Home FixingFixing Fitch, Moody’s e S&P: appesi al filo della Trimurti

Fitch, Moody’s e S&P: appesi al filo della Trimurti

da Redazione

PRIMA NOTA, di Paolo Brera. Tre agenzie (private) gestiscono il rating. E hanno in pugno il mondo. E adesso che sotto glio cqualcuno incomincia ad accorgersi che c’è qualcosa che non quadra nel modo in cui Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch hanno gestito l’affaire Grecia (ma non solo…). Queste tre agenzie fanno il bello e il cattivo tempo nell’economia mondiale, come una sorta di Trimurti. Anzi, di Trimurtacci, se ci passate il termine.

Di Paolo Brera

 

La Mafia? Naaaaaah. Phi Beta Kappa? Peggio che andar di notte. La Spectre? Ma no! La vera organizzazione autoreferenziale che fa il bello e il cattivo tempo nell’economia mondiale, ormai è chiaro, sono le tre agenzie internazionali di rating. Che nel loro insieme formano una morsa capace di stritolare una grande impresa o peggio ancora un’intera nazione. Consideriamo i fatti. Quattro mesi fa, la Grecia raccattava denaro sui mercati a buon mercato, un paio di centinaia di punti base in più rispetto all’adamantina Germania. Oggi neanche parlarne. Senza il piano di salvataggio dell’Unione Europea, Atene non troverebbe più neanche un eurocent: lo spread sui bund decennali è così alto da rendere improponibile qualunque emissione. Che cosa è cambiato? La Grecia ha forse visto drammaticamente peggiorare le sue prospettive economiche? La risposta non è poi semplicissima da dare, perché il costo del finanziamento ha ovviamente un peso nell’economia reale. Ma nell’insieme, direi di no. Anzi. I greci, anche se oggi schiamazzano come bambini per avere le caramelle, in questo caso per poter consumare 100 pur producendo 80, hanno accettato l’idea di fare sacrifici per ripristinare l’equilibrio. La situazione dell’economia reale è casomai migliore rispetto a prima. Quello che è successo è che la Trimurtacci composta da Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch ha tagliato il rating della Grecia. E tutti si sono buttati a vendere il debito greco, facendo precipitare i prezzi e impennare i tassi. Il rating è un modo anglosassone di dire “opinione”. Le tre agenzie, tutte e tre americane, sono dell’opinione che gli Stati Uniti siano il massimo dell’affidabilità come debitore (io sono dell’opinione che sia la Cina), e che la Gran Bretagna sia più o meno allo stesso livello, mentre la Grecia in questo momento starebbe peggio del Laos, che è abbastanza in giù nella loro lista. Se uno va a guardare i fatti, la Gran Bretagna è più nei guai della Grecia, perché finanzia a debito non solo il Governo di Sua Maestà ma anche le imprese e i consumatori, e il tutto per tre volte il suo pil. Ma Fitch (o Moody’s, o Standard&Poor’s) è un’agenzia d’onore, e tutti pensano che debba aver ragione. Il potere di questa Trimurtacci però non è una pura questione di opinione. Non più. Ci sono regole precise, ormai, che innescano nei mercati finanziari risposte automatiche. I grandi intermediari, come i fondi d’investimento e i fondi pensione, non possono investire in strumenti al di sotto di un certo rating. Se le agenzie declassano, loro vendono. Anche a costo di svendere. Le banche commerciali, in questi ultimi anni, hanno ricevuto dalle rispettive banche centrali il diritto di ricevere liquidità depositando i titoli in loro possesso, senza bisogno di venderli, e pagando questa liquidità come fosse letame, a tassi d’interesse minori di epsilon. Solo che i titoli devono avere un rating sufficiente, se no cara banca sbattili sul mercato e stai contenta al quia. Il rating glielo dà la solita Trimurtacci. Eppure le tre agenzie sono semplicemente enti privati, con qualche migliaio di dipendenti e alcuni azionisti che alla fine dell’anno si spartiscono gli utili. Gli utili di che? Be’, il rating viene attribuito su sollecitazione degli enti da giudicare, che per essere giudicati pagano fior di dollari e di euro e di pizzedifango del Cambronnistan. Altrimenti, senza rating, nix andare sui mercati finanziari, nessuno ti prende in considerazione. Il sospetto a qualcuno è venuto che, se a pagare è il giudicato, il giudice tenderà a giudicare “con giudizio”. E del resto ci sono stati molti casi in cui fino a venti secondi dopo la bancarotta un’impresa aveva i rating massimi. Le agenzie possono sbagliare, e se sbagliano in un senso, possono sbagliare anche nell’altro. Ma il ribasso di un rating, in questo mondo ultrafinanziarizzato, è spesso una profezia che si autodetermina. Tu tagli il rating, lui non può più finanziarsi al costo di prima, il nuovo costo è troppo alto perché possa farcela. Crac. Per continuare a godere del loro immeritato lustro, le agenzie producono anche rating non sollecitati. E lì possono essere davvero cattivissime. Così fra l’altro l’ente preso di mira magari ci ripensa e commissiona un rating a pagamento. Credere alle agenzie di rating è come credere nell’esistenza di Dracula. Farne la base per la propria politica di investimento è come investire in castelli in aree transilvane dichiarate garlic-free per venderli, appunto, a Dracula. Il potere delle agenzie di rating è assurdo. Il signor Tom Byrne, dirigente dell’agenzia di rating Moody’s, ha recentemente dichiarato che il piano di aiuti da 110 miliardi di euro non può essere una soluzione definitiva per la crisi in Grecia. Secondo Byrne l’interrogativo cruciale è se il Paese sarà in grado di risanare il debito con le manovre del governo, mantenendo coesa la società. Bella scoperta! ci arriverebbe chiunque. Ma i mercati, come dicono in Cina, ascoltano con venerazione qualunque flatus che esca dalle agenzie, e si precipitano ad agire sulla base di essa. E si può giurare che subito dopo questa esternazione del Moodyspensiero si saranno buttati a vendere, vendere, vendere.

Forse potrebbe interessarti anche:

Lascia un commento