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Congresso Pdcs, Pasquale Valentini: Solo un’identità  forte costruisce futuro

da Redazione

Pdcs, la relazione del Segretario politico uscente Pasquale Valentini che ha aperto il  XVIII Congresso della democrazia cristiana di San Marino.

SAN MARINO

XVIII CONGRESSO PDCS

“SOLO UNA IDENTITA’ FORTE COSTRUISCE FUTURO”

RELAZIONE DEL SEGRETARIO POLITICO
PASQUALE VALENTINI

 

 

 

 

San Marino, 26 Novembre 2010

Presidente, Amici Delegati, Illustrissimi Ospiti,

avere l’onore di aprire i lavori del XVIII Congresso del P.D.C.S. mi riempie di soddisfazione ma nello stesso tempo di emozione e di trepidazione per l’importanza e le conseguenze che possono scaturire da questo appuntamento.

Il primo pensiero però voglio rivolgerlo a tutti coloro che hanno reso possibile che questo Congresso si celebrasse, in primis le persone della segreteria coordinate dalla Barbara e tutti coloro che in queste ultime settimane hanno collaborato perché questo momento centrale nella vita del Partito potesse avere luogo. Hanno lavorato in condizioni proibitive e tutti dobbiamo calorosamente ringraziarli perché è solo grazie alla loro sensibilità, intelligenza e generosità se siamo qui ora e ci auguriamo che tutto potrà funzionare al meglio.

A nessuno sfugge l’importanza di questo momento. La Democrazia Cristiana è il Partito di maggioranza relativa: da 62 anni è sulla scena della vita politica sammarinese e dal suo nascere ad oggi è sempre stata un punto di riferimento imprescindibile per la vita sociale e politica del Paese, sia quando ha avuto funzioni di Governo, sia quando è stata all’opposizione. Così oggi si comprende come dalle sorti della Democrazia Cristiana e quindi anche dalle deliberazioni di questo Congresso, possano dipendere sia la compattezza della maggioranza e quindi la tenuta del Governo, sia la possibilità di dare risposte ai problemi gravi e urgenti che il Paese sta vivendo.

 

E proprio la situazione del Paese è il primo aspetto su cui vogliamo concentrare la nostra attenzione, ricordando che la politica e quindi l’esistenza e l’azione del Partito non avrebbero senso compiuto se non in ordine alla possibilità di affrontare i comuni problemi che la comunità vive e trovare le condizioni migliori per superarli.
Credo che non sia esagerato riconoscere che il momento che il Paese sta vivendo sia uno dei più difficili dal dopoguerra, non tanto per le condizioni in cui avviene (oggi siamo ancora in condizioni di benessere abbastanza diffuse), quanto per le incertezze che il futuro riserva.
Alle difficoltà legate alla crisi economica che tutti i Paesi occidentali stanno vivendo si aggiunge, infatti, la necessità di impostare velocemente un nuovo modello di economia e di sviluppo basato sulla trasparenza e sull’adeguamento agli standard internazionali; un cambiamento radicale che ha bisogno del riconoscimento dell’Italia per dare alla nostra azione quel respiro di prospettiva che ancora si fatica ad intravedere.

Ma per impostare un cambiamento come quello richiesto, da dove partire? C’è un soggetto politico in grado di sostenere e di portare questo cambiamento?
Qui si inserisce la riflessione sul nostro Partito, sul Patto, sul tema scelto per questo Congresso.
Per affrontare la crisi che stiamo vivendo, la politica deve interrogarsi sulle ragioni che hanno portato la politica stessa ad allontanarsi dalla gente, cedendo il passo ad interessi personali e partitici.

 

 

 

 

1. Ma guardiamo innanzitutto in casa nostra. Chi siamo e qual è il contributo che noi possiamo dare?
COSA RENDE IL PARTITO FATTORE DI COSTRUZIONE DEL BENE COMUNE?

