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Il debito complessivo, un indicatore più attendibile per valutare un Paese

da Redazione

Il debito pubblico di un Paese è un problema. Ma il debito privato di un Paese è forse meno dannoso? La cosa è particolarmente rilevante nel caso dell’Italia, che vede uno Stato allegramente indebitato per il 115% del prodotto interno lordo ma ha un elevato tasso di risparmio delle famiglie. Un indicatore sicuramente più attendibile sarebbe quello che prenda in considerazione il debito complessivo.

di Lou Nissart

 

Il debito pubblico di un Paese è un problema. Perché quando è alto (rispetto al pil) fa salire i tassi d’interesse, "affolla fuori" i prenditori privati di credito, può contribuire a trascinare una valuta nella composta. Inoltre se uno Stato ha preso a prestito troppo, rischia il default (ogni riferimento all’Argentina è puramente esemplificativo).

Ma il debito privato di un Paese è forse meno dannoso? In realtà può avere effetti del tutto analoghi. Non è meno pericoloso di quello pubblico: infatti se quel che è fatto è reso, non sempre lo è invece ciò che è dato. E quando i debitori di un Paese risultano essere un rischio maggiore di quanto non si pensasse, i tassi salgono e la valuta può ritrovarsi nel meconio tale e quale che se il debito fosse pubblico.

La cosa è particolarmente rilevante nel caso dell’Italia, che vede uno Stato allegramente indebitato per il 115% del prodotto interno lordo ma ha un elevato tasso di risparmio delle famiglie (che quindi possono finanziare il debito pubblico senza finire nella ratatouille usata) e un basso livello di indebitamento delle famiglie, delle imprese e degli enti finanziari. Il quadro complessivo quindi è nei fatti molto più favorevole di quello exempli gratia della Gran Bretagna, il cui debito globale è quattro volte il pil e che ciò malgrado ha un rating AAA, il top dei top.

Le comparazioni internazionali però si basano solo sul debito pubblico, e sulla situazione di questo si basano organismi come il Fmi o la Bce nel distribuire a destra e a manca le loro raccomandazioni. Questo modo di vedere influenza anche i mercati finanziari.

Ora però le cose cambieranno. Nel vertice di mercoledì dei capi di Stato e di governo della Ue l’Italia è riuscita a ottenere che nelle comunicazioni e nelle decisioni si tenga conto del debito totale e della sua sostenibilità o meno. È un indubbio successo del buonsenso, ma anche dei Paesi che con il nuovo approccio vedono migliorare la propria immagine, come il Belgio e la Polonia. Sarà più difficile, d’ora in poi, che un Paese con fondamentali in realtà non troppo cattivi finisca nel guano sui mercati finanziari perché è alto il suo debito pubblico, e solo quello. Un indubbio risultato.

 

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