Home FixingFixing Ormai è Goldman Sucks: ha prodotto danni mondiali

Ormai è Goldman Sucks: ha prodotto danni mondiali

da Redazione

Quando il bilancio di Goldman Sachs si è trovato a pezzi, un anno e mezzo fa, non sono stati affatto cavoli suoi. Il contribuente americano le è corso in aiuto, perché avrebbe trascinato con sé nella polvere l’intera economia. Goldman ha intascato graziosamente il denaro, ha continuato ad operare con i derivati esponendosi agli stessi rischi di prima, e ha guadagnato un subisso di soldi. Ecco perché ora viene gentilmente chiamata Goldman Sucks, ovvero "Goldman fa schifo". Di Paolo Brera.  

di Paolo Brera

 

Il caso Goldman Sachs-John Paulson è difficile da capire in dettaglio. Prima di esprimere un’opinione, cercherò quindi di spiegarlo.
Tutto comincia all’alba dei tempi con qualche mutuo subprime, cioè concesso da una banca a un acquirente che non ha patrimonio e non ha redditi ma vuole comprarsi una casa. È ovvio perfino per l’ultimo degli sciocchi che il mutuo alla fine non sarà ripagato. Allora la banca, per non rimetterci, mette insieme qualche centinaio di questi mutui e su questa base emette obbligazioni dette Residential Mortgage-Backed Securities, abbreviato in “rmbs”. Poi le vende in giro.
Il bello delle rmbs è che il singolo mutuatario sparisce alla vista. La banca che gli ha dato i soldi poteva benissimo accorgersi che andava in giro con le scarpe scalcagnate. Ma una volta che il prestito entra nel nuovo titolo insieme a centinaia di altri, questo non si vede più.
In teoria, combinando un gran numero di rischi il rischio totale si riduce. Se presti a uno che ha una probabilità su due di diventare insolvente, una volta su due puoi anche perdere tutto il tuo prestito. Ma se presti a cento persone, ciascuna con lo stesso rischio, è quasi impossibile che tu perda tutto (la probabilità è inferiore a una su mille miliardi). Con le rmbs l’astuta banca mette insieme i mutui e li vende come obbligazioni. Qualunque prezzo riesca a spuntare oltre la metà del valore nominale è un guadagno.
Il passo dopo è prendere un bel po’ di rmbs e confezionarle in un altro titolo ancora, che si chiama “cdo”, Collateralized Debt Obligation. La nuova emissione è troppo lontana dal sottostante (i singoli mutui) perché altri che Dio onnisciente possa sapere quale sia il rischio. Siccome Dio non risulta abbia mai rivelato informazioni sui singoli strumenti finanziari, l’astuta banca si rivolge a un’agenzia di rating e questa esprime un suo giudizio, motivato da un’attenta lettura dei Tarocchi – che questo fosse il metodo però lo sappiamo solo adesso, fino allo scoppio della bolla le agenzie apparivano poco meno onniscienti del Padreterno. Il titolo a questo punto ha tutte le carte in regola per essere scambiato su un mercato finanziario. Si può comprare e vendere, si può prestare e prendere in prestito, si può vendere allo scoperto.
Entra in gioco Paulson, il quale sa bene che la bolla immobiliare sta per scoppiare e molte emissioni di rmbs valgono zero, perché tutti i mutuatari subprime sono sull’orlo dell’insolvenza. Perciò Paulson chiede a Goldman Sachs di confezionare un cdo con queste rmbs, scegliendo lui stesso le più scalcagnate, e si prepara a giocarci sopra al ribasso. Operare al ribasso vuol dire vendere un titolo senza averlo in portafoglio, per poi comprarlo quando o se il prezzo cala. Se uno fa questo senza conoscere la situazione del titolo può andargli bene come può andargli male. Ma se uno sa che il titolo ha qualche problema e quindi ribasserà comunque, il suo gioco è molto più facile: le vendite allo scoperto non fanno che accentuare la tendenza. Goldman Sachs prepara il cdo sapendo benissimo che Paulson intende giocare al ribasso, e lo vende ad altri operatori senza dirglielo. Questo comportamento è, secondo la Sec (la Consob americana), una violazione dei doveri fiduciari verso i clienti. Di qui l’incriminazione. Goldman Sachs – detta ormai Goldman Sucks, cioè “Goldman fa schifo” – si difende dicendo che l’intermediario che colloca un titolo non ha l’obbligo di rivelare chi opera sul titolo stesso né come: gli acquirenti poi erano investitori sofisticati e dovevano sapere quello che stavano facendo. Erano maggiorenni e vaccinati, se qualcuno ne è uscito col bilancio sfondato sono cavoli suoi.
Il problema è che quando il bilancio di Goldman Sucks si è trovato a pezzi, un anno e mezzo fa, non sono stati affatto cavoli suoi. Il contribuente americano infatti le è subito corso in aiuto, perché era “troppo grossa per fallire”, avrebbe trascinato con sé nella polvere l’intera economia. Goldman Sucks ha intascato graziosamente il denaro, ha continuato ad operare con i derivati esponendosi agli stessi rischi di prima, e ha guadagnato un subisso di soldi. L’utile netto del 2009 è stato di 13,4 miliardi di dollari. La banca di malaffare ha restituito ai contribuenti i 10 miliardi che l’avevano salvata e conta di distribuire favolosi bonus ai suoi manager. Nel frattempo, il mondo tutto intorno si dibatte nella crisi economica causata dalle pratiche tipo quelle di Goldman Sucks.
Il punto è chiarissimo a chiunque non abbia un interesse costituito a negarlo: Goldman Sucks ha danneggiato l’intero pianeta imbrogliando le sue controparti e impadronendosi di un sacco di denaro non suo, che permette ai suoi boss di vivere nel lusso. Che questo comportamento sia o meno definito formalmente come un reato non è troppo rilevante: a essere messa in causa è la struttura stessa dell’economia mondiale, e in particolare quella del settore finanziario, in cui i malviventi si arricchiscono, mentre gli onesti magari non riescono più a vivere.

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