Home FixingFixing Il Brasile rallenta Ma prima correva

Il Brasile rallenta Ma prima correva

da Redazione

È un anno decisivo, il 2010, per i duecento milioni di brasiliani. Per quasi un secolo il Brasile è stato considerato il “Paese del futuro” – un futuro che però non si decideva mai ad arrivare. Con il nuovo millennio, sembra invece essere arrivato.

di Paolo Brera

 

Il Banco Central do Brasil, il cui nome non ha bisogno di alcuna traduzione, ha aumentato il tasso direttivo (detto Selic) dal 10,25 al 10,75%, meno di quanto non ci aspettasse. Il fatto, avvenuto negli scorsi giorni, è stato variamente interpretato dagli osservatori, ma non fa che sottolineare una serie di fatti evidenti. Primo, l’economia brasiliana sta correndo. Secondo, in questi ultimi tempi ha rallentato un po’, fugando le preoccupazioni di chi pensava dovesse surriscaldarsi.
È un anno decisivo, il 2010, per i duecento milioni di brasiliani. E non solo perché si elegge un nuovo presidente, dopo i due mandati di Inacio Lula Da Silva. Per quasi un secolo il Brasile è stato considerato il “Paese del futuro” – un futuro che però non si decideva mai ad arrivare. Con il nuovo millennio, sembra invece essere arrivato. Il Paese è la decima economia mondiale in termini di parità di potere d’acquisto e la sua economia supera quella di qualsiasi altro Paese latino-americano. Dal 2003 il Brasile ha migliorato la sua stabilità economica conseguendo risultati nella lotta all’inflazione e nel contenimento della spesa pubblica, accumulando riserve valutarie e migliorando il suo merito di credito con l’emissione di titoli denominati in reais e detenuti in misura crescente da residenti. La crescita economica è stata vivace, con tassi del 5-6% nel 2007 e 2008. La crisi dell’anno scorso ha portato solo un impercettibile arretramento, con due trimestri di recessione, mentre quest’anno ha portato addirittura preoccupazioni per il surriscaldamento: se la banca centrale prevedeva una crescita del 5%, il ritmo effettivo è stato vicino al doppio.
Di qui l’aumento dei tassi ma anche la relativa moderazione di esso. In un anno di elezioni (si svolgeranno in ottobre), il Banco Central do Brasil non può ignorare del tutto i segnali del governo. Il ministro della Pianificazione Paulo Bernardo ha detto chiaramente che non reputa necessari altri rincari dei tassi di qui alla fine dell’anno: “L’inflazione”, ha detto, “sta tornando a livelli gestibili”. In effetti il dato viaggia intorno al 5%, che in un Paese con un passato di ripetuto ritiro e nuovo battesimo dell’unità monetaria – dal cruzeiro al cruzado al real – non pare neanche inflazione. Altri indicatori sembrano evolversi anch’essi nel senso buono: il tasso di disoccupazione, che secondo cifre della Fondazione Getulio Vargas è scesa al di sotto del 13%, e il clima delle aspettative, sempre straordinariamente buono. La Confederação Nacional da Indústria ha peraltro comunicato un rallentamento della produzione industriale, con utilizzo della capacità al 75%. Le previsioni di crescita sono state riviste e se il Fmi si aspetta un 7,1% di aumento del pil e il consenso degli economisti il 7,2%, il governo si è fatto pregare prima di portare le sue stime dal 5,5 al 6,5%. Rimane, certo, il problema del deficit dei conti correnti, che secondo il ministro delle Finanze Guido Mantegna sarà fra 45 e 48 miliardi di dollari, poco meno del doppio di quello del 2009. Ma il deficit è il risultato della crescita rapida e dell’importazione di capitale, ed equivale comunque solamente al 2,3% del pil.
Lula, dopo due mandati, non è più rieleggibile, ma punta sul suo ex capo di gabinetto, Dilma Rousseff, avvantaggiata dal-l’eredità del presidente uscente la cui popolarità sfiora oggi l’80%. Il bilancio della presidenza Lula infatti è largamente positivo sul piano economico. Decine di milioni di persone sono state sottratte alla sottoalimentazione e altre decine di milioni hanno visto migliorare il proprio reddito (dal 2003 la povertà è scesa del 43%). Durante gli otto anni sono stati creati più di 12 milioni di posti di lavoro e questo ha favorito il calo dei sussidi diretti per le famiglie, sebbene questi abbiano comunque raggiunto oltre 45 milioni di persone. Lula ha anche dato il via a una politica estera molto attiva che ha istituito rapporti profondi con la Cina e in misura minore con gli altri grandi Paesi emergenti quali l’India, la Russia e il Sudafrica. Un colpo di fortuna è stata la scoperta di grandi depositi petroliferi sotto il mare al largo di Rio, che ha rimosso l’unico vero punto debole dell’economia brasiliana, l’energia. Le riserve provate sono attualmente di 14 milardi di barili, ma potrebbero triplicare grazie ai nuovi ritrovamenti. Anche questo è un elemento di forza per un Paese che è divenuto un leader regionale, con una voce ormai forte e chiara in tutti gli incontri internazionali.

Forse potrebbe interessarti anche:

Lascia un commento