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La morte di Shoya Tomizawa Un dramma anche per De Angelis

da Redazione

Era proprio dietro di lui, nulla avrebbe potuto fare per evitarlo. Nessuna colpa, nessun rammarico personale. Solo un dolore grande come una montagna. Di responsabilità Alex De Angelis non ne ha e non ne può avere. Eppure ora deve fare i conti con la morte di Shoya Tomizawa, scivolato proprio davanti alle ruote della sua motocicletta, travolto e ucciso da due bolidi lanciati a 250 km orari, quello del sammarinese appunto e quello del britannico Scott Redding.

“Ho visto cadere Shoya davanti a me – ha detto De Angelis – è stato l’incidente più brutto della mia carriera. Ho cercato in tutti i modi di evitarlo e di prendere la sua moto”. Nelle parole dette a caldo dal pilota di San Marino c’è lo choc della consapevolezza che si è vissuta un’esperienza estremamente grave. Di quelle che ti segnano per una vita. ”Io sono illeso, è incredibile”, aveva concluso il pilota della Moto2. All’annuncio della morte di Tomizawa, De Angelis era già fuori dal circuito.
“Sono veramente distrutto – ha detto Alex attraverso un comunicato – per quanto accaduto a Shoya. Sono vicino alla sua famiglia e a tutti quelli che gli hanno voluto bene. In merito alla gara ho reso le mie dichiarazioni nell’immediatezza dell’incidente quando ancora non sapevo della gravità delle conseguenze e al momento non intendo dichiarare altro; in momenti come questo passa tutto in secondo piano”.

La caduta è stata brutta anche per Alex De Angelis: la dinamica del terribile incidente ha visto la scivolata di Tomizawa, la moto di De Angelis che ha urtato il pilota a terra e la sua moto sdraiata facendo volare il titano in avanti e colpendolo alla schiena nella traiettoria verso la via di fuga. E poi è arrivato subito dopo anche Redding, anche lui lanciato in piena corsa, che è passato sopra il corpo del povero giapponese, finendo anche lui in una lunga scivolata sull’asfalto.

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