Se penso che la Democrazia Cristiana è nata in un momento in cui il Paese usciva dallo sfacelo della guerra, dove tutto era da ricostruire perché tutto era stato distrutto, anche i diritti umani più elementari per la violenza delle dittature…,se pensiamo che in tale contesto forze come la D.C. sono state in grado di ricostruire il Paese e più in generale l’Europa e la civiltà di cui oggi godiamo, vuol dire che alla radice c’erano basi straordinarie di energia e di volontà e queste basi straordinarie per la D.C. sono sicuramente da ricercare nella cultura cristiana che ha tenuto insieme il popolo, la nostra base. Una cultura capace di diventare intelligenza della realtà, capace di far nascere forme di solidarietà tra le persone, capace di spingere le persone alla responsabilità della famiglia, del lavoro, dell’impresa; capace di creare un’organizzazione sociale in cui i diritti della persona siano riconosciuti e salvaguardati.
Siamo frutto di una storia che ha avuto come soggetto propulsore una forza politica di questo tipo e nella quale ci sono state e ci sono figure chiave in grado di incarnare questo tipo umano.

 

 

 

 

 

 

Nel IV Congresso del Partito il primo Segretario del Partito Zaccaria Savoretti a cui va il nostro affettuoso saluto diceva: “…Noi siamo convinti che per governare i popoli non sia sufficiente la sola ideologia politica, che non bastino i programmi pur belli che siano; l’azione di colui che governa non potrà mai ottenere gli effetti migliori se non è soggetta ai dettami della coscienza e la coscienza esiste certamente dove c’è una fede religiosa, dove c’è cristianesimo”.
In uno scritto di Clara Boscaglia di cui quest’anno abbiamo celebrato il ventesimo dalla morte si legge: “ciò che ci differenzia dalle altre formazioni politiche che, per altri aspetti, potrebbero avere ideali simili ai nostri, è che il bene comune noi vogliamo raggiungerlo…sollecitando soprattutto quei valori di solidarietà che discendono dalla concezione cristiana, che abbiamo dell’uomo e della comunità in cui egli vive ed opera… un “di più” che porta non a diluire l’identità cristiana a cui ci richiamiamo, ma a valorizzarla e a tradurla in cultura politica, in fare politica”.
È l’immedesimazione con questa storia e la capacità di renderla presente che ci abilitano ad essere soggetto fattivo di costruzione del bene comune.

La più grande soddisfazione di questi 3 anni e mezzo di Segreteria è ciò che il Presidente ha detto: l’aver potuto contribuire questo modo di concepire la politica che è diventato motivo di attrattiva anche per molti giovani.
N.B. il primo compito del P.D.C.S. è sostenere una società e uno stato nel quale esistano luoghi capaci di alimentare l’educazione integrale della persona, compresa la sua dimensione religiosa: non è un compito esclusivo questo del P.D.C.S., altre forze politiche (ci auguriamo tutte) possono condividerlo ma per noi è un tratto distintivo.

 

 

 

2. Cosa emerge oggi dal Paese?
Innanzitutto un’urgenza di prospettiva, il bisogno di sapere con certezza che ci sarà una possibilità di ripresa.

Questa urgenza potrà trovare risposta innanzitutto attraverso una normalizzazione dei rapporti con l’Italia. Non è più tollerabile che lo sforzo di adeguamento del nostro Paese agli standard internazionali di trasparenza e di collaborazione venga ripagato dall’Italia con un atteggiamento di attacco e di chiusura.
Anche da questa assise così importante e partecipata credo si debba levare un appello al Governo Italiano e alla Presidenza del Consiglio in particolare, perché dia ascolto a questa urgenza e possa ripartire un dialogo come dovrebbe esserci fra stati sovrani e indipendenti prima che le conseguenze negative sull’economia siano irreparabili.

In secondo luogo occorre liberare il lavoro basandosi sull’esaltazione della responsabilità della persona, in un quadro normativo chiaro e definito che renda strutturale il cambiamento che ci è richiesto. La crisi occupazionale non è risolvibile se non rendiamo più facile fare impresa, se non favoriamo l’incontro fra domanda e offerta, superando il monopolio del collocamento di Stato e le rigidità burocratiche delle nostre leggi sul lavoro.

 

 

 

 

 

Ci sono a questo proposito alcuni passaggi nodali che occorre sottolineare:
I. il percorso di trasparenza va perseguito senza tentennamenti, senza segni di incoerenza ne passi falsi. La nostra sovranità ne sarà rafforzata. La via dei tentennamenti e delle mezze misure porterà solo altra sfiducia verso di noi e ulteriori atteggiamenti di chiusura.

