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Imprese, antincendio: va stilata la mappa dei luoghi a rischio

da Redazione

Migliorare le condizioni di sicurezza in caso di emergenza, prevenzione incendi, e ogni altro evento calamitoso. I termini di applicazione del Decreto Delegato numero 146 del 6 agosto 2010.

di Alessandro Carli


Migliorare le condizioni di sicurezza in caso di emergenza, prevenzione incendi, e ogni altro evento calamitoso, garantendo la protezione dei cittadini, dei beni, e delle cose e delle squadre di soccorso che intervengono.
Su questa ampia e attuale materia il Responsabile di Assosicurezza Nicola Ercolani, nei giorni scorsi all’interno della sede dell’Associazione Nazionale dell’Industria Sammarinese, ha tenuto un approfondito seminario, focalizzandosi sia sulle normativa che sui campi di applicazione.
Il Responsabile di Assoservizi ha posto in evidenza, nelle prime battute, le particolarità e i termini di applicazione del Decreto Delegato numero 146 del 6 agosto 2010.
“Il provvedimento legislativo – ha sottolineato nell’incipit Nicola Ercolani – nasce da un accordo italo-sammarinese in materia di protezione civile. L’intesa si pone l’obiettivo di migliorare le condizioni di sicurezza in caso di emergenza, prevenzione incendi, ed ogni altro evento calamitoso, garantendo la protezione dei cittadini, dei beni, e delle cose e delle squadre di soccorso che intervengono”.
L’importante accordo, in estrema sintesi, prevede l’impegno da parte dello Stato italiano di prestare soccorso tecnico urgente – attraverso i comandi dei vigili del fuoco delle Province di Rimini e di Pesaro-Urbino – in caso di incendi ed altre calamità.
Per agevolare gli interventi, la Repubblica di San Marino deve individuare nel proprio territorio le attività a maggior rischio di incendio, mettendo a disposizione un archivio dei fascicoli di intervento, che devono contenere informazioni in formato cartaceo ed elettronico.
Il datore di lavoro (o, in mancanza di attività esercitata, il proprietario dell’edificio, il conduttore o l’amministratore preposto) ha l’obbligo di redigere, trasmettere, conservare, aggiornare e confermare il fascicolo presso il servizio di protezione civile.
“La redazione del fascicolo di intervento – ha evidenziato Nicola Ercolani – non deve essere considerato solo come un ulteriore adempimento legislativo, ma dovrebbe essere utilizzata dai soggetti ricadenti in tale normative come un azione finalizzata al miglioramento e revisione della sicurezza in materia antincendio”.
“E’ importante – ha chiarito – che i vigili del fuoco, in caso di intervento, abbiano una ‘mappatura’ della struttura, che indichi le vie di accesso i punti sensibili dove sono presenti impianti di processo, ubicazione stoccaggio di sostanze pericolose, organi di manovra per mettere in sicurezza la struttura.

Campo di applicazione
Il campo di applicazione del decreto abbraccia diverse realtà:
1) Locali, individuati in strutture pubbliche aperte al pubblico, o private che per capienza e dimensioni richiedono particolari dispositivi di sicurezza antincendio;
2) Depositi, luoghi di immagazzinamento e stoccaggio di merci e sostanze pericolose, custodie di mezzi di trasporto;
3) Impianti, unità tecniche in cui sono prodotte e manipolate sostanze pericolose, processi lavorazioni ed apparecchiature che operano ad elevate temperature, elevate pressioni di esercizio e con notevole potenza elettrica;
4) Edifici, strutture ad uso abitativo e commerciale sino agli impianti e agli edifici a uso abitativo e commerciale.
“Tra queste diverse realtà – ha concluso il Responsabile di Assoservizi Nicola Ercolani – ovviamente dovranno essere individuate quelle che rientrano tra quelle a maggior rischio di incendio: le attività che implicano utilizzo detenzione, e produzione di sostanze pericolose ed infiammabili; le aziende ed uffici con elevato numero di dipendenti e le attività previste e menzionate nell’allegato. Si ricorda inoltre che anche per tutte le attività che non ricadono nell’ambito dell’applicazione di tale decreto potranno volontariamente predisporre il fascicolo di intervento”.

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