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Congresso Pdcs, Marco Gatti candidato unico alla Segreteria

da Redazione

Congresso del Pdcs, il dibattito dei delegati. Marco Gatti unico candidato alla segreteria del partito: il suo intervento.

SAN MARINO – All’avvio del dibattito aperto ai 350 delegati, sabato mattina, Marco Gatti, il primo a intervenire, avanza la sua candidatura alla segreteria del partito. Il consigliere, coordinatore dell’ufficio politico del Pdcs, nel suo lungo intervento, ripercorre l’esperienza del Patto per San Marino, augurandosi che si apra una nuova fase, in cui le forze lavorino tutte insieme, mettendo al bando i particolarismi, “per la condivisione di un progetto politico, che possa dare stabilità, risolvere problemi e creare prospettive” per il Paese. Ma soprattutto, Gatti chiede chiarezza ai partiti che compongono la maggioranza, e anche assunzione di responsabilità, per salvaguardare governo e Patto, come già dimostrato dalla Dc.
Di seguito un estratto del suo intervento e degli altri delegati intervenuti in mattinata.

Marco Gatti: “Pasquale è stato un ottimo Segretario. paziente, capace, corretto, tutti noi dobbiamo ringraziarlo per il grande lavoro svolto.
Vista la sua scelta di non ricandidarsi alla Segreteria, molti sono preoccupati per la continuità del Patto, della formazione dei giovani democristiani, dell’unità del Partito. Personalmente, credo che la sola continuità fine a se stessa non sia positiva, perché è una cosa piatta. Se crediamo in quello che abbiamo fatto sino ad oggi dobbiamo su questa fondamenta costruire. Solo così ciò che c’è di buono non andrà disperso ma sarà il concime per un frutto ancora migliore.
In un momento di così grande difficoltà economica per il nostro Paese, è necessario analizzare le condizioni e le prospettive di rilancio. Un partito come il nostro non deve piangersi addosso. Tanto è stato fatto per entrare tra i Paesi virtuosi sulla base delle nuove regole internazionali, ma tanto ancora dovremo fare. In particolare, la nostra Repubblica non può sottrarsi da uno sviluppo che sia di reciproco vantaggio con la Repubblica italiana. Oggi il rapporto tra i nostri Stati è difficile, ma sono certo che, il nostro partito, per mezzo dei suoi uomini, possa favorire la ripresa del dialogo, che è l’unica strada per costruire e rilanciare un’economia nel reciproco interesse.
Il Patto, coalizione nata appena due anni fa, ha segnato un passaggio politico importante che valuto positivo. Ha infatti messo allo stesso tavolo tre culture, quella cattolica, quella liberale e quella socialista, per costruire su questo progetto politico la San Marino del domani. L’esperienza del Patto la suddivido in due momenti. La fase iniziale in cui tutte le forze si sono concentrate ad affrontare le emergenze: il sistema dei pagamenti, la procedura rafforzata, la white list Ocse, la firma di due accordi con l’Italia, la visita del ministro Frattini. Atti in cui l’interesse generale del Paese è prevalso su quello particolare dei partiti e dei singoli. Poi una seconda fase, in cui invece le politiche particolari hanno allontanato quello che era stato un agire e un costruire comune. Sono iniziati qui i distinguo degli Eps, che sono continuati. La stessa Alleanza popolare ha cambiato atteggiamento. Da qui sono nate vicende, illazioni, sospetti che in altri momenti, se non ci fosse stato un contesto critico forte, come quella attuale, avrebbero causato la caduta di un governo senza pensarci troppo. Credo che tutto il Patto debba dare atto alla Dc di aver privilegiato gli interessi generali, la stabilità, subendo critiche ingiuste e attacchi strumentali. Il nostro senso di responsabilità ha salvato la maggioranza e il governo, sono convinto che tutti debbano dimostrare responsabilità e spirito di servizio.
Mi auguro che ci sia una terza fase, in cui dovremo lavorare molto, che dovrà essere in grado di risolvere problemi e creare prospettive. Dare stabilità all’azione di governo nell’interesse del Paese. Dovremo quindi rivedere e riorganizzarci in tante cose per raggiungere l’obiettivo. Occorre ridefinire l’esecutivo del Patto perchè sia più rapido e incisivo nelle decisioni e nella collaborazione con il governo. Bisogna migliorare il metodo di lavoro, la capacità di dialogo sulla proposta tra le forze politiche di maggioranza, e anche con quelle di opposizione e con la società. Dobbiamo avere chiarezza dai partiti che compongono la coalizione, a cominciare dagli Eps. Non si può allo stesso tempo stare al governo e comportarsi da partito di opposizione.
Infine il partito. Solo una Dc forte, unita nella sua identità, potrà garantire condizioni di stabilità politica, governabilità, coraggio e prospettiva per il Paese che viene prima di tutto, prima degli interessi di partito. Perché sono a rischio posti di lavoro, perdita di competitività delle aziende e la nostra stessa sovranità. Agiamo da sammarinesi, lavoriamo insieme.
Solo un anno fa non avrei mai pensato di valutare una grande assunzione di responsabilità nei confronti del partito e del Paese, come quella di candidarmi alla segreteria. Molte volte, in questi giorni, mi sono chiesto se è la scelta giusta, non per me, ma per il partito e per il Paese, per il ruolo difficile e fondamentale che il Pdcs ha in questo momento. Ho deciso comunque di mettermi in gioco, di candidarmi. Vi posso assicurare che, se mi darete fiducia, darò tutto me stesso e sarò il segretario di tutti. Lavorerò con voi a partire dalle sezioni”.

Gino Giovagnoli: “Il nostro lavoro per la trasparenza è stato riconosciuto internazionalmente ma l’Italia ci tiene ancora sotto scacco. Ma i sammarinesi non vogliono essere considerati un popolo di ladroni per colpa di pochi, perchè sono un popolo di lavoratori. Non possiamo stare con le mani in mano, dobbiamo reagire all’embargo perpetuato dall’Italia. Rimbocchiamoci le maniche, pensiamo alle soluzioni. Per superare questo periodo serve unità di intenti, delle forze politiche del Patto. Dobbiamo lavorare per riportare il Paese fuori dalle secche.
Mi auguro che al timone del partito possa esserci un nuovo segretario, che sarà eletto in questa assise e a cui andrà tutta la nostra fiducia. Anche se momento è difficile potrà contare su di noi, noi democristiani, e non siamo pochi”.

Giuseppe Valentini: “La mia riflessione va a quei gruppi famigliari che hanno avuto tanto dallo Stato: un impiego eccellente, lo sblocco dei terreni o altri benefici. A quelle famiglie, chiedo, sia data una regolata. Chiedo poi che le minime e massime siano avvicinate e rese più uguali a fine mese. Dico no ad alleanze di governo con la sinistra, no agli abusi edilizi, la roccia del nostro Monte non deve essere toccata, no alle concessioni di suoli pubblici e a liberare la parte esterna del centro storico all’invasione commerciale”.

Chiara Guiducci: “La politica deve perseguire il bene comune, ritrovare l’onestà per il buon governo, oggi invece si persegue l’interesse personale. Lo Stato ha bisogno di ritrovare il cambiamento nell’onestà, ciò non significa che deve cambiare la classe politica, ma la mentalità diffusa.
E’ noto a tutti quanto è forte e radicata la disonestà di alcuni, ma colpevoli sono anche coloro che hanno taciuto, fatto finta di niente, perché comprati con poco. In questo contesto, anche i giovani hanno il dovere di contribuire al bene del Paese.”

 

 

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