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Partito Democratico scoppia la lite

da Redazione

Ciampi ha lasciato il segno: l’inno nazionale, prima di tutto. Così anche l’attesa convention del PD, andata in scena domenica a Roma, si è aperta con “Fratelli d’Italia”. Poi però – tra D’Alema e Franceschini – è scoppiata la lite.

Sulle note di Mameli, coi tre candidati a fare karaoke sul “siam pronti alla morte”. L’Hotel Marriott – zona aeroporto di Roma – ha fatto da cornice, domenica sera, alla convention del PD, con un occhio all’attualità: i soldati italiani uccisi in Afghanistan e i morti sotto la frana di Messina, celebrati cumulativamente con un minuto di silenzio. Subito dopo arriva la lettura dei “messaggi dall’aldilà”, come li definisce un irriverente bersaniano: il lungo saluto di Romano Prodi e lo stringatissimo telegramma di auguri di Walter Veltroni, i fondatori assenti. Il primo viene dato in Cina, il secondo da Fabio Fazio per presentare il suo libro in tv. Niente messaggi da Francesco Rutelli, assente per una diplomatica influenza. Quando iniziano gli interventi dei tre candidati la platea tira un sospiro di sollievo. Mancano due settimane alle primarie, cui Pierluigi Bersani si presenta in pole position, forte dell’ampia vittoria tra gli iscritti. E però, a sorpresa, alla convention trionfa per applausi lo sconfitto Dario Franceschini. E dopo le standing ovation e i cori di “Dario-Dario”, il fronte franceschiniano annuncia che la rimonta è possibile. Anzi, probabile. Sarà che il sobrio Bersani ha sottovalutato l’importanza della claque e ha usato troppo understatement, o che il furbo Franceschini ha capito da tempo che l’antiberlusconismo a tinte forti (condito da una buona spruzzata di antidalemismo) è il miglior Viagra per l’applausometro. Fatto sta che chi era entrato papa, è uscito dalla convention Pd ancora cardinale. E che, a giudicare dalla faccia e dalle prime dichiarazioni, Massimo D’Alema era nero: in prima fila, si è limitato a stringere le labbra. Solo il giorno prima era stato lui a dire di “non sapere” se gli iscritti accetterebbero un risultato che ribalti la vittoria di Bersani. Non replica, se non per annunciare ai giornalisti che ora lavorerà “con ulteriore motivazione” per il suo candidato. Ma dai dalemiani parte una raffica di dichiarazioni anti-Franceschini: “Bersani ha parlato al Paese proponendo un’alternativa di governo, Franceschini ha fatto un comizio”, attacca Gianni Pittella. “Dario? Ottimo intervento, se fosse candidato alla segreteria di Italia dei Valori al posto di Di Pietro”, infierisce Fabrizio Morri, «un crescendo rossiniano di antiberlusconismo. Ma non credo basti a vincere le primarie, e ancor meno le elezioni». Nicola Latorre è tranchant: “Fossi in Berlusconi, manderei i miei a votare per Franceschini alle primarie: con lui continua a vincere tranquillo”.

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