Home FixingFixing Ricerca e sviluppo fanno felice Lula

Ricerca e sviluppo fanno felice Lula

da Redazione

Ricerca e sviluppo fanno felice il Presidente Lula. Oggi 15 brasiliani su 100 sono coinvolti in una startup e il Brasile trascina il BRIC.

Almeno tre quarti del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina)va alla grande e ha saltato la trappola della crisi senza difficoltà. Mentre la Russia stenta e non riesce a fare il vero salto nel terzo millennio nonostante le immense risorse di materie prime, i bassi salari e una enorme liquidità accumulata negli anni scorsi anni dallo Stato, India, Cina e un sorprendente Brasile galoppano senza sosta sulle praterie della globalizzazione. Deludenti e sconfitti nel mondiale di calcio, i giallo oro si dimostrano vincenti sul piano della crescita economica e mostrano un grande dinamismo sul fronte delle start up, in special modo nel settore dei servizi basati su internet. E i grandi giornali del pianeta mostrano un grande interesse per il nuovo rinascimento economico brasiliano. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che quest’anno l’economia brasiliana – ottava al mondo – crescerà del sette per cento, e così fino alla fine degli anni dieci. I propulsori: abbondanza di risorse naturali, stabilità di governo, la concentrazione di risorse nello sviluppo di tecnologie di livello mondiale in diversi settori, dall’industria aerospaziale all’agricoltura, dall’energia all’information technology, dai semiconduttori alle telecomunicazioni. Il governo sta investendo con decisione in programmi radicali e innovativi: ogni anno l’uno per cento del prodotto interno lordo è speso in ricerca e sviluppo. Oggi 15 brasiliani su 100 sono coinvolti in una startup. Da supporto un moderno settore bancario e una classe media che sta crescendo per dimensioni e benessere. Lula può certamente gioire, il suo secondo mandato presidenziale, sarà ricordato come il trampolino di lancio del Nuovo Brasile.
La storia dei nuovi protagonisti come Marcello Marzola (nella foto) l’ha raccontata una testata prestigiosa come Times. Trentatré anni, la sua azienda produce uno strumento, BTBuckets: traccia i movimenti dei visitatori di una pagina web in modo da ottimizzare la sua costruzione e il posizionamento degli oggetti e della pubblicità. Lo hanno invitato a presentarlo a una conferenza organizzata da Google a San Francisco: il sogno di ogni sviluppatore. Il suo utilizzo è divenuto una sorta di tecnica standard. Vi fanno ricorso Motorola e Unilever, tra gli altri, insieme a duemila siti in novanta paesi diversi. I capitalisti di ventura sono accorsi in massa: l’azienda di Marzola dal 2005 a oggi ha prodotto utili per 12 milioni di dollari. Lui aveva cominciato con soli 80 mila. “Dieci anni fa, quando ho cominciato a lavorare in questo settore, avere dei soldi per cominciare era impossibile. Chiamai qualcosa come venti banche, capitalisti di ventura, fondi privati, e tutti mi dicevano no. Nessuno voleva correre il rischio di investire in qualcuno alle prime armi. Oggi finalmente ci sono segni d’interesse”. Capitalisti di ventura come Michael Nicklas, un investitore che ha finanziato diversi progetti in Brasile e ha puntato sul grande talento brasiliano nel settore tecnologico. E’ presente una delle comunità più esperte del mondo su Java e linguaggi opensource. Internet ha abbattuto i costi richiesti per avviare un’impresa, e molto persone hanno l’opportunità di mettersi in gioco. Negli ultimi cinque anni diversi laureati sono entrati nell’ordine di idee di poter metter su una loro azienda. Nicklas ha girato il Brasile per tre anni per capire dove investire. Lo ha molto colpito la diffusione dei social media nel Paese. Ha finanziato così Compra3, un’azienda che ha sviluppato un sistema che fornisce sconti e bonus in denaro agli utenti che recensiscono merci e prodotti. Oggi Compra3 è partner di Walmart e di altri 18 distributiori nell’America latina. Senza di lui, i fondatori di Compra3 non ce l’avrebbero fatta. Nicklas ha fatto il suo mestiere: il tramite tra una buona idea e il suo denaro in grado di realizzarla. L’innovazione paga: per il secondo anno consecutivo il Brasile è stato il secondo paese – dopo la Cina – per quantità di denaro investito dall’estero.

Forse potrebbe interessarti anche:

Lascia un commento