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Lodo Alfano, attesa per il verdetto

da Redazione

È terminata l’udienza pubblica della Corte costituzionale, chiamata a decidere della costituzionalità o meno del Lodo Alfano, che congela i processi a carico delle prime quattro cariche dello Stato. Fiduciosi gli avvocati del Premier, Palazzo della Consulta “invaso” dai media di tutto il Mondo. Forse già oggi il verdetto.

E’ terminata l’udienza pubblica della Corte costituzionale, che ha avviato oggi il dibattimento sulla costituzionalità del cosiddetto lodo Alfano. Davanti alla Corte, riunita nel suo plenum, ieri mattina è toccato agli avvocati di Silvio Berlusconi prendere la parola.
Niccolò Ghedini, Gaetano Pecorella e Piero Longo hanno ribadito la difesa fatta della norma negli ultimi mesi, assicurandone la costituzionalità.
L’avvocato dello Stato Glauco Nori, che ha parlato per conto della presidenza del Consiglio, ha sottolineato come la "ratio della norma + quella di risolvere un possibile conflitto tra le funzioni di governo e il diritto di difesa". Per Nori si tratta di un problema "reale" e si è chiesto: "Come si fa a dire che non ci fosse l’opportunità di un intervento?". Nori, poi, è tornato sul vespaio di polemiche suscitate dalla sua memoria difensiva in cui ventilava il rischio di dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel caso il lodo Alfano venisse bocciato (VEDI ARTICOLO CORRELATO): "Quando ho parlato di danni irreparabili ho sentito ricostruzioni fantasiose. I danni irreparabili – ha sostenuto – sono quelli che deriverebbero dal trascurare le funzioni di governo: per fare un esempio basterebbe pensare agli impegni europei del presidente del Consiglio".
Nori, che è stato l’ultimo a prendere la parola, ha concluso: "Rimproverarmi un condizionamento della Corte è alquanto singolare. Ed è singolare che provenga da chi, prima ancora del vostro giudizio – ha detto rivolto alla Consulta – ha già giudicato la norma incostituzionale". Il suo ruolo in quanto avvocato di Stato, ha sottolineato Nori, è quello di "difendere la norma come prodotto del Parlamento. Lo Stato ha il diritto di difendere il lavoro del Parlamento".
La decisione potrebbe arrivare già oggi oppure, in alternativa, tra un paio di settimane: cinque giudici della Corte (tra cui il presidente Amirante e il relatore Gallo) partiranno infatti giovedì per un precedente impegno a Lisbona con i colleghi delle Corti portoghese e spagnola. È sufficiente che anche un solo giudice chieda l’aggiornamento della camera di consiglio per una ripresa dei lavori, a partire dalla settimana che inizia il 19 ottobre.

CONSULTA SOTTO I RIFLETTORI
La sala gialla del Palazzo della Consulta ieri era affollata sin dalla prima mattina. Operatori dell’informazione, italiani e di tutto il resto del mondo, si accalcano. Tanto che gli uffici sono costretti ad allestire un collegamento video interno, per permettere a tutti di seguire l’udienza pubblica della Corte.
La Consulta è al plenum, con tutti e 15 i giudici. Dopo l’apertura dell’udienza, il presidente della Corte, Francesco Amirante, ha dato la parola al giudice relatore, Franco Gallo, per riassumere i motivi dei ricorsi contro il lodo Alfano.
Si dice ottimista il deputato Gaetano Pecorella, avvocato di Silvio Berlusconi: "Ci aspettiamo che la Consulta decida con grande serenità, dimenticando le questioni politiche. Credo che la decisione arriverà nei prossimi giorni. Meglio non fare previsioni, ma siamo fiduciosi".
Dall’altra parte il presidente dei costituzionalisti, il professor Alessandro Pace, era pronto a parlare a nome della Procura di Milano. Dopo aver sospeso l’udienza pubblica ed essersi riunita in camera di consiglio, la Consulta ha deciso di rigettare l’intervento della Procura di Milano perché considerata parte non titolata ad intervenire nel giudizio costituzionale.

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