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Il Meeting di Rimini tra economia e futuro

da Redazione

Si è aperta nel segno dell’economia (e del teatro) la 31esima edizione del Meeting, a Rimini fiera da domenica 22 sino al 28 agosto. Sul primo tema, moderati dal presidente della Compagnia delle Opere Bernhard Scholz, sono intervenuti Giovanni Bertolone, Raffaele Bonanni e Corrado Passera: la crisi sembra passata, ma non bisogna abbassare la guardia.

I segnali della ripresa ci sono. Aumentano ordini, fatturati, Pil (nella misura del 5% rispetto all’anno scorso), cresce la produttività di Eurolandia (ma del 3% in Italia contro il 14% medio degli altri stati). Ma come disegnare, è la domanda di Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere, una visione globale dell’impresa per il rilancio dell’economia? Sull’economia, Scholz – prima di introdurre i relatori Giovanni Bertolone, direttore centrale Operazioni di Finmeccanica, Raffaele Bonanni, segretario generale Cisl, Corrado Passera, consigliere delegato e Ceo Intesa Sanpaolo – ha spiegato che è necessario capire come “creare occupazione per crescere, perché la crescita economica sia il più possibile interna al sistema produttivo – banche, imprese, sindacati – e relativa a tutto il sistema Paese”. Un tema non banale e irrisolto è la sudditanza dell’economia reale a un certo tipo di finanza internazionale, ha subito posto in evidenza Bertolone, che ha aggiunto: “Occorre che ci siano obiettivi industriali condivisi da parte di chi guida le imprese, attraverso un dialogo che verta anche sui valori condivisi, complementari anche al benessere delle imprese”. Chi teme la globalizzazione allora? “Il mondo dopo la crisi – ha proseguito il manager – avrà connotati diversi, sarà una realtà con un’interdipendenza molto forte, un ‘melting pot’ generalizzato, con effetti devastanti a livello internazionale, com’è avvenuto con la Grecia. Invece non c’è bisogno di assetti specialistici, ma di maestri. Energie positive che in incontri come quelli del Meeting sono evidenti”. Come far sì, ha quindi chiesto Scholtz a Bonanni, perché la crescita possa creare occupazione in modo dignitoso? “In questi giorni la vicenda della Fiat ha messo in evidenza che occorre muoversi sia per lo sviluppo, sia per difendere la dignità dei lavoratori”, ha esordito il leader sindacale. “Non dimentichiamo però che una realtà più competitiva per un’azienda significa anche il futuro dei diritti. Non ci sono diritti senza il proprio posto di lavoro. C’è necessità di sfruttare la potenzialità degli impianti per far fronte ai nuovi competitori. Condivido quanto ha sostenuto alcuni giorni fa su La Stampa Giorgio Vittadini: non occorrono taumaturghi, occorre creare un sistema sussidiario più forte e consapevole con la capacità di rendere democratica la società”. “Suggerisco poi a Giulio Tremonti – è il messaggio di Bonanni – di dar vita molto presto a una conferenza pubblica nazionale sul fisco. Non si può andare alle elezioni in sei mesi, il sistema Paese andrebbe per aria, gli imprenditori che già stanno fuggendo, fuggirebbero ancora di più”. “Crescere si deve, a questo livello di crescita non si crea occupazione” è l’imperativo di Corrado Passera. “Si mettono a rischio anche conquiste non ancora acquisite definitivamente, come il welfare. Altri Paesi, come la Germania, hanno dimostrato di poter crescere puntando su talune produzioni e tipi di esportazioni”. “Quali le forze che possiamo mettere in campo? – è la domanda del Ceo di Intesa SanPaolo – Abbiamo una serie di unicità alle quali affidarsi nell’era della globalizzazione. Si sono fatte importanti riforme, come quella delle pensioni, che altri non hanno saputo condurre a termine. Quali i presupposti per ricreare una fase positiva di rialzo della crescita? Costruire futuro, rendere possibili le condizioni della crescita sono il primo punto per i programmi della politica”. Sono molte secondo Passera le occasioni perché sistema pubblico e privato lavorino insieme. Gli esempi abbondano: Alitalia, il consolidamento del sistema bancario, la capitalizzazione delle piccole imprese, e sempre si riescono a mobilitare risorse che teoricamente non c’erano. La ricetta? “Innovare nel campo delle relazioni industriali, dei rapporti sindacali, discutendo, concertando, trovando un accordo. Bisogna avere il coraggio di avere grandi responsabilità come quelle che il Meeting chiede di assumersi”.

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