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Volano parole grosse tra Bossi e Casini

da Redazione

Sulle elezioni anticipate, il senatur e il leader dell’Udc hanno posizioni diverse. Ma il voto, in realtà, è solo un pretesto: per la Lega il matrimonio tra il partito centrista e Berlusconi “non s’ha da fare”, per Pier Ferdinando il Carroccio è un pericolo. Il tutto condito da un’espressione piuttosto colorita con cui Bossi ha etichettato Casini.

Di Alessandro Carli

Dopo la pausa estiva, gli scolari della politica italiana sono tornati sui banchi di scuola pronti per affrontare una nuova stagione che, visti i primi screzi, si presenta davvero infuocata. Certo, il divorzio sotto il solleone tra Fini e Berlusconi – seguito con raro pathos anche dalla “zanzara” Giuseppe Cruciani – non poteva finire a tarallucci e vino. E mentre sulla Penisola la coda dell’estate dispensa ancora giornate da battigia e abbronzatura, nelle sale dei bottoni di Roma si sta consumando un grosso litigio. Bossi e Casini non se la mandano a dire, e giusto ieri hanno discusso animatamente sul ricorso alle urne già entro la fine del 2010. Dietro alle riflessioni sulle elezioni – ricordiamo che la Lega spinge per andare al voto già a dicembre, mettendo un paletto a un’eventuale alleanza tra l’Udc e Berlusconi, il partito di Pier Ferdinando risponde per le rime al senatur: “Che Bossi, noto trafficante in banche e quote latte, insulti l’Udc lo riteniamo molto utile per far capire agli italiani chi ostacola davvero i suoi progetti di occupazione del potere”. Apriti cielo! Il senatur è uomo franco, che non fa troppi giri di parole. “Casini? E’ uno stronzo”, ha detto senza peli sulla lingua, accusandolo non aver meriti né qualità. E davanti alla spinta alle elezioni di Bossi (“Berlusconi è troppo cauto”) e agli “lo avevo detto” di Casini che suona la sveglia alla maggioranza (“si destino prima che sia troppo tardi”), il muro contro muro tra Udc e Lega chiude definitivamente i margini per un accoglimento della proposta avanzata dal finiano Italo Bocchino a Berlusconi di allargare la maggioranza ai centristi, ai moderati del Pd e all’Api di Rutelli.

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