allevamenti di bufale. Non è possibile sapere chi sono i veri proprietari: l’azionariato è schermato da una fiduciaria, ma i consiglieri che la rappresentano sono Giovanni Cosentino, fratello dell’ex sottosegretario e patron della Aversana petroli, e un suo amico, l’allevatore Enrico Reccia. Il dimissionario Michele Cosentino, coordinatore del PDL, in questi giorni al centro della querelle con Mara Carfagna sulla gestione dei rifiuti campani, era stato raggiunto dall’ordine d’arresto per concorso esterno in associazione mafiosa. A Modena, qualche anno addietro, sono stati arrestati diversi latitanti di elevato spessore criminale. Anche Parma e Piacenza, confinanti con le provincie lombarde, risentono dell’influenza sia degli ‘ndranghetisti che operano in Emilia-Romagna che di quelli che agiscono in Lombardia. Nell’industria del divertimento della costa romagnola non può mancare il gioco d’azzardo. Già in passato c’erano stati scontri tra mafiosi per il controllo delle bische tra Modena e Rimini. Vincenzo Macrì, un paio di settimane fa, per anni alla Direzione Nazionale Antimafia e ora procuratore generale di Ancona, ha lanciato l’allarme: “Il settore turistico riminese, soprattutto quello notturno, attira la ’ndrangheta, la camorra e la mafia siciliana”. Il 22 ottobre Filippo Riccobono, imprenditore, è stato arrestato dagli agenti della Polizia penitenziaria che sono andati a prenderli a casa sua, su delega della procura generale di Palermo. L’uomo dovrà scontare 20 anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione. “Poi c’è San Marino – ha spiegato ancora Saffiotti sempre nell’audio-intervista rilasciata ad Antonio Amorosi e messa on line sul blog dell’ex assessore della giunta Cofferati a Bologna – che è uno Stato molto, molto importante per i traffici della ‘ndrangheta”. Certamente c’è parecchia preoccupazione per le possibili infiltrazioni mafiose sul Titano. Mario Fantini vanta addirittura di averne cacciati di presunti mafiosi dalla Cassa di Risparmio. Il Governo ha mostrato prontezza di riflessi e doverosa attenzione al problema con le azioni messe in campo dalla Segreteria industria. Nessuna ‘ndrina dovrà mettere le mani su San Marino.

Forse potrebbe interessarti anche:

Lascia un commento