II. È necessario intensificare l’opera di esposizione all’estero degli sforzi compiuti e dei progressi raggiunti da San Marino.

III. La situazione delle finanze pubbliche va tenuta sotto controllo. Non si tratta di lacrime e sangue ma di alcuni sacrifici che, per qualche tempo tutti saranno chiamati a fare. Quando all’inizio di gennaio il Fondo Monetario valuterà lo stato di saluto del nostro sistema economico è necessario che il giudizio sia positivo.

IV. Nemica di questa costruzione è l’instabilità politica. Di fronte al bisogno di determinazione nelle scelte, di partecipazione e di consenso per le misure spesso impopolari che è necessario adottare, la stabilità politica è un fattore indispensabile.

 

 

 

 

 

 

3. Il percorso del Patto e la sua prospettiva.
La DC ha voluto la realizzazione della coalizione Patto per San Marino e nonostante gli elementi di debolezza e di criticità che è possibile riscontrare al suo interno ritiene utile riconfermare la validità particolarmente per un motivo: il Patto rappresenta quell’esperienza di dialogo fra forze cattoliche liberali e socialiste che la mozione finale del precedente Congresso auspicava e rappresenta concretamente nei suoi programmi il tentativo di riportare prioritariamente la politica al servizio del Paese in un momento in cui questo cambiamento e peraltro indispensabile.

In più ha rappresentato l’apertura alla collaborazione fra il P.D.C.S. e A.P. dopo 15 anni di forti contrasti, collaborazione alla quale il P.D.C.S. non vuole rinunciare, senza tuttavia nascondersi o sottovalutare le criticità che sono emerse nel cammino.

Questa capacità di dialogo, infatti, e questo proposito di servire il Paese sono stati il punto di coagulo e la direzione certa soprattutto della prima fase della legislatura. Poi sono emersi atteggiamenti e fatti che hanno visto colpire in modo assolutamente ingiustificato e ingiustificabile, come poi si è rivelato, il nostro Partito e uno dei suoi uomini più rappresentativi, Gabriele Gatti.
Ritengo doveroso qui sottolineare, di fronte alle conseguenze gravi sul piano politico che ciò avrebbe potuto avere, il grande senso di responsabilità e la disponibilità di Gabriele Gatti e di tutto il P.D.C.S. a considerare come prioritario per il Paese la stabilità del Governo e pertanto a favorire la prosecuzione del percorso della coalizione.
Di questo io credo si debba tener conto per far comprendere come il P.D.C.S. si sia speso e si spenda tuttora per far vivere la coalizione e si debba ringraziare Gatti per l’atteggiamento dimostrato e per l’impegno profuso nell’avvio di questa difficilissima esperienza di Governo.

 

Questa capacità di dialogo e questo proposito di servire il Paese vanno ora riconfermati, alla luce delle nuove emergenze che la situazione del Paese presenta e quindi rafforzando la capacità di proposta e di Governo.
Perché ciò avvenga è necessario che ciascuna forza del Patto investa nuovamente in questa esperienza dando priorità alla capacità di affronto dei problemi, rispetto all’emergere di interessi partitici che ne indeboliscono l’azione e compromettono la stabilità.

Dobbiamo dire per questo che la scelta degli EPS di stabilire un accordo con un Partito di opposizione (D.d.C), non è un elemento di chiarezza, così come non lo è l’attacco frequente portato in Consiglio o sui media all’azione di Governo.
Sono atteggiamenti che contrastano fortemente con l’esigenza di dare forza e stabilità all’azione della maggioranza. In questo senso crediamo più responsabile la decisione di Bartoletti di uscire dal Gruppo ed evitare così che col suo comportamento si possa favorire l’apertura di una crisi politica.

