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Dimissioni Berlusconi se decade il Lodo Alfano

da Redazione

“Gravi danni alle funzioni elettive” se il Lodo Alfano venisse bocciato. Lo afferma l’Avvocatura generale dello Stato, che per conto della Presidenza dei ministri difende la ratio della Legge. La memoria difensiva sarà la chiave di volta dell’udienza della Corte Costituzionale il 6 ottobre.

Berlusconi rischia le dimissioni da Capo del Governo. Questo potrebbe accadere se la Corte Costituzionale dovesse bocciare il cosidetto "Lodo Alfano" la legge, approvata la scorsa estate che prevede lo stop ai processi per le 4 più alte cariche dello Stato.
Secondo l’Avvocatura generale dello Stato, che per conto della Presidenza del Consiglio difende la "ratio" della legge, nel caso il lodo Alfano venisse cancellato, “ci sarebbero danni a funzioni elettive, che non potrebbero essere esercitate con l’impegno dovuto, quando non si arrivi addirittura alle dimissioni. In ogni caso con danni in gran parte irreparabili”.
E’ l’avvocato dello Stato Glauco Nori che ha redatto la memoria difensiva – 21 paginette che l’Ansa sostiene di avere in possesso – depositata presso la cancelleria della Corte Costituzionale. All’udienza non manca molto: è stata fissata, infatti, per il prossimo 6 ottobre.
Secondo questa memoria il Lodo Alfano sarebbe “ragionevole” perché in grado di coordinare “l’interesse personale dell’imputato a difendersi a giudizio” e quello “generale oltre che personale, all’esercizio efficiente delle funzioni pubbliche” del Premier Berlusconi. L’avvocato Nori sostiene che la legge è “non solo legittima ma addirittura dovuta”. E rievoca lo spettro di ciò che accadde all’ex Presidente della Repubblica Giovanni Leone, travolto dalle polemiche sullo scandalo Lockheed e costretto a dimettersi: talvolta infatti, sostiene ancora Nori, basta la sola minaccia di un procedimento penale a costringere alle dimissioni prima che intervenga una sentenza, “ed anche quando i sospetti diffusi presso la pubblica opinione si sono dimostrati infondati”. Senza contare che i tempi burocratici della giustizia sono solitamente superiori a quelli di una legislatura politica e che la copertura mediatica del processo sovresporrebbe il Premier – e le altre tre più alte cariche dello Stato – al rischio di subire i danni di un tale processo, colpevole o innocente che sia, alla fine.
L’appuntamento del 6 ottobre diventa dunque fondamentale: dalla decisione dei giudici costituzionali deriverà la ripresa o meno dei due processi in cui il Premier è imputato a Milano (il caso Mills e quello sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv di Mediaset) e il procedimento aperto a Roma in cui Berlusconi è indagato per istigazione alla corruzione di alcuni senatori eletti all’estero nella scorsa legislatura.
 

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