Home NotizieSan Marino Tremonti: Caro Valentini ti scrivo così mi distraggo un po’

Tremonti: Caro Valentini ti scrivo così mi distraggo un po’

da Redazione

La nuova lettera di Giulietto Kaiser Tremonti all’omologo sammarinese Pasquale Valentini, appena insediato alla Segreteria alle Finanze, detta l’ennesimo diktat italiano a San Marino. Niente normalizzazione senza nuove (ma ancora fumose) soluzioni tecniche, a partire dallo scambio automatico delle informazioni. La lettera, oggi, sarà discussa dal Congresso di Stato. Con la strada della trasparenza già tracciata e la collaborazione concessa operativamente dal Titano, ci si chiede perché il furbo Tremonti voglia mettere in ginocchio quella che può essere considerata la più grande “impresa” dell’Emilia-Romagna in termini di occupazione, con i suoi 6 mila lavoratori frontalieri.

Il Congresso di Stato che si riunisce oggi avrà al centro dei lavori, soprattutto, la nuova lettera del Ministro alle Finanze italiano Giulio Tremonti, indirizzata al nuovo omologo Pasquale Valentini, appena insediato alla Segreteria di Stato alle Finanze del Titano. Per il momento della lettera è trapelato soltanto qualcosa relativamente ai contenuti: di fatto la soluzione della querelle che tiene in scacco il Titano da mesi sarebbe tutt’altro che vicina ad una soluzione. Anzi, a quanto è trapelato, i nodi da risolvere sono ancora sul tavolo, e dovranno pensarci i tecnici, secondo Tremonti, a partire dallo scambio automatico delle informazioni. È questo il punto su cui Kaiser Tremonti non vuole mollare di un centimetro.
Ma anche in caso arrivi l’ennesima concessione da parte del Titano, che ha già persino fatto più di quanto chiesto da Roma (il prefinanziamento dell’Iva, per esempio, che fra l’altro Assoindustria vorrebbe estendere a tutte le categorie di operatori del Titano proprio per dimostrare la buona volontà e la strada di trasparenza scelta da San Marino), non è detto che l’esclusione dall’imminente black list legata al Decreto Incentivi sia automatica e immediata.
Il Titano, insomma, resta ancora sulla corda, malgrado lo scudo fiscale sia finito, e quindi siano già tornati a casa i capitali che tanta gola facevano al Kaiser assetato di nuove finanze per fare fronte alla crisi, malgrado San Marino sia arrivato a farsi riconoscere “trasparente” e “collaborativo” dagli organismi internazionali (Ocse, Moneyval), malgrado il Titano abbia messo un freno alle cosiddette frodi carosello (che, forse giova ricordarlo, sono fatte in Italia da italiani sfruttando San Marino), malgrado l’antica Repubblica con cui una volta l’Italia aveva “rapporti di buon vicinato” rappresenti ancora la “principale impresa” dell’Emilia-Romagna, con i suoi seimila lavoratori italiani che ogni mattina varcano il confine per lavorare, come frontalieri, nelle aziende di San Marino.

 

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