Di fronte a questo stato di cose, anche per evitare il rischio di una crisi che sarebbe oggi deleteria per il Paese credo che il P.D.C.S. debba interrogarsi su due questioni:
I. Come impostare insieme al Patto un rapporto con le forze di opposizione, con l’area socialista in particolare, per un affronto più incisivo e condiviso dei grossi problemi del Paese.
II. Come realizzare con alcune forze del Patto, in particolare con Noi Sammarinesi, i Moderati e Arengo e Libertà passi in avanti nell’attuazione di nuove forme di aggregazione che portino ad una semplificazione del quadro politico.
L’affronto di queste due questioni, peraltro già in atto, rappresenta un contributo indispensabile per elevare il livello del confronto politico che oggi appare spesso inadeguato rispetto alla gravità delle problematiche che il Paese deve affrontare.

4. I tre anni di segreteria del Partito
Tre anni fa quando il Partito mi ha affidato l’incarico di Segretario la situazione era molto diversa da quella attuale.
Il P.D.C.S. era da alcuni mesi all’opposizione e all’interno del Partito stesso erano in atto fenomeni di divisione che avrebbero portato di lì a poco a due nuove formazioni politiche: i DDC e gli EPS.
Tuttavia l’aver incentrato subito la vita del Partito sui tre aspetti che il Congresso aveva indicato, una coerenza con la propria storia e la propria identità, una collaborazione più stretta con il NPS, NS e i Moderati, nonché una grande attenzione al rapporto con la società civile, ha consentito in poco più di un anno di riprendere il percorso unitario all’interno del Partito, di dar vita alla coalizione Patto per San Marino e di riportare il P.D.C.S. insieme al Patto nuovamente alla guida del Paese assumendo la responsabilità di un importante percorso di cambiamento.
È stato un percorso difficile ma esaltante sul piano umano, perché il raggiungimento dei risultati politici importanti e spesso offuscati dal susseguirsi delle emergenze è avvenuto di pari passo con l’approfondirsi di rapporti di stima e di amicizia sia dentro il Partito che dentro il Patto. Non voglio far torto a nessuno ma non posso non sottolineare che la conduzione del Partito sarebbe stato molto diversa senza Pino Guidi e senza Luigi Mazza, così come l’esperienza del Patto non sarebbe stata quello che è stata senza l’amicizia e la lealtà di Mario Venturini, di Maurizio Rattini e dell’Angela Venturini nella prima ora del suo cammino.
Credo che si possa dire o almeno per quanto mi riguarda mi sento di dire che questa esperienza ha portato nella politica, così mal ridotta, qualcosa di nuovo che non andrà perduto e che mi auguro porti frutto.

 

 

 

Ora tanti in questi giorni hanno pensato che questa esperienza potrebbe continuare solo se io fossi rimanessi a condurre il Partito, e so che ho deluso molti quando ho dichiarato che avrei ritenuto più utile garantire la continuità del Governo in un momento in cui le esigenze del Paese sono molto forti.
Ma ripeto con convinzione che proprio in forza di quello che è stato seminato sono certo che oggi il Partito possa guardare avanti e possa dimostrare anche attraverso i lavori di questo Congresso che il P.D.C.S. sa interpretare in modo autorevole ciò di cui il Paese ha bisogno e ha le risorse umane per garantire una conduzione del Partito non incentrata sulla mia persona.
E’ una considerazione che faccio in assoluta libertà, che ho esplicitato dopo che mi è stato chiesto di indicare qual’era la mia opinione personale ed è una mia considerazione che ho fatto e che faccio spinto solo dal desiderio di fare la scelta più utile, nell’interesse comune, alla luce degli scenari che riesco ad immaginare e di tutti i fattori in gioco in questa situazione.

Questo rafforzerà il Partito stesso e testimonierà ancora una volta che il P.D.C.S. c’è per servire il Paese e per costruire il futuro con l’identità forte di cui è portatore.
Grazie innanzitutto agli amici dell’Ufficio Politico che in questi 6 mesi hanno dovuto sopperire alla mia difficoltà ad occuparmi a tempo pieno del Partito; grazie agli amici che discretamente in mille modi mi hanno fatto sentire sempre la loro vicinanza e il loro sostegno.

Chiedo scusa a tutti coloro che posso aver trascurato o scandalizzato in qualcosa; se ciò è avvenuto non è stato certamente intenzionale.
Ancora grazie e sosteniamoci in questa avventura.

 

 

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