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San Marino, Pasquale Valentini nominato Segretario alle Finanze

da Redazione

Tra "peana e coccodrilli" per Gabriele Gatti, Pasquale Valentini è stato nominato nuovo Segretario di Stato alle Finanze, con 32 voti a favore e 21 contrari. Se tra le fila dell’opposizione tante volte hanno chiesto le dimissioni di Gatti, oggi in Consiglio in tanti si sono chiesti perché le ha date davvero. Ma questi sono i paradossi della politica che celano una preoccupazione: che l’ex Segretario alle Finanze presto torni di nuovo in auge…

Come ampiamente annunciato, Pasquale Valentini è il nuovo Segretario di Stato alle Finanze della Repubblica di San Marino. Il Consiglio Grande e Generale ha ratificato le dimissioni irrevocabili di Gatti e soprattutto la nomina di Pasquale Valentini. Il comma dedicato alle dimissioni è iniziato nella notturna di giovedì ed è proseguito venerdì mattina, con il passaggio di testimone. In aula, Gatti ha ascoltato con un sorriso i “peana e i coccodrilli” che gli sono stati dedicati, senza intervenire. Solo la lettura della lettera di dimissioni alla Reggenza, in cui
Gatti ha denunciato di aver subito negli ultimi tempi "attacchi politici e personali di ogni sorta". Una "gogna mediatica senza precedenti" a cui non ha voluto rispondere. "E anche oggi esco dal governo – riporta in conclusione la lettera – con lo stesso atteggiamento, consapevole che per chi vuole il bene del nostro Paese non è tempo per le polemiche".
Venendo alla votazione di Pasquale Valentini, il segretario politico del Pdcs (a proposito, mantiene ad interim la carica, fino al prossimo congresso scudocrociato) ha incassato 32 voti a favore e i 21 contrari dell’opposizione.
A sintetizzare gli interventi della maggioranza, Gian Carlo Venturini, segretario di Stato per il Territorio, che "come capodelegazione della lista Pdcs, A&l e Eps", ha sottolineato "il senso di responsabilità" dimostrato dall’ex ministro nei confronti del partito e del Patto, "consentendo di trasformare quello che avrebbe potuto essere un momento di divisione e di confusione in un motivo di unità e di determinazione", riconoscendo che "prima di tutto c’e’ un Paese che ha bisogno di un governo, per superare l’attuale momento di difficoltà".
Tra le fila di Ap ed Eps, gli alleati che hanno aperto l’affaire Gatti in maggioranza, l’unico ad intervenire è il capogruppo di Alleanza Popolare, Roberto Giorgetti che si è limitato ad esprimere apprezzamento per il passo compiuto da Gatti, "verso un percorso di rinnovamento e accreditamento della classe politica". E ancora, il capogruppo di Ap ha concluso promuovendo la scelta del successore Valentini.
Dall’altra parte della barricata c’è chi si è limitato a prendere atto delle dimissioni di Gatti, chi ha rimarcato i giudizi poco lusinghieri sul suo operato. Ma soprattutto in pochi credono che le dimissioni rappresentino i chiodi sulla bara politica dell’uomo forte della Democrazia Cristiana sammarinese, che tante volte ha saputo rialzarsi dopo sconfitte che avrebbero steso ogni avversario.
In casa Democratici di Centro, Giovanni Lonfernini pone degli interrogativi sulla tenuta della maggioranza: con le dimissioni di Gatti “Si chiude una verifica interna al Patto che lascia dei segni sul percorso della maggioranza e sui suoi equilibri interni". Fatto quindi "non marginale" che avrà conseguenze. In più il consigliere dei Democratici di centro pone un altro interrogativo: "A fronte degli interventi di maggioranza di oggi rimane inevasa la risposta, perché Gatti è andato a casa?". Infine, rivolge una domanda diretta a chi raccoglie il testimone: "A Valentini chiediamo di collaborare con l’opposizione – manda a dire – presentando per prima cosa un riferimento sullo stato dei conti pubblici e per ricordarci che il Paese rimane in emergenza".
Anche Giuseppe Morganti, consigliere Psd, lamenta la mancanza di risposte sulle cause delle dimissioni. Non crede infatti alla motivazione avanzata nelle settimane scorse, ovvero che Gatti avrebbe potuto essere un ostacolo ai rapporti con l’Italia, "ad oggi peggiorati". Perciò "nel corso del dibattito, sarebbe stato opportuno che la maggioranza avesse fatto chiarezza sui motivi che hanno portato alle dimissioni di Gatti, perché oggi si innesta un problema politico per il Paese". Morganti azzarda una risposta: "E’ forse la necessità di individuare nuovi equilibri politici?". In tal caso, "sarebbe un fatto grave, un ritorno alla vecchia politica di lotta intestina a danno del paese".
Sinistra unita ci va giù ancora più duro. Vanessa Muratori addita Gatti addirittura come “figura simbolo di un’economia parassitaria e truffaldina", mentre di contro Francesca Michelotti spende parole d’elogio, definendolo "un nemico leale", pur non credendo alle motivazioni addotte per giustificare le dimissioni. Ed è proprio Francesca Michelotti che esprime la preoccupazione di tutta l’opposizione per la futura ennesima resurrezione dell’ex Segretario alle Finanze: "Gabriele Gatti è Gabriele Gatti, è sempre pronto a risalire la china e non è certo che non ce la faccia".


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