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Tito Masi: Vicenda Delta Siamo alle battute finali

da Redazione

Settembre sarà un mese importante per la Cassa di Risparmio di San Marino. È arrivata alle fasi salienti, infatti, la vicenda della dismissione del Gruppo Delta, che ha creato non pochi grattacapi alla Fondazione San Marino, che controlla la Carisp. E di questo parla a Fixing il Presidente della Fondazione, Tito Masi, spiegando l’evoluzione della vicenda.

di Loris Pironi

Settembre sarà un mese importante per la Cassa di Risparmio di San Marino. È arrivata alle fasi salienti, infatti, la vicenda della dismissione del Gruppo Delta, che ha creato non pochi grattacapi alla Fondazione San Marino, che controlla la Carisp. E di questo parla a Fixing il Presidente della Fondazione, Tito Masi, spiegando l’evoluzione della vicenda.
“I commissari straordinari – afferma il Presidente Masi – hanno messo a punto definitivamente il piano di ristrutturazione del gruppo, e l’accordo con le banche creditrici (sono un’ottantina, ndr) cui verrà sottoposto nei prossimi giorni per l’approvazione definitiva. I commissari, nel contempo, stanno portando avanti le trattative con il Gruppo Intesa Sanpaolo per la cessione di alcuni asset (in particolare quelli di Sedici Banca e del ramo assicurativo Bentos, ndr), e per l’assunzione di circa 200 dipendenti. Anche questa trattativa, come ha affermato l’Ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera (intervistato dal Direttore di San Marino Rtv Carmen Lasorella, ndr), è ormai in fase finale e dovrebbe concludersi entro breve tempo”.
Il mese di settembre dovrebbe essere quindi quello decisivo.
“Sì, finalmente potrebbe giungere il momento in cui si vedrà la luce in fondo al tunnel, e si potrà voltare pagina ad una vicenda che si è protratta troppo a lungo. Un ulteriore elemento positivo che vorrei segnalare è che sembrano terminati anche gli attacchi posti in essere dai maggiori quotidiani nazionali, che per mesi hanno messo in dubbio la solidità dei nostri crediti, quando invece proprio i commissari straordinari, recentemente, hanno riconosciuto la bontà degli stessi”.
Quali scenari si aprono invece per il settore bancario e finanziario sammarinese?
“I problemi delle banche di San Marino sono direttamente collegabili con i problemi generali del Paese. È indubbio che si deve arrivare quanto prima alla normalizzazione dei rapporti con l’Italia. Il mio auspicio è che entro la fine dell’anno si giunga finalmente alla ripresa di un rapporto basato sull’amicizia e sul rispetto, che sembrano essere venuti meno. Devo rimarcare che, a mio avviso le scelte compiute verso la trasparenza, la correttezza e la collaborazione internazionale sono irreversibili. E nessuno pensi che, passata la bufera, tutto tornerà come prima”.
Dopo lo scudo fiscale è inevitabile pensare ad una sostanziale trasformazione del comparto bancario e finanziario sammarinese. In che direzione andrà?
“Tutto ciò che è successo negli ultimi mesi comporterà sicuramente una ristrutturazione di sistema. Anche perché, non dimentichiamocelo, come raccolta complessiva siamo scesi da 14 a 9 miliardi di euro. Io non ritengo che ci siano soluzioni da imporre dall’alto. I soggetti interessati devono rendersi disponibili per mettere in pratica un piano generale che preveda acquisizioni, fusioni o accorpamenti, sulla base di un percorso che però dovrà essere guidato dalle autorità competenti”.
Ma c’è un’altra partita delicata che si sta svolgendo proprio in queste settimane, una partita che vede la Cassa di Risparmio e la Banca di San Marino entrambe interessate, con prospettive che si stanno dimostrando diametralmente opposte, all’eventuale acquisizione di Banca Agricola Commerciale. Facciamo un accenno a questa vicenda perché le dichiarazioni del presidente dell’Ente Cassa di Faetano Fabio Gasperoni, rilanciate dalle pagine del numero di agosto del periodico dell’ente che gestisce Bsm, hanno un peso considerevole nella vicenda. Gasperoni ha sì confermato l’interesse di Banca di San Marino di valutare l’acquisizione della Bac, ma ha scartato con decisione la proposta di Masi di ragionare insieme (Fondazione ed Ecf) sull’ipotesi di acquisizione congiunta.
La posizione di Tito Masi a proposito della Banca Agricola è cosa nota: “Il fatto che Unicredit (azionista di maggioranza, ndr) abbia deciso di abbandonare San Marino rappresenta per il nostro Paese un elemento negativo. Ovviamente la scelta dipende da loro e noi non possiamo fare altro che prenderne atto, e la soluzione migliore sarebbe che al suo posto subentrasse un’altra grande banca, possibilmente internazionale”. In alternativa, “invece di farci concorrenza tra di noi – spiega ancora Masi – sarebbe meglio compiere un’operazione di sistema, formulata insieme dalle due banche più radicate sul territorio e più importanti come dimensione, al 100% in mani sammarinesi”.
Ma la risposta negativa è arrivata (a mezzo stampa) e Masi ne prende atto.
“Nutro il dovuto rispetto per le decisioni di Banca di San Marino, ma trovo decisamente inusuale e forse anche poco corretto che una banca chieda ad un’altra la chiusura di un rapporto attraverso la televisione e la stampa, soprattutto quando oltre a prestare le dovute garanzie sono stati firmati accordi che prevedono tempi e modi per l’estinzione del finanziamento concesso. Comunque ne prendo atto ed evito commenti polemici”. E anche se “l’Ente Cassa Faetano ha respinto l’ipotesi, da me formulata per stimolare il confronto e l’approfondimento, di un’eventuale fusione fra le due banche controllate dalle Fondazioni, in sintonia con i processi di concentrazione in atto in tutto il mondo, mi auguro che possa proficuamente continuare la collaborazione da tempo in essere fra le due Banche e le due Fondazioni”.

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