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San Marino, a chi giovano le elezioni anticipate?

da Redazione

La bocciatura in Consiglio sul sistema finanziario è stata una mazzata tremenda per il Patto per San Marino. E’ l’ora della resa dei conti, c’è qualcuno (nel Patto, nel Pdcs) che vuole le elezioni anticipate. Ma a chi gioverebbero?

La bocciatura in aula dell’ordine del giorno sulla situazione di Banca Centrale e del sistema finanziario è stata una mazzata tremenda per il Patto per San Marino, la coalizione alla guida del Paese. E non solo per il dato politico in sé, la bocciatura di un progetto specifico per il settore bancario e finanziario portato avanti dal Segretario di Stato alle Finanze Pasquale Valentini, che guarda caso è a tutt’oggi anche il Segretario Politico del Partito Democratico Cristiano Sammarinese, il partito capofila di questa maggioranza.
La sconfitta in aula è stata assoluta, totale, devastante. All’appello sono mancati 7 voti e ben 8 consiglieri (Giuseppe Morganti, del Psd, ha ammesso di aver sbagliato a votare…) e questo significa che la tenuta interna alla maggioranza è in grande affanno. E si può andare ancora più nel dettaglio. Il problema non è infatti generalizzato al Patto (l’asse destabilizzante tra gli EuroPopolari, nel listone con la Dc e oggi a braccetto con i più fieri avversari, gli ex “amici” dei DdC) ma insito nello stesso partito Democratico Cristiano. E non può essere considerato limitatamente come una mera questione di giochi di potere in vista del Congresso imminente del partito di via delle Scalette.
La questione è più profonda.
C’è chi ha letto nello scivolone della maggioranza sul voto che doveva andare a stabilire le linee guida di un settore vitale, e duramente provato, dell’economia del Paese, come una sorta di schiaffo agli alleati di Alleanza Popolare. Sicuramente la linea dura di Ap non piace a qualcuno in via delle Scalette (un nome a caso? Quello dell’ex Segretario alle Finanze, Gabriele Gatti, la cui sfera d’influenza all’interno del Pdcs sembra essere tornata quella di un tempo), ma è un’ipotesi assai poco credibile quella che vede la Democrazia Cristiana farsi male da sola per fare dispetto all’alleato scomodo. “Il problema è che qualcuno lancia segnali per destabilizzare ed arrivare al voto” ha affermato alla Tv di Stato il Segretario Valentini. E la responsabilità per Valentini non è sicuramente del partito, che aveva chiaramente appoggiato la linea della segreteria, quanto dei singoli consiglieri che si sono messi di traverso.

La domanda da porsi oggi è la seguente: a chi gioverebbero le elezioni anticipate?
Gli scarsi risultati conseguiti fino ad ora, soprattutto in tema di politica estera (leggasi i continui strapazzamenti subiti da Tremonti) lasceranno sicuramente il segno in fatto di delusione negli elettori che hanno fatto del Pdcs il primo partito in termine di consensi e, a cascata, in tutti gli altri partiti e movimenti che fanno parte della coalizione. Il buco di bilancio, 71 milioni di euro, tendente a salire nell’immediato futuro, è poi un’altra eredità di questa classe politica (maggioranza e opposizione, e i sammarinesi lo sanno bene) che ha gestito la res publica in questi anni. E gli scontenti, i delusi, gli arrabbiati, a San Marino, sono quelli che dovranno giudicare chi si prenderà la responsabilità di far cadere il governo e di riportare tutti quanti alle urne.
A chi gioverebbero le elezioni anticipate? La risposta che si può dare oggi è praticamente scontata solo se la domanda si ribalta. Chi è che sarebbe danneggiato da una simile catastrofe politica? I rapporti con l’Italia, già seriamente deteriorati, subirebbero un ulteriore tracollo con una simile soluzione da Paese d’operetta. E passerebbero altri mesi prima anche solo di poter sperare in una soluzione alternativa. L’economia rischierebbe di soffocare senza una speranza di miglioramento immediato, con l’inevitabile chiusura (o la “fuga”, giustificabile a questo punto) di altre imprese. E non bisogna dimenticarci che a fine anno scadono tutti i contratti, oltre a quelli che già sono scaduti, e il rischio di tensioni sociali diventa ogni giorno più alto, con una politica incapace di gestire al meglio il proprio ruolo di mediatrice sociale.

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