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Diario della crisi del 5 febbraio 2010

da Redazione

E se tutto girasse, malissimo, veramente intorno alla “jobless recovery”? A una ripresa senza nuove assunzioni, senza lavoro? E quindi a una soluzione della crisi talmente al ribasso da essere comunque devastante e tale da far precipitare il sistema economico internazionale nel double dip, ovvero in una nuova ricaduta dell’economia nella recessione.

La jobless recovery sembrerebbe una contraddizione in termini: storicamente, ogni ripresa ha portato nuovi posti di lavoro. Ma guardate per esempio un dato inaspettato: la crescita inaspettata del 5,7% del Pil Usa nel quarto trimestre del 2009. Non avveniva dal lontano 2004. E’, però, una sorta di balzo a perdere, si potrebbe dire: ha permesso all’economia americana di chiudere il 2009 con un calo del prodotto interno lordo del 2,4%: ma è comunque la più forte contrazione dell’economia dal 1946. E c’è di più: il 3,3% è dovuto alla crescita delle scorte di magazzino e solo il 2,4% e’ trainato dall’incremento della domanda di consumo. Non a caso la spesa per consumi a dicembre è salita di un misero 0,2% su base mensile. E se è noto che i consumi rappresentano da soli i due terzi del PIL USA… Insomma, le scorte di magazzino sono un fatto occasionale, non trascinano occupazione, e soprattutto non vi è attesa di crescita delle vendite e successivamente dei consumi. Nel 2011 ci potrebbe essere addirittura il rischio del verificarsi dello scenario del double dip, una nuova ricaduta dell’economia Usa in recessione. Dalla Spagna, già da parecchio ex-ex tigre iberica, un altro dato spaventoso: secondo Bloomberg, sale ancora il numero di disoccupati in Spagna e raggiunge i 4 milioni, il livello massimo dal 1996, data di inizio delle serie storiche. I sussidi di disoccupazione sono cresciuti di quasi 125.000 unità a gennaio 2010, +3,1% rispetto a dicembre e +21,6% rispetto al gennaio del 2009. Il tasso di disoccupazione in Spagna è il più alto nell’area dell’euro e a dicembre si è attestato al 19,5%.

Saverio Mercadante

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