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San Marino: l’UE costa di più ma conviene molto

da Redazione

La Fondazione San Marino 2020 sposa l’ingresso nell’Unione Europea, che comporterebbe per San Marino un costo pari all’1,2% del PNL più una quota dell’IVA di cui il Titano ancora non dispone. Dopo la presentazione, polemiche con Governo e Patto.

di Saverio Mercadante

 

Costa di più ma conviene molto di più. La Fondazione 2020 punta sull’adesione di San Marino all’UE. E lo fa portando come testimonial, numeri, mutati scenari geopolitici, recupero della sovranità. In una conferenza stampa, anche piuttosto polemica nei confronti della Segreteria agli Esteri, è stato di grande interesse approfondire il confronto tra adesione allo Spazio Economico Europeo e all’UE. La Fondazione 2020 ha affondato scientificamente la scelta SEE. Innanzitutto priva di valore strategico e politico. Il ruolo consultivo dei membri dello SEE nei rapporti con l’UE è assolutamente formale e non sostanziale. Il tavolo di confronto rappresenta un atto di cortesia tra istituzioni, ma “tutti sanno nella pratica che l’Unione non è assolutamente condizionabile da questo fattore esterno. Conta di più il più piccolo Stato membro UE che lo SEE in toto”. La Fondazione 2010 afferma che entrare nello SEE conviene di fatto ai Paesi ricchi o a quelli che hanno interessi economici da difendere. Per i quali, sarebbe controproducente aderire all’UE. Come il Liechtenstein. Ha tutto l’interesse ad essere fuori dall’Unione per proteggere le sue 70.000 imprese registrate senza dover sottostare a una serie di vincoli formali europei. La Norvegia, Paese ancora molto ricco per le sue risorse petrolifere, si è potuta permettere di versare ad oggi 40 milioni di euro al Fondo di Coesione dello SEE. Ma, secondo gli esperti della Fondazione, all’esaurirsi di quella fonte di reddito, la Norvegia sarà il primo paese a chiedere l’adesione all’UE per sostenere la propria economia. Lo SEE “è una scelta da Paesi ricchi che vogliono continuare a definire regole proprie senza il vincolo “costrittivo” dell’UE, ma a fronte di potenziali crisi l’adesione all’Unione rappresenta l’unica via, come ha dimostrato il caso Islanda. Infine, un’altra limitazione in merito alla libera circolazione di persone e capitali: è vero che esiste facoltà di negoziare aspetti come, tra tutti, la concessione di residenze, ma solo a fronte di motivazioni realistiche e dimostrabili e comunque provvisorie perché adattabili alle situazioni contingenti.

 

Ingresso nell’UE

 

L’ingresso nell’UE comporterebbe per San Marino un costo pari all’1,2% del PNL (Prodotto Nazionale Lordo) più una quota dell’IVA di cui il Titano ancora non dispone. Ma la Commissione potrebbe calcolare la percentuale per il Monte considerando non tanto il territorio quanto la popolazione che è meno di un decimo dell’attuale “più piccolo” Stato dei 27 (un valore che sta a metà tra Lussemburgo e Malta). Insomma, il contributo annuo dovrebbe essere nell’ordine dei 10 milioni di euro (non ponderato e probabilmente troppo alto). Ma il ritorno con i fondi europei potrebbe essere addirittura doppio o triplo, senza contare che in periodo di pre-adesione San Marino riceverebbe solo finanziamenti e supporti tecnici senza nulla dovere all’Unione. Altro fattore a favore: il ruolo politico che la Repubblica potrebbe giocare riconquistando una sovranità nella capacità di determinare e condizionare decisioni e processi. Altro chiarimento polemico con la Segreteria di Stato: non è la Commissione a dover dire se San Marino è ben accetta o meno nell’Unione, bensì il Consiglio dei Ministri. E’ l’organo politico composto dai capi di Stato dei 27 Paesi membri che, a fronte di una richiesta di adesione prevista dal Trattato di Lisbona, deve prendere una decisione. Per farlo si rivolge alla Commissione Europea ma solo per avere un’analisi tecnica della compatibilità del sistema Paese con i principi fondamentali dell’Unione, e certamente nessun funzionario della Commissione potrebbe mai negare l’adeguatezza di San Marino a quei paramentri. A quel punto il Consiglio, così come è successo per l’Islanda, dovrà esprimere un parere politico e, come ha recentemente dichiarato il Vice Presidente della Commissione Europea e Commissario europeo Tajani, esponente del centro destra, nessuno in sede di Consiglio potrebbe permettersi di porre il veto a tale ingresso, nemmeno l’Italia. Secondo la Fondazione, sono una vera invenzione i tempi lunghissimi (20-30 anni) di cui si favoleggia in questi mesi. L’autorizzazione del Consiglio potrebbe richiedere un anno (sono stati 9 mesi per l’Islanda, Paese peraltro sull’orlo del fallimento e con enormi problemi interni), e il periodo di pre-adesione, che comunque già comporterebbe benefici per San Marino, potrebbe risolversi in pochissimi anni. Con la domanda ufficiale di adesione all’UE, ci potrebbe essere anche l’attenzione dell’Europa: dibattiti, seminari, conferenze, sul tema. E tutti parlerebbero di San Marino, finalmente come di uno stato Sovrano. Tutti i 27 attuali Stati membri sarebbero chiamati a pronunciarsi sulla base di un rapporto che il Consiglio chiederà alla Commissione, con il coinvolgimento del Parlamento europeo. “Ribadiamo – afferma la Fondazione 2020 – che, se si dispone ancora di un po’ di senso di responsabilità verso questo Paese, pur nella legittimità di idee e posizioni diverse, sia necessario che i concetti trasferiti corrispondano al vero e che non si proceda con un atteggiamento mirante a nascondere, o addirittura violentare, la verità”. La risposta dura del Patto non si è fatta attendere: “Non vi è nessuna volontà di nascondere alcunché, ma piuttosto la volontà di uscire dalle tante chiacchiere inutili che si sono susseguite per molti anni, di essere finalmente concreti e di affrontare in maniera pragmatica il percorso di integrazione con l’UE, lasciando da parte gli slogan inutili, parlando dei problemi che comportano una scelta piuttosto che l’altra”.

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