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Passepartout: pronti ad andarcene dal Titano

da Redazione

Quali sono le paure degli imprenditori sammarinesi? E che problemi devono affrontare in questi tempi di difficili rapporti con l’Italia? Anticipiamo alcuni stralci dell’ampio servizio che Fixing, in distribuzione domani, dedica all’argomento. Tra le tante voci spicca quella di Barbara Reffi, Ad di Passepartout, azienda sammarinese leader nel settore dei software gestionali, che annuncia: “Se entriamo in black list ce ne andiamo dal Titano”.

Le imprese sammarinesi non sanno più a che cosa appigliarsi. Chi se la prende con la politica, chi invece deve fare i conti con una concorrenza che approfitta delle difficili situazioni per provare a guadagnare mercato sfruttando le difficoltà di immagine di San Marino. Tutti, nessuno escluso, sperano vivamente che venga scongiurato, in extremis, in qualsiasi modo, l’inserimento nella black list italiana legata all’ormai famigerato Decreto Incentivi.

 

San Marino Fixing è andato a sentire i pareri di alcuni imprenditori, per capire come stanno affrontando questa fase così delicata, con la spada di Damocle del Decreto incentivi appunto, ma anche con tutto il resto: la contrazione dei mercati e i problemi endemici delle imprese del Titano.
Sul numero di Fixing in distribuzione domani (che pubblicheremo integrale sul sito www.sanmarinofixing.com per chi non può recuperare il giornale cartaceo) c’è un caso in particolare che si staglia su tutti. È quello di Passepartout, azienda leader nel settore dei software gestionali, che annuncia di essere pronta ad abbandonare il Titano nel caso in cui l’Italia inserisca San Marino nella black list.

Ecco alcuni stralci del servizio di Fixing.

 

“In questo momento – paventata Barbara Reffi, Amministratore Delegato di Passepartout – noi aziende sammarinesi dipendiamo totalmente da ciò che apparirà sulla famosa lista nera italiana. Siamo realisti, sappiamo che per il momento ci siamo, speriamo di essere tolti. Ma temiamo che a questo punto il Ministro Tremonti non si accontenti delle promesse e voglia vedere i fatti oltre le parole. E noi a questo punto cosa possiamo fare? Aspettare e vedere cosa succede il 21 aprile. Dopo di che, se non ci saranno sorprese positive, non ci resterà altro che fare le valige e andarcene”.

Una boutade o un’ipotesi che state valutando concretamente?

“Aspettiamo di sapere se San Marino sarà inserito in black list, ma noi ci siamo già preparati, siamo pronti a trasferire l’azienda in Italia. Perché se è vero che oltre confine c’è una pressione fiscale maggiore, è anche vero che per pagare le tasse bisogna fare utili, e la cosa non è più così scontata, purtroppo, qui a San Marino. E poi così risolverei anche altri problemi”.

A cosa si riferisce?

“In Italia il costo del lavoro sarà inferiore, e poi potremmo finalmente assumere specialisti senza passare dalla ‘tagliola’. Perché sa, i nostri impiegati sono laureati, e assumere frontalieri laureati è tutt’altro che facile, a San Marino. E così ci troviamo ingessati e in difficoltà ad operare. Non voglio ragionare su chi ha la responsabilità di tutto questo, purtroppo però oggi chi ci rimette è chi rappresenta l’economia reale”.

Simona Michelotti, amministratore unico del gruppo Sit, Presidente della Camera di Commercio, nelle scorse settimane già aveva “esternato”, facendo arrabbiare qualcuno.

“La situazione da allora non è cambiata, e confermo tutto quanto ho detto finora. Stiamo attraversando un momento così difficile che ci si dovrebbe toccare l’animo tra imprenditori e politici, avremmo tutti bisogno di sentirci uniti e invece ci sembra di venire respinti. Alla politica chiediamo di dirci qualcosa per farci sentire tranquilli: in fondo stiamo parlando del futuro del nostro Paese, e non possiamo venire ‘sgridati’ se esprimiamo un sentimento di paura concreta, reale”.

In questa fase c’è anche chi ipotizza di fare le valigie e andarsene.

“Per un italiano è principalmente una questione d’affari: uno al massimo fa i suoi conti e se ne torna a casa, per noi imprenditori sammarinesi invece è anche un discorso di cuore. Ma io penso che gli imprenditori italiani arrivati a San Marino e rimasti qui ad operare finora, se sono stati attirati dalla bassa fiscalità, hanno però anche dimostrato finora di essere grandi imprenditori. Quindi al momento di decidere cosa fare ci penseranno bene, e poi non possono non soffrire come noi per questa situazione. Malgrado tutto però io credo che per le persone serie ci sarà sicuramente la possibilità di continuare, e la giustizia, alla fine, sarà ristabilita”.

 

Domani la versione integrale dell’articolo.
 

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