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La magia del nord che scalda i cuori

da Redazione

La scrittrice Simona B. Lenic intervista Emilia Lodigiani, fondatrice della casa editrice Iperborea. La letteratura nordica? “Nasce dalle saghe, ricerca le radici”. E ha un’anima verde. Alla scoperta dei maestri della letteratura provenienti dalla Scandinavia e dall’Islanda: quanti personaggi stravaganti che covano nel proprio cuore una grande forza avventurosa.

Autori che ci ricordano che la libertà è una conquista che ha dei costi. Libri che ci dicono sognate ma non dimenticatevi di agire per realizzare i vostri sogni. Questa è la letteratura scandinava. Ed è così che me l’ha raccontata in un’intervista Emilia Lodigiani, fondatrice della casa editrice Iperborea, che si dedica in maniera straordinaria a questa narrativa.
 

Come è nata l’idea di creare una casa editrice “dedicata” alla letteratura del Nord Europa?
“L’idea è nata 23 anni fa da una passione personale. Ho avuto un primo approccio con la letteratura medievale del nord Europa, attraverso lo studio di Tolkien su cui avevo scritto un saggio ("Invito alla lettura di Tolkien" Mursia, nda). Poi ho avuto un vero e proprio colpo di fulmine per Karen Blixen, che pur essendo danese scriveva in inglese e riuscivo quindi a leggerla. In quegli anni vivevo a Parigi e ho cominciato a cercare autori nordici nelle librerie, fino a scoprire la Bibliothèque Nordique di Saint-Geneviève specializzata in questa letteratura. Quando sono tornata in Italia ho però scoperto con dispiacere che gli autori nordici contemporanei non erano pubblicati e i classici erano quasi introvabili. Così nel 1987 ho partecipato alla Fiera di Francoforte con un progetto che prevedeva la pubblicazione di dieci dei più grandi autori nordici: non solo me li hanno concessi ma sono stati felici che qualcuno finalmente si interessasse a loro seriamente”.
 

Quali sono le peculiarità della narrativa proveniente da questi paesi?
“Ogni libro e ogni autore ha una sua storia. È però possibile cogliere alcune caratteristiche tipiche della letteratura del Nord Europea. Innanzitutto una grande fiducia nella narrazione, che ha una doppia origine: le saghe, ancora oggi vive e conosciute nei paesi scandinavi, tanto che in Islanda bambini giocano a Eric il Rosso; e la Bibbia, che in molti paesi è stato il primo esempio di narrativa. È spesso presente anche il tema ecologico: in nord Europa le persone vivono in mezzo a una natura forte e violenta, a cui si deve rispetto ma verso cui si prova anche un profondo senso di appartenenza. Ritroviamo inoltre l’importanza della storia, come ricerca delle proprie radici. E anche l’aspetto sociale, perché non dimentichiamoci che si tratta di paesi che hanno realizzato l’eguaglianza sociale e hanno raggiunto la parità uomo-donna un secolo prima di noi”.
 

Nei vostri libri non mancano nemmeno personaggi paradossali.
“Questo ha una triplice causa. Primo, uno dei difetti della società nordica è il pericolo di grande conformismo, non è un caso che gli intellettuali si oppongano alla società proprio per fuggire all’uniformità diventando spesso esseri estremi, capaci di creare a loro volta personaggi un po’ fuori. Il secondo motivo è da ricercare nell’alcool che è una frequente valvola di sfogo alla cappa di controllo personale, sociale e religioso che vige in questi paesi. Infine, influiscono anche i miei gusti personali, in quanto a me piacciono molto questi personaggi un po’ folli”.

Quali sono i libri adatti per iniziare un viaggio nella narrativa nord europea?
“Consiglierei i libri che hanno ottenuto un seguito di pubblico più vasto. L’anno della lepre di Arto Paasilinna, che racconta un viaggio attraverso la Finlandia in cui si incontrano tutti i gruppi sociali scandinavi. Un altro libro è La vera storia del pirata Long John Silver di Bjorn Larsson, in cui nonostante la trama avventurosa è forte l’approccio etico. Qui la libertà viene descritta come una conquista che ha dei costi e questo nella letteratura nordica è un passaggio molto importante: la realizzazione dei sogni è un lavoro faticoso, che comporta anche negoziazioni, ma che alza il livello umano dell’essere”.
 

Quali sono i capolavori che un lettore non dovrebbe perdersi?
“I libri che amo sono davvero tantissimi. “L’oratorio di Natale” di Goran Tunstrom, “Scrittura cuneiforme” e “La casa della moschea” di Kader Abdolah e “Il medico di corte” di Per Olov Enquist. Ci sono però anche giovani davvero molto interessanti come Johan Arstad, autore di “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?” un libro che è piaciuto moltissimo a Paolo Giordano (Premio Strega per “La solitudine dei numeri primi” nda). Inoltre da quest’anno abbiamo inaugurato una collana dedicata ai gialli, a cui oggi si dedicano tantissimi autori per descrivere le difficoltà del nostro tempo ”.
 

Le lingue del nord Europa sembrano particolarmente difficili e poco diffuse, come viene affrontato il problema della traduzione?
“In una casa editrice che pubblica solo libri tradotti da altre lingue deve esserci una cura spasmodica per la traduzione. In alcune lingue, come lo svedese, ci sono tanti e bravi traduttori, mentre per il finlandese e l’islandese non ce ne sono più di due o tre e questo comporta che ci siano pochi libri tradotti da queste lingue. Però in realtà, fatta eccezione per il finlandese, le lingue scandinave non sono così difficili: per chi conosce bene inglese e tedesco sono piuttosto facili da imparare. È però importante sottolineare che sono lingue piuttosto povere di vocaboli quindi la traduzione in italiano comporta un lavoro di ampliamento del vocabolario, anche perché mentre la letteratura scandinava non ha paura della ripetizione, da noi non è ammessa”.

Simona B. Lenic

www.simonalenic.it

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