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Le liti ultradecennali col fisco si possono chiudere

da Redazione

I contribuenti alle prese da anni con il fisco italiano, possono definire le controversie ultradecennali pendenti presso la Commissione tributaria regionale e la Corte di Cassazione.

I contribuenti alle prese da anni con il fisco italiano, con la circolare n. 37/E/2010, dell’Agenzia delle Entrate in materia di “contenzioso e razionalizzazione della riscossione” possono definire le controversie ultradecennali pendenti presso la Commissione tributaria regionale e la Corte di Cassazione, purché il primo grado del ricorso sia iscritto a ruolo fin dal 25 maggio 2000 e l’Amministrazione finanziaria dello Stato sia parte soccombente nei vari gradi di giudizio.
Sono escluse dalla chiusura accelerata le controversie in cui la parte resistente è un ente locale ed i giudizi che riguardano le richieste di rimborso, comprese quelle d’imposte versate dal contribuente nel presupposto che spetti un’agevolazione fiscale. Sono, invece, definibili le controversie in cui l’Agenzia, oltre a negare il diritto all’agevolazione, ha anche accertato il tributo e le sanzioni inerenti.
Per risolvere i giudizi pendenti presso la Cassazione, il contribuente deve unire alla richiesta il pagamento del 5% del valore della lite, e presenti la domanda di definizione agevolata contenente, tra l’altro, la rinuncia ad ogni pretesa di equa riparazione, allegando la ricevuta di versamento delle somme dovute. La circolare n. 37/E si sofferma anche sulle modalità di notifica delle sentenze tributarie che non avverranno più solo tramite l’ufficiale giudiziario, ma anche via posta, con spedizione dell’atto in plico senza busta, con raccomandata con avviso di ricevimento. Nel caso in cui sia il contribuente stesso a notificare l’atto, può consegnarlo direttamente all’ufficio, mentre l’Amministrazione si può servire dei messi autorizzati.
L’Agenzia chiarisce anche che il termine di 30 giorni dalla notifica della sentenza per depositare la relativa documentazione presso la Commissione tributaria ha natura ordinatoria. Il deposito dei documenti che attestano la decorrenza del termine breve d’impugnazione, quindi, può avvenire anche in ritardo, senza che ne scatti la decadenza.
Infine, sono minori le garanzie per i pagamenti rateali di somme dovute per le conciliazioni giudiziali, gli accertamenti con adesione e l’acquiescenza all’avviso di accertamento o di liquidazione. Il contribuente non deve prestare garanzia fideiussoria se la somma delle rate successive alla prima non è superiore a 50.000 euro.

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