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Tagliaferro: BSM vicina all’impresa Il Titano sia la Scozia d’Italia

da Redazione

La Banca di San Marino, uno delle quattro "storiche" del Titano, ha visto in settimana l’approvazione del Bilancio 2009, che dimostra la solidità dell’istituto di Faetano. San Marino Fixing, in distribuzione oggi (e sfogliabile on line nella home page di www.sanmarinofixing.com) ha intervistato il direttore, Vincenzo Tagliaferro. Che spiega come la forza di BSM sia anche data dalla vicinanza al mondo imprenditoriale, e lancia una sorta di provocazione: San Marino diventi la Scozia d’Italia.

Di Loris Pironi

 

L’assemblea degli azionisti della Banca di San Marino domenica scorsa ha approvato il Bilancio 2009. Un bilancio che conferma lo stato di buona salute dello storico istituto di credito, con un risultato di gestione pari a 18,6 milioni di euro (+217,43% rispetto all’anno precedente), con una dotazione di patrimonio (oltre 200 milioni) che ha permesso a BSM di assorbire in maniera più che soddisfacente il colpo dello scudo fiscale, peraltro ormai giunto agli sgoccioli.
“Abbiamo avuto una flessione della raccolta collegata al provvedimento dello scudo fiscale – spiega il Direttore Generale della Banca di San Marino, Vincenzo Tagliaferro – In realtà anno su anno è contenuta, si aggira attorno al 14%, e questo perché nel corso del 2009 c’era stato un incremento della raccolta”.
Quanto è stato scudato in Banca di San Marino?
“Circa 650 milioni di euro, di cui 150 di rimpatri giuridici e il resto sotto forma di rimpatri monetari. Ma ci eravamo preparati per la venuta di tempi più difficili”.
Nel senso che siete riusciti a cogliere gli indicatori di quanto sarebbe successo?
“Già a inizio 2008 la nostra Fondazione, l’Ente Cassa di Faetano (che detiene il 90,13% delle quote della Banca di San Marino, ndr) aveva capito, soprattutto da quanto stava emergendo dal San Marino Forum organizzato con Ambrosetti, che il sistema finanziario sammarinese avrebbe vissuto mesi di profondo cambiamento. E la situazione attuale, nella quale si inserisce anche la scelta dell’istituto di puntare sulla mia persona (Tagliaferro è diventato Direttore di BSM dal 1 settembre 2008, ndr) è la conseguenza di una guida matura, orientata a un modo diverso di fare banca, che ha deciso di puntare sui finanziamenti e non solo sugli investimenti. Un modo di fare banca che ci ha trovati pronti allo scudo, e che ora ci permette di guardare con attenzione all’evoluzione del sistema finanziario sammarinese e anche di contribuire concretamente al rilancio del settore”.
Come avete affrontato il rapporto con i vostri clienti durante la delicata fase dello scudo fiscale?
“Da noi non è stato posto alcun ostacolo a chi ha voluto scudare, e soprattutto non abbiamo fatto alcuna restrizione al credito, favorendo le imprese nostre clienti anche là dove altri hanno dovuto limitare il credito. Una politica questa rivolta soprattutto a quelle imprese che riteniamo virtuose, meritevoli anche in questi tempi di difficoltà”.
Questo, che conferma la storia e la tradizione della Banca di San Marino, può essere un indicatore della vostra politica per il futuro?
“Noi siamo una banca di territorio e del territorio. Di territorio perché il 99% del nostro capitale è detenuto da sammarinesi, e del territorio perché noi siamo e continueremo ad essere vicini ai nostri clienti privati e alle nostre aziende, perché continueremo ad essere strategici alle imprese importanti del territorio. Del resto abbiamo una storia come banca di credito cooperativo a Faetano, una zona agricola che necessitava di sostegno più che la capitale”.
A questo punto è doverosa una piccola parentesi, per spiegare chi è Vincenzo Tagliaferro. L’attuale Direttore generale di Banca di San Marino ha iniziato la carriera come assistente all’Università di Scienza delle Finanze a Napoli, nei primi anni Settanta è entrato al Banco di Roma (poi Banca di Roma) dove ha fatto una lunga e intensa carriera, fino ai vertici nazionali. Nel 2001 viene distaccato alla Direzione Generale del Banco di Sicilia e nel 2003 gli viene affidato un altro delicato compito: quello di rilanciare, come Direttore Generale, la Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana, su segnalazione della Banca d’Italia. E nel 2008, infine, è approdato a San Marino. “Dove mi aveva attirato il progetto presentato dell’Ente Cassa Faetano”, poco prima che iniziassero a soffiare venti cattivi dall’Italia (“Ma non li ho certo portati io”, scherza Tagliaferro). Aggiungiamo che ha anche trovato il tempo per scrivere numerosi libri (uno relativo al marketing delle banche continua a vendere ed è alla quinta ristampa) e a portare avanti la carriera da docente universitario, tra gli altri atenei, anche alla Bocconi di Milano, alla Federico II di Napoli, all’Università di Macerata e attualmente a Parma, dove insegna Analisi dei sistemi finanziari.
Torniamo a parlare del futuro del sistema sammarinese. Che direzione deve prendere a questo punto?
“La prima idea che tutti dobbiamo abbandonare è che il futuro della finanza sammarinese possa ancora essere legato a chi vuole difendere i propri risparmi dalla fiscalità. Questi mesi di difficoltà hanno dimostrato che la forza di San Marino sta nella sua capacità di salvaguardare il risparmio: ora dobbiamo diventare banche, parlo per BSM ma mi riferisco a tutto il sistema, forti nel gestire i finanziamenti come gli investimenti, dobbiamo potenziare la capacità di gestire i prodotti finanziari. Questo in un contesto di relazioni con l’Italia che ci permetta di varcare il confine per vendere prodotti finanziari Made in San Marino. E poi possiamo e dobbiamo essere una banca che aiuta le imprese, in virtù di un progetto finanziario più dinamico e più vicino all’attività gestionale e operativa delle stesse imprese”.
Questo significa che la banca potrebbe anche entrare in qualche modo nel capitale sociale dell’azienda?
“Perché no. Nel sistema britannico questo si chiama mezzanine: sono una sorta di prestiti partecipativi. È un modo non invasivo, questo, per condividere le scelte aziendali. E la banca deve essere vicina all’imprenditore, ma soprattutto deve conoscerlo, studiando soluzioni che vadano nella sua ottica. Cosa che le banche italiane non fanno, continuando a vendere i prodotti che vogliono loro”.
A chiusura, Tagliaferro lancia una provocazione, o più che altro un’immagine ad effetto. “San Marino dovrebbe diventare un po’ la Scozia dell’Italia, un luogo dove un imprenditore che vuole investire può trovare gli strumenti necessari. E nel nostro caso dovrebbe voler venire a San Marino perché ha a disposizione anche una banca che è pronta ad affiancarlo. Questo permetterebbe di creare ricchezza e occupazione per la Repubblica, e nel contempo far prosperare imprese che creano una ricaduta positiva anche sul territorio italiano”.

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