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Addio a Giugni, padre dello statuto dei lavoratori

da Redazione

È scomparso a Roma all’età di 82 anni Gino Giugni, padre dello Statuto dei Lavoratori. Gambizzato dalle Br nel 1993, fu il primo giuslavorista colpito dai terroristi. Cordoglio unanime dal mondo della politica e delle associazioni.

E’ morto a Roma, a 82 anni, Gino Giugni, il padre dello storico Statuto dei Lavoratori. Gravemente malato da tempo, è deceduto nel sonno. L’appellativo di padre dello Statuto gli derivò dal ruolo che svolse nel 1969: capo ufficio legislativo del ministro del Lavoro Giacomo Brodolini, ricevette, infatti, da lui il compito di presiedere la commissione di esperti che doveva redigere sotto forma di disegno di legge uno statuto dei diritti dei lavoratori nell’impresa. Tra le tappe significative della sua biografia, quella del gennaio del 1983, quando collaborò con il ministro del Lavoro Vincenzo Scotti alla stesura del patto governo-sindacati-imprenditori volto al controllo dell’inflazione: il primo accordo formale tripartito cui seguirono, tra gli altri, il ben noto accordo del luglio ’93. Un ruolo che a Gino Giugni costò caro: fu il primo giuslavorista colpito dalle Brigate Rosse che lo gambizzarono il 3 maggio di quell’anno.
Unanime il cordoglio del mondo politico per la sua scomparsa, a partire dal capo dello Stato.
”Gino Giugni, al quale sono stato legato da una larga comunanza di idee e da una schietta amicizia personale, resta esempio di appassionata dedizione allo Stato democratico e di assoluta coerenza e integrità” ha affermato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato alla famiglia.
”Partecipo con profonda commozione al cordoglio del mondo della cultura, del mondo del lavoro e delle istituzioni – prosegue il capo dello Stato – per la scomparsa di Gino Giugni. E’ stato uno studioso di altissimo livello, riconosciuto ispiratore di una moderna scuola di diritto del lavoro, e allo stesso tempo è stato, ancor prima di approdare in Parlamento e al governo, promotore di una legislazione sociale avanzata culminata nello Statuto dei diritti dei Lavoratori. Pagò il suo impegno democratico con la vile aggressione del terrorismo brigatista che colpì gravemente il suo fisico. Gino Giugni – conclude Napolitano – al quale sono stato legato da una larga comunanza di idee e da una schietta amicizia personale, resta esempio di appassionata dedizione allo Stato democratico e di assoluta coerenza e integrità. Sono vicino con affetto al dolore dei familiari”.
Ne ricorda ”la figura di autorevole studioso, e il ruolo, costantemente orientato a promuovere lo sviluppo di forme più avanzate di tutela dei lavoratori” il presidente della Camera, Gianfranco Fini. ”Uno tra i più grandi conoscitori del diritto del lavoro in Italia" che ”lascia un vuoto di equilibrio e sapere" scrive il presidente del Senato, Renato Schifani.
E cordoglio ha espresso anche il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. "Giugni lascia un grande vuoto perché è stato il protagonista dello sviluppo sociale dal Dopoguerra ad oggi” ha dichiarato Sacconi annunciando che la figura del giuslavorista sarà ricordata con una serie di iniziative. Non solo. Il ministro intende infatti dedicargli, ”come già fatto per Marco Biagi, una delle sedi del ministero del Lavoro".
”Se ne va un vero riformista", un uomo ”attento e acutissimo capace di non perdere mai di vista i cambiamenti nel mondo del lavoro, equilibrato e coraggioso” rimarca il segretario del Pd, Dario Franceschini. E "profondamente addolorato” si è detto Massimo D’Alema per la scomparsa di ”un amico, un compagno, un protagonista del riformismo italiano e dell’affermazione dei diritti dei lavoratori. E’ una perdita per il mondo del lavoro e per tutto il Paese".
"A Gino Giugni si legano pagine molto importanti nella storia del lavoro e delle istituzioni italiane – ha evidenziato Pier Ferdinando Casini – Per questo l’Italia gli deve gratitudine. A chi, come noi, ha avuto modo di conoscerne le qualità umane il suo ricordo rimarrà impresso come simbolo delle persone per bene".
Cordoglio anche dal mondo sindacale. ”Profondo dolore” per la Cgil dal segretario generale, Gugliemo Epifani, per il quale Giugni è stato ”un vero riformatore, un intellettuale di altissimo profilo” che ”ha pagato duramente il proprio impegno riformista e democratico con l’aggressione del terrorismo brigatista. La morte di Giugni – conclude il segretario della Cgil – è una grave perdita per il sindacato, per il mondo del lavoro e per tutto il Paese”.
”Una persona cui dobbiamo molto e che voglio ricordare con grande forza", ha sottolineato il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ”un socialista che stava dalla parte dei lavoratori e che ha speso tutta la sua vita per difendere i diritti delle persone che lavorano" il ricordo di Luigi Angeletti, leader della Uil.
”Una persona straordinaria che ha contribuito al dibattito sulla cultura del lavoro” sono state le parole di Emma Marcegaglia, leader di Confindustria. ”Ho un ricordo affezionato – dice – e di riconoscenza per tutto quello che ha fatto".
 

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